di Alberto Bianchi
Nell’ambito dei contatti e degli incontri in corso per giungere a un Piano di pace per l’Ucraina – aggredita dal neoimperialismo russo – le parole del viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko, secondo cui la presenza della cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi” in Ucraina sarebbe “assolutamente esclusa”, non rappresentano un dettaglio diplomatico. Sono un diktat. Un avvertimento che punta a disarmare non solo Kiev, ma l’intera Europa. Mosca non si limita a respingere un’ipotesi militare: vuole negare al continente la possibilità di esistere come soggetto geopolitico autonomo.
Dietro la retorica russa della “pace minata” dall’iniziativa della Coalizione dei Volenterosi si nasconde la vera strategia: congelare l’Europa in una condizione di irrilevanza. Non è la presenza di truppe occidentali a minacciare la pace, ma l’aggressione russa che ha già infranto ogni equilibrio. Parlare di accordo mentre si vietano garanzie di sicurezza equivale a proporre una resa mascherata da tregua.
L’attacco all’Europa
Il vero bersaglio è l’Europa. Escludere la Coalizione dei Volenterosi significa relegare il continente a un ruolo subalterno, dipendente dalle oscillazioni della politica americana. È qui che la posizione russa si intreccia paradossalmente con la visione di Donald Trump: un’Europa irrilevante, incapace di difendere se stessa, costretta a vivere di riflesso alle decisioni altrui.
Il silenzio della sinistra radicale e la convergenza con Meloni
Ma c’è un altro dato, altrettanto inquietante: il silenzio del Partito Democratico guidato da Elly Schlein e della sinistra radicale. Di fronte alle parole di Grushko, che colpiscono direttamente l’idea di un’Europa autonoma e capace di difendersi, la reazione della sinistra italiana è stata nulla. Nessuna voce forte, nessuna presa di posizione chiara. È come se una parte della sinistra avesse rinunciato a sostenere l’autonomia strategica europea, rifugiandosi in un pacifismo di facciata che finisce per coincidere con la linea di Mosca.
E qui emerge un paradosso politico ancora più grave: la posizione della segreteria Schlein e dei suoi alleati del Campo Largo converge oggettivamente con quella di Giorgia Meloni proprio sul punto della diffidenza e della freddezza, se non addirittura della contrarietà, verso la Coalizione dei Volenterosi. Due mondi che si dichiarano opposti finiscono per trovarsi uniti nel rifiuto di un’Europa capace di agire e reagire, anche nella forma della Coalizione dei Volenterosi. Un silenzio e una convergenza che pesano, perché lasciano campo libero a chi vuole ridurre il continente a spettatore impotente.
La resa mascherata da pace
Accettare il diktat russo significherebbe rinunciare a costruire un’identità strategica autonoma. L’Europa deve dimostrare di non essere soltanto un mercato, ma una comunità politica capace di difendere i propri valori e i propri confini. La Coalizione dei Volenterosi non è un ostacolo alla pace, ma un segnale che l’Europa non intende restare ostaggio delle decisioni di Mosca.
Conclusione
La linea di Grushko, presentata come difesa della pace, è in realtà un attacco alla sovranità europea. Ancora più grave è che una parte della politica europea, e italiana in particolare, sembri accettare questo diktat con un silenzio complice e con convergenze politiche che annullano le differenze dichiarate. Se l’Europa tace, conferma la visione russa di un continente irrilevante. Se invece sceglie di agire, la Coalizione dei Volenterosi può diventare il primo passo verso un’Europa finalmente protagonista della propria sicurezza.
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.