di Alessandro Maran
Il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre significa una cosa sola in America: il giorno delle elezioni, scrive Stephen Collinson nella sua newsletter “Meanwhile in America”.
In Virginia e nel New Jersey, votare per i nuovi governatori è sempre visto come un referendum anticipato sul nuovo presidente. I sondaggi mostrano che i Democratici sono favoriti in entrambi gli stati. “In Virginia – scrive il reporter di
CNN Politics -, Abigail Spanberger, ex agente della CIA, sta cercando di riprendersi la residenza del governatore, sottraendola al partito repubblicano, in uno Stato che è stato una roccaforte democratica nelle recenti elezioni presidenziali. Sia lei che la candidata democratica nel New Jersey, Mikie Sherrill, ex pilota di elicotteri della Marina, sono all’avanguardia di una nuova ondata di leader donne centriste che il loro partito spera di riportare al potere. Qualunque cosa accada, che provenga dagli elettori stanchi di un governatore democratico impopolare nel Garden State o da quelli stanchi di Trump, la corsa di Sherrill sarà un appello al cambiamento”.
Nel frattempo, il presidente è in trepidante attesa della corsa a sindaco di New York, che offre ai Democratici un altro potenziale modello per reinventare il partito, scrive Collinson. “Zohran Mamdani, astro nascente della politica ultra-progressista, nato in Uganda e socialista democratico, è il favorito. Arrivato praticamente dal nulla, e propone autobus gratuiti, assistenza all’infanzia universale e supermercati pubblici che, secondo i suoi rivali, la città non può permettersi. Trump sta già cercando di fare di Mamdani il volto del Partito Democratico, definendolo un ‘comunista’. Un’affermazione assurda per chiunque abbia vissuto il regime comunista. Ma che potrebbe comunque trovare riscontro in milioni di americani conservatori”.
Eppure Mamdani e Trump non sono poi così diversi, scrive Leila Mechoui per la rivista di destra
Compact. Anzi, entrambi propendono per l’intervento statale nell’economia. Mechoui scrive: “Le proposte politiche distintive di Mamdani, dal suo piano per i supermercati di proprietà comunale all’idea di un nuovo ‘Dipartimento per la Sicurezza [della Comunità]’, equivalgono a una centralizzazione del potere e a un’espansione statale da manuale. I suoi detrattori di destra lo chiamano ‘comunismo’, ma le principali mosse dell’amministrazione Trump hanno puntato in una direzione simile. Portando avanti tendenze decennali, Trump ha cercato di concentrare più potere nell’esecutivo, facendo ampio affidamento su ordini esecutivi e tentando di portare istituzioni indipendenti come la Federal Reserve sotto il suo diretto controllo. Visti in quest’ottica, i forti contrasti tra rivali ideologici si dissolvono” (
https://www.compactmag.com/…/mamdani-and-trump-have…/).
Trump e Mamdani potrebbero avere qualcos’altro in comune: soddisfano il desiderio di alcuni elettori di un leader che “faccia qualcosa”. Alcuni potrebbero definirli estremisti, ma le loro proposte politiche catturano l’attenzione. Frank Rich ha scritto per il
New York Magazine: “Anche se gli oppositori politici di Mamdani e i guardiani dell’opinione pubblica come [il New York Times] hanno deriso le assurdità del suo catechismo politico, sarebbe stato difficile trovare un elettore durante la campagna delle primarie in grado di nominare uno, figuriamoci tre punti politici favoriti da [l’ex governatore e candidato sindaco Andrew] Cuomo o [l’attuale sindaco Eric] Adams. Nonostante tutte le riscritture delle regole politiche in quest’epoca, una massima è ancora inviolabile: non si può combattere qualcosa con il nulla” (
https://nymag.com/…/zohran-mamdani-nyc-mayor-race…).
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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