di Alessandro Maran
Al presidente russo Vladimir Putin restano solo 36 giorni per rispettare la scadenza di Trump. Il presidente americano sembra aver davvero perso la pazienza: all’inizio del mese, ha esternato il suo scontento riguardo alle “stronzate” di Putin, ha annunciato un nuovo piano per fornire armi a Kiev, (con l’Europa che paga il conto) e ha minacciato di imporre dazi elevati sulle esportazioni russe se Putin non raggiungerà un accordo di pace entro 50 giorni. Ma Mosca sembra non preoccuparsi di questo e le forze russe continuano a colpire l’Ucraina. Mosca e Kiev si sono incontrate questa settimana a Istanbul per i colloqui di cessate il fuoco. L’incontro è durato appena 40 minuti e non ha prodotto alcun progresso verso la pace. Ed è difficile sfuggire alla sensazione che la soluzione diplomatica per l’Ucraina, anche se promossa in buona fede, sia solo un modo per dare più tempo alla Russia.
La settimana scorsa, sul
Washington Post, Catherine Belton e Robyn Dixon hanno scritto che – nella resistenza di Putin alle suppliche di Trump (che gli avrebbe fatto ponti d’oro) e nei commenti recalcitranti del ministro degli Esteri Sergej Lavrov e dell’ex presidente Dmitrij Medvedev – alcune élite russe hanno visto un’occasione mancata per abbandonare un percorso strategicamente disastroso. L’esperta di politica russa Tatiana Stanovaya del Carnegie Russia Eurasia Center ha dichiarato loro: ““Cresce il numero di coloro che sono arrabbiati con Putin perché avrebbe potuto fermare la guerra ma non l’ha fatto (…) Il problema non è se un simile accordo [di pace] fosse realmente possibile, ma piuttosto una questione di sentimento prevalente: la convinzione che ci sia stato un momento di opportunità, sprecato unilateralmente a causa dell’ostinazione e dell’irrazionalità di Putin” (
https://www.washingtonpost.com/…/trump-russia-putin-war/).
Vista da questa prospettiva, la scelta di Putin di optare per la guerra anziché per la pace – e per la distensione con gli Stati Uniti, perseguita da Trump – fa parte di una più ampia serie di errori di valutazione relativi all’Ucraina, identificati dal generale di divisione in pensione dell’esercito australiano Mick Ryan, in un post sul blog Interpreter del
Lowy Institute. Da quando ha lanciato la sua invasione su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022, Putin ha commesso errori strategici ad ogni passo, sostiene Ryan. L’unità nazionale dell’Ucraina è stata rafforzata, non distrutta, dall’invasione iniziale. Dopo che Putin ha conferito delle medaglie all’unità militare ritenuta responsabile delle atrocità commesse nel sobborgo di Bucha, a Kiev, il presidente russo ha ricevuto la condanna internazionale e un mandato d’arresto dalla Corte Penale Internazionale. “L’opportunismo istintivo di Putin nel continuare ad attaccare l’Ucraina sulla scia del recente ultimatum di Trump potrebbe essergli utile a livello nazionale”, scrive Ryan. “Ma potrebbe rivelarsi una pessima strategia” (
https://www.lowyinstitute.org/…/why-putin-keeps-making…)
È chiaro tuttavia che, anche ad alcuni sembra una follia strategica, la decisione di Putin è quella di andare avanti. Su
Foreign Affairs, Michael Kimmage e Maria Lipman scrivono che Putin sembra intenzionato a fare la guerra all’Ucraina costi quel che costi. In patria, il presidente russo ha portato il suo Paese a un “equilibrio” politico garantendo la stabilità interna, scrivono. Eppure, la forzatura all’estero ha messo Putin in un dilemma. La politica estera russa è sempre più segnata dal fallimento. La guerra in Ucraina è in una fase di stallo (…) ma non invertirà la rotta (…) Se messo alle strette, sacrificherebbe probabilmente l’equilibrio russo a una mobilitazione di massa e a misure duramente coercitive. L’ascesa della Russia alla grandezza potrebbe essere una fatica di Sisifo per Putin, ma farà di tutto per evitare la sconfitta. In Ucraina, Putin rischierà tutto. Per lui, l’equilibrio – l’indifferenza che ha inculcato nella popolazione russa – rischia di diventare un lusso passato. La triste necessità è la guerra” (
https://www.foreignaffairs.com/…/limits-vladimir-putin…).
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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