di Alberto Bianchi
Israele riscopre Sparta. E l’Europa? Nel suo pregevole articolo “La lunga strada di Israele”, pubblicato su Il Foglio il 20 settembre (https://www.ilfogli
Israele non rinnega certo Gerusalemme, Atene o Roma – le città simbolo della spiritualità, della filosofia e del diritto – ma le completa con il rigore, la disciplina e la resilienza spartana. Ma l’articolo di Meotti a me pare che non sia una provocazione che riguardi solo Israele. Penso che sia un messaggio che voglia parlare anche all’Europa. In un continente spesso esitante – nella maggioranza dei suoi abitanti ed elettori pacifista per abitudine e per decenni disarmato per scelta – l’idea di una “civiltà combattente” suona scomoda ma necessaria.
Israele mostra che si può essere democratici e forti, colti e pronti a combattere. L’Europa, invece, sembra aver smarrito il senso del limite, del sacrificio, della difesa, che solo dopo lo scoppio della guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, sta cercando faticosamente di riscoprire.
Sparta non è solo guerra. È educazione al carattere, all’etica del dovere, alla capacità di vivere sotto assedio. In tempi di crisi, con una guerra nel cuore dell’Europa che sempre più rischia di diventare una guerra allargata, forse l’Occidente deve smettere di considerarla un’anomalia storica e iniziare a vederla come una risorsa culturale e non solo. L’invito di Meotti, dunque, non è a rinnegare Gerusalemme, Atene o Roma, ma a completare il quadro. L’uomo dell’Occidente non può più essere solo filosofo, giurista o profeta: deve anche essere combattente. Israele lo ha capito. L’Europa è pronta?
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.