di Carlo Fusaro
L’articolo che precede questo, di ieri, si concludeva con una domanda e senza proporre soluzioni. La domanda era: stante tutto quello che era detto prima sulla difficoltà estrema delle democrazie europee attaccate all’esterno e all’interno, cosa fare per ricondurre a unità di direzione società sempre più divise?
Per molti anni, con particolare riferimento al nostro paese dove certe difficoltà sono evidenti da 50 anni, ho creduto e lavorato per la soluzione istituzionale: attraverso appropriate riforme costituzionali ed elettorali.
Ci credo ancora. Ma sicuramente con meno fiducia che non nel passato: di fronte a società così (pur artificiosamente) divise, al punto che non c’è consenso politico su nulla – neppure se piove o c’è il sole, le soluzioni istituzionali fanno sempre più fatica a dare frutti e rischiano in alcuni contesti di alimentare il consenso per i nemici della democrazia (le varie AfD, i vari Farage, le Le Pen e via dicendo).
Infatti nessuna democrazia parlamentare europea, in pratica, sembra oggi funzionare bene; e quelle semiparlamentari (Polonia) o semipresidenziali (Francia) vanno anche peggio. E tutte quale che sia il sistema elettorale adottato. [Anzi: se la cava un po’ meno peggio proprio l’Italia forse solo perché si governa navigando sulle grandi questioni senza mai affrontarle davvero e si è abituati a convivere con un debito pubblico enorme e altissimi oneri previdenziali, che si traducono i salari miserrimi, poca domanda interna e crescita nulla da 25 anni.]
Il punto è: siamo disposti in Europa ad applicare meccanismi istituzionali selettivi al punto da garantire sufficiente omogeneità e continuità di direzione politica “costi quel che costi” in termini di semplificazione della complessità sociale? (Io temo che la risposta prevalente in Italia come altrove sia “no”. Ma questo equivale a una resa di fronte alle non democrazie. Ci vorrebbe il consenso su fare a meno, almeno entro certi limiti, di certi livelli di consenso. Ci vorrebbe.
Presidente del Comitato scientifico di Libertà Eguale. Già professore ordinario di Diritto elettorale e parlamentare nell’Università di Firenze e già direttore del Dipartimento di diritto pubblico. Ha insegnato nell’Università di Pisa ed è stato “visiting professor” presso le università di Brema, Hiroshima e University College London. Presidente di Intercultura ONLUS dal 2004 al 2007, trustee di AFS IP dal 2007 al 2013; presidente della corte costituzionale di San
Marino dal 2014 al 2016; deputato al Parlamento italiano per il Partito repubblicano (1983-1984).
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