di Alessandro Maran
“Sui nostri schermi, un dittatore sanguinario e criminale di guerra ha ricevuto un’accoglienza regale nella terra dei liberi, mentre i suoi droni d’attacco si dirigevano verso le nostre città. Alla vigilia dell’incontro in Alaska, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di volere un ‘cessate il fuoco oggi’ e che il suo omologo russo Vladimir Putin avrebbe dovuto affrontare ‘gravi conseguenze’ se non l’avesse fatto. Tuttavia, dopo un incontro a porte chiuse di due ore e mezza, Trump e Putin sono usciti per condividere… nulla. Sono stati fatti ‘progressi’ e si è raggiunta una certa ‘intesa’, ma i due non sono giunti a un accordo sul ‘punto più significativo’: l’Ucraina, ovviamente”.
Trump non ha ottenuto quel che voleva, prosegue l’editoriale. “E Putin? Certo che sì. Dal momento in cui è sceso dall’aereo sul suolo statunitense, il dittatore russo era raggiante. Non più un paria internazionale, stava finalmente venendo accettato – e rispettato – del leader del mondo libero. Il predecessore di Trump una volta definì Putin un assassino; Trump gli ha offerto un benvenuto da re. Trump ha accolto Putin con un tappeto rosso, calorose strette di mano, un sorvolo dei bombardieri statunitensi e un giro in limousine sul sedile posteriore. Questa dimostrazione di cordialità è in netto contrasto con l’accoglienza ostile riservata da Trump al presidente ucraino Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale sei mesi fa. Il presidente ucraino ha subito una pubblica umiliazione. Quello russo è stato viziato. Entrambi gli episodi sono stati vergognosi”.
“Trump sembrava credere davvero che un incontro caloroso avrebbe potuto placare Putin e rendere più probabile un cessate il fuoco. Ma c’è una lezione che Trump non ha ancora imparato: il leader russo non fa accordi, prende. Prende ciò che gli viene offerto, e poi prende ancora e continua a prendere finché non viene fermato con la forza. Questa è l’arte russa dell’accordo. Trump non riesce a capire che Putin non è un transazionale riguardo all’Ucraina: il suo atteggiamento è messianico. Vuole l’Ucraina per la Russia, punto. Per Putin e la sua cerchia ristretta, l’indipendenza dell’Ucraina è un incidente, e stanno correggendo la situazione. La delegazione russa non ha fatto alcuno sforzo per nascondere la presa in giro dei colloqui. Il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov è arrivato in Alaska indossando una felpa dell’URSS, affermando senza mezzi termini le pretese della Russia sull’Ucraina. I giornalisti del Cremlino hanno scritto di come gli sia stato servito del pollo alla Kyiv sull’aereo governativo diretto in Alaska, un indizio non troppo sottile che l’Ucraina fosse ‘cotta’. È evidente che i russi non hanno mai preso sul serio i ‘colloqui di pace’.
E c’era un’altra ragione dietro il sorriso di Putin in Alaska, osserva la redazione del giornale online ucraino. “Il dittatore russo si stava compiacendo di quanto l’incontro fosse stato destabilizzante per tutti gli alleati degli Stati Uniti, ben oltre l’Ucraina. Ciò ha inviato un segnale sconcertante agli spettatori oltreoceano. E strategicamente, indebolire l’alleanza transatlantica è un obiettivo russo ancora più importante che prendere il controllo dell’Ucraina. Putin torna dal vertice dell’Alaska con una vittoria, ma non con quella vittoria schiacciante che avrebbe potuto ottenere. Se i due presidenti non sono riusciti a raggiungere un accordo, significa che, nonostante tutta l’amicizia dimostrata, Trump non ha approvato le assurde richieste della Russia sull’Ucraina: richieste che equivalgono alla capitolazione di Kiev. Trump ha detto che spera di rivedere presto Putin. Se il presidente degli Stati Uniti non vuole affidare anche il prossimo incontro alla Russia, deve permettere all’Ucraina di sedersi al tavolo. E deve posizionarsi come alleato dell’Ucraina, non come arbitro tra due fazioni in lotta. Solo allora potremmo evitare un’altra scena in cui il leader del mondo libero asseconda un dittatore sanguinario, in nome di 340 milioni di americani. Dopotutto, gli accordi con la Russia non durano a lungo. Ma le immagini delle guardie d’onore militari statunitensi inginocchiate per stendere il tappeto rosso per un assassino? Quelle dureranno. E nessuno ricorderà questo incontro più a lungo, o in modo più vivido, degli ucraini”.
Eppure, come scrive
The Economist, la vera intesa segreta tra Donald Trump e Vladimir Putin potrebbe essere perfino “più spaventosa di quanto i loro critici sospettino”. “Con l’Ucraina esclusa”, ha scritto infatti Damien Cave ieri sul
New York Times, “il vertice ha già riacceso la discussione su ciò che, secondo alcuni studiosi, Putin e Trump sembrano in qualche modo condividere: una mentalità imperiale”. Cave evoca l’arroganza degli imperi del passato che si incontravano per spartirsi il mondo decidendo il destino di popoli non rappresentati (
https://www.nytimes.com/…/trump-putin-summit-imperial.html)
Secondo
The Economist, Trump non vuole realmente salvaguardare l’indipendenza o l’integrità territoriale dell’Ucraina. Sebbene il presidente degli Stati Uniti abbia affermato di voler porre fine allo spargimento di sangue, la rivista teme che Trump sia più incline alla logica della ragione del più forte. Trump “sembra prevedere una fine della guerra in Ucraina che assegnerebbe anche nuovi territori alla Russia”, scrive la rivista. “È così che le persone ‘accorte’ come Trump e Putin credono che il mondo funzioni davvero, o che dovrebbe funzionare: non secondo regole inventate da diplomatici in pantaloni a righe per preservare un ordine internazionale, ma in ossequio al potere esercitato da grandi uomini. Un mondo ostaggio di questa teoria potrebbe essere l’eredità della loro vera collusione” (
https://www.economist.com/…/the-real-collusion-between…).
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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