di Alessandro Maran
Questa settimana, a dominare i titoli della politica estera statunitense è il brusco cambio di rotta operato da Trump nei confronti dell’Ucraina.
La settimana scorsa, Trump si è lamentato delle “stronzate” propinategli dal presidente russo Vladimir Putin, che si è opposto alle proposte di pace del presidente americano in Ucraina nel corso dei colloqui di quest’anno. L’altro giorno Trump ha annunciato un piano (
https://edition.cnn.com/…/poli…/us-ukraine-weapons-trump) per fornire più armi all’Ucraina, dopo la breve pausa di inizio mese: un accordo in base al quale gli alleati europei acquisteranno armi statunitensi e le trasferiranno a Kiev. Trump ha anche minacciato di imporre dazi “di circa il 100%” sulla Russia se non raggiungerà un accordo per porre fine alla guerra entro i prossimi 50 giorni. Trump ha annunciato queste mosse insieme al Segretario Generale della NATO Mark Rutte, che ha incontrato Trump nello Studio Ovale. Trump ha anche manifestato la sua apertura (
https://www.politico.com/…/trump-is-interested-in-new…) a un pacchetto di sanzioni rafforzate contro la Russia, che sta facendo il suo corso al Congresso, sebbene tale proposta di legge sembri essere passata in secondo piano rispetto alla più recente minaccia di nuovo dazi di Trump (
https://www.politico.com/…/trump-threatens-tariffs-on…).
Naturalmente, sul punto, i giudizi degli osservatori più autorevoli si sono divaricati come non mai anche perchè, come scrive
Mario Del Pero, “è molto difficile dire se ci troviamo davvero di fronte a una svolta nella politica dell’amministrazione Trump verso l’Ucraina. Se l’annuncio della decisione di riprendere le forniture d’armi a Kiev, accompagnato dalle dure parole nei confronti di Putin, preluda a un nuovo, significativo impegno statunitense per sostenere lo sforzo bellico ucraino” (
https://united-states-world.com/…/una-nuova-svolta-di…/).
Il grande interrogativo, come ha affermato Susan Glasser del
New Yorkerr, è se il volubile presidente degli Stati Uniti, capace di oscillare drammaticamente su qualsiasi questione politica, abbia cambiato idea in modo duraturo su Russia e Ucraina (
https://www.newyorker.com/…/did-donald-trump-really…). L’
Economist scrive: “In breve, i dubbi abbondano. L’assistenza militare potrebbe non essere sufficiente a fermare la lenta e faticosa avanzata delle forze russe nell’Ucraina orientale. L’atteggiamento nei confronti dell’Ucraina rimane tiepido, se non ostile, tra i sostenitori MAGA di Trump e in alcuni membri della sua amministrazione” (
https://www.economist.com/…/fed-up-with-putin-trump…).
Su
The Atlantic, Jonathan Lemire scrive che Putin potrebbe aver commesso un grave errore, esagerando notevolmente e mettendo in ombra Trump. Il cambio di tono di Trump nei confronti di Putin e il cambiamento nella politica ucraina “non riflettono l’adozione di una nuova visione strategica del mondo da parte di Trump, mi hanno detto due funzionari della Casa Bianca e due consiglieri esterni del presidente, che hanno parlato a condizione di mantenere l’anonimato per discutere di questioni delicate”, scrive Lemire. “Trump non ha sviluppato un nuovo attaccamento per l’Ucraina o per il suo presidente, Volodymyr Zelensky. Non è diventato improvvisamente un sostenitore delle tradizionali alleanze transatlantiche, apprezzate dai suoi predecessori come contrappeso a Mosca. Piuttosto, Trump si è sentito insultato. Ignorando le richieste di Trump di porre fine alla guerra e intensificando invece i combattimenti, Putin ha fatto apparire Trump come il partner minore nella relazione” (
https://www.theatlantic.com/…/trump-putin…/683531/).
Alla fine della scorsa settimana, la columnist conservatrice del
Wall Street Journal Peggy Noonan ha sostenuto che Trump sembra effettivamente aver cambiato opinione. “L’isolazionismo è essenzialmente emotivo”, ha scritto Noonan. “Sei arrabbiato per il costo in sangue e denaro delle incursioni e delle avventure internazionali del tuo paese e vuoi ritirarti dal mondo. L’emotività (…) non dura perché le emozioni cambiano perché i fatti cambiano”. Per Noonan, l’isolazionismo preferito dalla base MAGA di Trump si è dimostrato inconciliabile con i fatti dell’aggressione di Putin in Ucraina e con il fallimento (finora) di Trump nel mediare per porvi fine.
“La decisione di Trump” di cambiare rotta e riprendere le spedizioni di armi all’Ucraina “non è isolazionista o internazionalista, ma realistica”, ha continuato Noonan. “La domanda è se persisterà e se sarà sufficiente. Con questa decisione, si muove ancora una volta contro i sentimenti della sua base, o meglio dei suoi influencer e dei suoi leader autoproclamati. Dubito fortemente che la sua base, o i suoi 77 milioni di elettori, lo abbandoneranno perché sta cambiando approccio sull’Ucraina.
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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