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Anche a Venezia va in scena la banale indignazione della sinistra antisemita

Cataldo Intrieri lunedì 8 Settembre 2025
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di Cataldo Intrieri

 

La voce dellautorevole inviata di Repubblica a Venezia vibra di malcelato sdegno nellannunciare che incredibilmente il primo premio è andato al film dellamericano Jim Jarmusch (Akron, Ohio) e che lo struggente, tragico film algerino, della regista Ben Hania sulla uccisione della piccola Hind Rajab , ad opera dei criminali dellesercito israeliano a Gaza si è dovuto accontentare “ solo” del Leone dargento.

Nella sua banalità apparente lindignazione diffusa oggi presso critici e giornali di sinistra per lesito dellottantaduesima rassegna cinematografica veneziana è rappresentativa delle ipocrisie e dei ritardi culturali dellopinione pubblica progressista su tutta la vicenda medio-orientale e del sentimento di intolleranza ottusa verso chi osa dissentire.

Una premessa innanzitutto: come nella migliore tradizione del Togliatti di Rinascita che scomunicava Vittorini oggi si procede allabbattimento del fragile piedistallo su cui si ergeva Jarmusch noiosissimo registra americano finto-alternativo ed assai piacione.

Chi ha buona memoria ricorda le critiche entusiaste (oggi goffamente ed imbarazzantemente rinnegate) verso i suoi film di metà anni 80, in elegante bianco/nero, privi di ogni trama logica, con illustri partecipazioni dei migliori esponenti della cultura alternativa, da Tom Waits a John Lurie per non dire di Roberto Benigni e relativa comparsata della immancabile Nicoletta Braschi in certi film che non si vedeva lora terminassero.

Eppure il maestro piaceva in opposizione al fascistissimo Clint Eastwood che solo qualche eccentrico preferiva.

Oggi il suo ultimo film ad episodi Father, mother, sister &brother viene invece unanimemente stroncato come operina fragile ed inconsistente (Mereghetti, Anselmi), neanche i suoi predecessori fossero esempio di chissà quale potente ideazione. 

Jarmusch è sempre stato un “regista carino”, ben vestito, bella presenza autoriale ed eleganza formale   classico prodotto furbo per pubblico engagé

Oggi semplicemente la stessa eletta audience ritiene doversi spendere per un diverso genere di impegno per cui lex idolo di ieri è un fastidioso inciampo, anzi lennesima subdola vittoria del capitale sionista dietro la casa produttrice. Per giustificarsi lo sventurato ha ritenuto di dover annunciare al mondo sbigottito che egli vieterà le proiezioni in Israele (già immaginavamo le file ai kibbutz).

Lintolleranza ed il fastidio hanno colpito Maria Rosa Mancuso, critica de Il Foglio, che come Fantozzi di fronte alla Corazzata Potemkin ha eccepito che il film non fosse granché e che per fare grande cinema non basta far piangere.

Jarmusch dal canto suo ha sottolineato che per fare politica con un film non sia necessario trattarne. I pareri sono tutti legittimi ed il tempo dirà se il film algerino avrà la sostanza di Roma città aperta (etica da CNL) o de La battaglia di Algeri (epica terzomondista).

Sfugge a molti il ridicolo di questa storia che invece, e purtroppo, scaturisce da una tragedia vera e sembra annunciarne di peggiori.

Giungono notizie delle cacciate di artisti e scrittori ebrei a Napoli, Becancon ed Edimburgo.

Un film che mostrava immagini e voci del massacro del 7 ottobre è stato respinto a Toronto.

La voce delle donne stuprate e dei bimbi ebrei sgozzati da Hamas tace: essi non hanno cittadinanza e diritto alla parola. 

Solo Ernesto Galli Della Loggia ha il coraggio di porre qualche interrogativo che la sinistra riformista ha lobbligo di raccogliere.

Uno sopra tutto: oltre la maledizione su Israele ed il diffuso anti-semitismo che essa cela cosa propongono i fautori della causa palestinese?

Cosa intendono per patria palestinese: la rigorosa applicazione della risoluzione 181 dellONU del 47 (e certamente di tutte quelle contro gli insediamenti abusivi di coloni) e dei patti di Oslo per cui morì Isaak Rabin che strinse la mano ad Arafat e mai ritirò la parola, oppure ununica terra per i palestinesi “dal fiume al mare” e cioè lestinzione dello Stato dIsraele ?

Dico questo perché non più tardi di qualche giorno fa un filosofo dellateneo napoletano sosteneva che meglio avrebbero fatto gli ebrei ad accontentarsi di una “diaspora garantita” (forse con una polizza)

Ecco, questi sono i termini reali della questione: Galli Della Loggia non sia solo e la sinistra riformista parli.

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