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La corruzione a Roma? Non è proprio una fiction

Vittorio Ferla venerdì 17 Luglio 2015
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romanzo-criminale Come nasce la corruzione? E, soprattutto, come si fronteggia? Sono domande cruciali, perché, senza risposte oneste, non basteranno legioni di giudici o commissari per risolvere il problema.

La questione della corruzione a Roma è diventata surreale.

Da una parte, una magistratura che mette in piedi una fiction affaristico-mafiosa, legittimando uno schema spettacolare, forse anche fondato giuridicamente, ma del tutto inadeguato a rappresentare la realtà. E va bene che siamo nell’era dello storytelling, ma il romanzo gangsteristico di Mafia Capitale, che tanto ricorda la retorica di Saviano o don Ciotti, c’azzecca davvero poco con la struttura della corruzione a Roma.

Dall’altro, l’ansia di sostituzione di un sindaco che – al di là dei suoi limiti personali – deve confrontarsi con una macchina politico-burocratica che lo mastica per forza di cose. Potremmo anche incaricare del commissariamento Superman o Gengis Khan. Oppure organizzare primarie tra l’incredibile Hulk e Napoleone Bonaparte. Il destino sarebbe segnato: prima o poi, il prescelto affonderebbe miseramente nella pozza di fango del sistema capitolino di poteri e di rendite.

La questione romana è una questione di sistema. I principali cardini di questo sistema sono:

  • la rete di soggetti pubblici irresponsabili (enti pubblici di vario genere, società, consorzi, fondazioni, municipi, cooperative, appaltatori di pubblici servizi che mescolano funzionari pubblici e politica locale) nella quale si esercita abitualmente lo sfruttamento privato o corporativo di risorse pubbliche con il coinvolgimento attivo dei sindacati e delle burocrazie nella corruzione;
  • la mancanza di concorrenza nella gestione dei servizi (che è una diretta conseguenza del punto precedente). La classe politica italiana ha da sempre operato ritenendosi il miglior fornitore possibile di tutta una serie di servizi. A questo scopo ha piegato le istituzioni pubbliche e queste hanno assorbito completamente una tale mentalità. Infine, anche quando ha coinvolto i privati (profit o non profit) lo ha fatto perlopiù in modo strumentale necessitando di partner per mantenere il controllo;
  • i privati che stabiliscono col pubblico un rapporto perverso. Non hanno rapporti diretti con l’utenza che non ha poteri di valutazione e di verifica, né facoltà di scegliere un altro erogatore. La vita o la morte di queste imprese assistite è appesa alle decisioni discrezionali di pochi tra dirigenti ed eletti che sono nella condizione privilegiata di spendere le risorse provenienti dalla tassazione dei contribuenti. La priorità di questi soggetti è quella di utilizzare a proprio vantaggio quelle risorse praticando lo scambio sistematico;
  • la totale indifferenza nei confronti dei diritti dei cittadini. I servizi non funzionano per un motivo molto semplice: perché il benessere della popolazione non è il valore prioritario di questa classe dirigente e politica e nemmeno il parametro di valutazione dell’azione amministrativa;
  • il vuoto politico e amministrativo delle classi dirigenti romane. La parte politica è da anni priva di una visione e di un disegno. Non è un caso, dunque, che il ‘ciclone’ Renzi – che finora ha in qualche modo travolto il quadro politico nazionale (e in alcuni ha quasi ‘brutalizzato’ alcune categorie, minando alla base le loro rendite di posizione) – a Roma non si sia nemmeno percepito, neanche come flebile venticello. La parte burocratica, allo stesso tempo, del tutto sprovvista di capacità manageriali, si è perfettamente mimetizzata nelle istituzioni diventando negli anni perfettamente invisibile, al punto da non meritare nemmeno una particina nella fiction di Mafia Capitale.

 

Esistono delle soluzioni per rimediare a questo sfacelo? Certamente sì, ma non sono facili, né immediate. Ci ritorneremo certamente su queste pagine. Nel frattempo, però, bisognerebbe intendersi sulla diagnosi corretta, altrimenti continueremo a correre al letto del moribondo con i bicchieri di acqua fresca.

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