“Il 7 ottobre del 2023 rimane e rimarrà nelle coscienze come una pagina turpe della storia” ha detto ieri il presidente Mattarella rinnovando la vicinanza al popolo di Israele e ai familiari delle vittime e delle persone rapite, “che vanno immediatamente liberate – ha aggiunto – nell’auspicio che i tentativi di porre fine a questa inaudita ondata di violenza abbiano al più presto esito positivo” (https://www.quirinale.it/elementi/141006).
Ieri Israele ha celebrato il secondo anniversario degli attacchi di Hamas del 7 ottobre “con nuove speranze di porre fine al conflitto [a Gaza], ma con gli ostaggi ancora prigionieri”, riporta infatti David M. Halbfinger del New York Times. “Si sono svolti raduni silenziosi in alcuni dei kibbutz vicino a Gaza, quelli maggiormente colpiti dai massacri (…) e gli eventi informali hanno attirato partecipanti da tutto il Paese” (https://www.nytimes.com/…/october-7-anniversary-israel…).
Queste nuove speranze si basano sul piano di cessate il fuoco per Gaza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Trump si è assicurato il sostegno del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu – di fatto, è riuscito a “convincerlo” ad accettarlo, scrive Yair Rosenberg per The Atlantic (https://www.theatlantic.com/…/trump-netanyahu-gaza/684462/).
La guerra di Gaza ha diviso politicamente Israele, scrive Roger Cohen del New York Times: “In una recente visita (…) ho trovato un Paese consumato dal dubbio. Questo prima che iniziassero gli ultimi negoziati per liberare possibilmente gli ostaggi e, forse, porre fine alla guerra. Da quando sono iniziati questi colloqui [in seguito all’annuncio di Trump del suo piano di pace], il Paese è ancora più nervoso. Israele è in guerra con Hamas. Ma è anche in guerra con se stesso” (https://www.nytimes.com/…/israel-war-france-resignation…).
I ministri israeliani di estrema destra vogliono continuare la guerra a Gaza fino alla completa eliminazione di Hamas (https://www.timesofisrael.com/ben-gvir-threatens-to-bolt…/). Il cessate il fuoco rappresenterebbe una pericolosa opportunità per Hamas di ricomporsi, a loro avviso, e sperano di impedire la creazione di uno Stato palestinese, che i principali paesi occidentali hanno riconosciuto e a cui il piano di Trump per Gaza apre le porte. Nel frattempo, le famiglie degli ostaggi israeliani hanno costantemente chiesto la fine della guerra. Al Council on Foreign Relations, Elliott Abrams scrive che la guerra di Gaza ha infiammato le tensioni sull’esenzione degli ebrei ultraortodossi dalla leva militare e ha messo in discussione il futuro politico di Netanyahu, con le elezioni che si avvicinano l’anno prossimo (https://www.cfr.org/…/israel-after-gaza-war-comes-politics).
Per quanto riguarda il posizionamento di Israele in Medio Oriente, molto è cambiato dal 7 ottobre 2023, come scrive Shai Feldman per la rivista online di Washington, The National Interest, incentrata sulla sicurezza (https://nationalinterest.org/…/israels-defense-strategy…). Prima degli attacchi, il contesto di sicurezza di Israele era caratterizzato da una relativa “calma”: il Paese aveva normalizzato le relazioni con una manciata di Paesi arabi e Hamas non era visto come una minaccia urgente. Questa situazione è stata interrotta violentemente. Ora, tuttavia, Israele si trova in nuove posizioni, sia di forza che di debolezza. Lo Stato ebraico ha decimato il decantato “Asse della Resistenza” dell’Iran, in particolare uccidendo comandanti di Hezbollah con cercapersone e walkie-talkie esplosivi. In Siria, il governo di Assad, sostenuto dall’Iran, è caduto. Le Forze di Difesa Israeliane hanno messo a nudo la debolezza dell’Iran stesso, e Trump si è unito agli attacchi contro gli impianti nucleari iraniani. Israele “è diventato la superpotenza della regione”, ha scritto Fareed Zakaria a giugno (https://www.washingtonpost.com/…/20/israel-iran-overreach/).
Eppure, Israele si trova ad affrontare l’isolamento internazionale e un “pantano” a Gaza, scrive Feldman. Nel piano di Trump per Gaza, Feldman vede un’opportunità per uscirne. Considerando i successi militari regionali di Israele, Feldman segnala “un ambiente straordinariamente accogliente per cogliere l’ancora di salvezza lanciata in direzione di Israele dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump (…) Per la prima volta dal 7 ottobre, si è aperta una via d’uscita dalla trappola di Gaza. Il modo in cui Israele risponderà a questa opportunità – non con dichiarazioni volutamente vaghe, ma con fatti concreti – e alle sfide e ai rischi che il piano comporta, sarà un altro test cruciale per la strategia di difesa nazionale del Paese (…) ancora da articolare”.
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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