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Dugin e la guerra civile mondiale tra nazionalisti e globalisti

Giovanni Cominelli giovedì 18 Settembre 2025
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di Giovanni Cominelli

Scrive Alexander Dugin: “Noi russi, ovviamente, potremmo dire che sono affari loro, che non ci riguardano. Ma non sarebbe giusto né onesto. Charlie Kirk era dalla nostra parte della linea del fronte che ora divide l’umanità. La guerra civile negli Stati Uniti non è qualcosa di lontano. Fa parte della stessa guerra civile globale che è già in corso. Uno dei fronti di questa guerra è l’Ucraina. In essa, persone con l’ideologia del patriottismo e del cristianesimo, sotto la bandiera di Cristo e del Katechon (noi), stanno combattendo contro brigate terroristiche mobilitate, zombificate, armate e incitate dai globalisti (loro). Gli stessi che hanno appena ucciso Charlie Kirk”.
Il termine greco “katechon” – τὸ κατέχον, per indicare “qualcosa o colui che impedisce o ritarda la fine del mondo” – è stato usato da San Paolo nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi ed è stato ripreso dalla teologia politica di Carl Schmitt per indicare una “Forza” che si opponga al nichilismo e all’apocalisse. Se per Carl Schmitt il “katechon” assomigliava positivamente a Hitler, per Dugin porta un duplice cognome: Putin-Trump.

Ciò che li unisce, secondo Dugin, è il fatto che nella “guerra civile mondiale” tra “cristianesimo nazionalista” e “globalisti” i due stanno dalla stessa parte. Le conseguenze sono duplici: toccano la geopolitica e ridefiniscono la sfera pubblica. Qui ci interessa quest’ultima. Essa sta cessando di essere quell’agorà nella quale idee e interessi divergenti cercano un approdo comune: sta diventando un campo di battaglia finale, il cui fine è la sottomissione o l’annientamento del competitore o dell’avversario, trasformato in nemico.
Nella rappresentazione di Dugin e Kirill, il patriarca ortodosso di tutte le Russie, siamo sull’orlo della battaglia finale del Bene contro il Male, della Luce contro le Tenebre. Il Vecchio Testamento più che il Nuovo ispira questa teologia politica apocalittica. Se in Russia essa nasce dal cristianesimo ortodosso, in America essa affonda le sue radici nel cristianesimo fondamentalista, che ha conquistato il Partito repubblicano: un mix di calvinismo letteralista – la Bibbia è la sola fonte del sapere e del diritto; la legislazione americana dovrebbe ispirarsi direttamente ai testi giuridici dell’Antico Testamento, inclusa la pena di morte per gli omosessuali – di cattolicesimo conservatore, di carismatismo, di pentecostalismo, di ricostruzionismo cristiano. Nel discorso del 6 febbraio tenuto a Washington DC al National Prayer Breakfast, Trump ha annunciato di voler “riportare la religione” e che “l’America è e sarà sempre una nazione sotto lo sguardo di Dio”. Lo stesso giorno, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo intitolato “Sradicare il pregiudizio anticristiano”, che promette di “porre fine alla strumentalizzazione anticristiana del governo” in nome delle “libertà religiose”. Il 1° maggio Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che istituisce una “Commissione sulla libertà religiosa”, “la prima libertà ” degli americani. L’obiettivo dichiarato del testo è quello di “far rispettare con vigore le storiche e solide tutele della libertà religiosa sancite dalla legge federale”.

Come fa osservare Philippe Gonzales, sociologo delle religioni nell’Università di Losanna, “la libertà religiosa non è concepita qui come un diritto liberale, che sarebbe proprietà di tutti; è un diritto specifico, inalienabile, volto a imporre il dominio di coloro che sentono di perdere terreno, che temono di vedersi sfuggire il potere, in una società sempre più multiculturale”. In realtà, dietro si muove il suprematismo cristiano, che, en passant, è “bianco”. I nemici diventano così il pluralismo, la secolarizzazione e la separazione Stato-Chiesa. Donde viene l’apocalittismo di sinistra o di destra? Donde il millenarismo? Dall’identificazione tra “la fine di un mondo” con “la fine del mondo”.

Il primo effetto immediato di questa teologia politica fondamentalista sono gli episodi sempre più frequenti di guerra civile. In Russia è l’aggressione all’Ucraina. Negli USA l’assalto a Capitol Hill il 6 gennaio 2021. Di lì una catena di azioni omicide e di reazioni fino all’assassinio di Kirk. Se è certamente una forzatura propagandistica parlare di “guerra civile mondiale” – Xin Jin-ping e Modì e i Brics dove li collochiamo? – lampi di una simile guerra stanno esplodendo nelle società occidentali, in Francia, in Inghilterra, in Germania, in Italia…
L’Italia non è al riparo. Va detto che nell’Italia secolarizzata e cinicamente senza fedi le correnti del cristianesimo fondamentalista e carismatico non si spingono finora sul terreno della politica. La fanatizzazione dello scontro e gli insulti tra Giorgia Meloni e Elly Schlein hanno piuttosto a che fare con il tentativo di scaldare le platee social-digitali dei fan in vista dei prossimi scontri elettorali. Tuttavia, trasformare il Parlamento in uno stadio e le piazze in campi di battaglia incrina e frammenta lo spirito pubblico del Paese.

 

Pubblicato su Italia Oggi il 18 settembre 2025

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