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La difesa europea entra nel tempo della verità

Alberto Bianchi venerdì 28 Novembre 2025
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di Alberto Bianchi

 

Per l’Europa è urgente che la difesa integrata entri nel tempo della verità. Nella rassegna della stampa internazionale e nazionale di oggi, 28 novembre 2025, due notizie, apparentemente distinte, raccontano in realtà la stessa storia: l’Europa sembra aver imboccato la strada della preparazione militare e tecnologica di fronte alla minaccia neoimperialista della Russia, che non può più essere considerata remota, bensì concreta, ravvicinata e – a quanto pare – scandita da un calendario preciso.

Da un lato, le indiscrezioni del Wall Street Journal sul piano segreto elaborato dai vertici militari tedeschi sin dal 2022: un documento di oltre mille pagine che prevede la mobilitazione di centinaia di migliaia di soldati NATO e investimenti colossali per trasformare infrastrutture civili in arterie militari. L’orizzonte temporale è chiaro: la Germania ritiene plausibile un conflitto diretto con la Russia entro il 2027‑2029.

Dall’altro, l’intervista concessa a La Stampa da Stefano Cingolani – Amministratore Delegato di Leonardo, la principale multinazionale italiana specializzata nel settore industriale militare e strategico – sul progetto italiano, a vocazione europea, denominato “Michelangelo Dome” (Cupola di Michelangelo): una cupola difensiva integrata, capace di proteggere lo spazio europeo da missili, droni e minacce ibride. Non un esercizio di futurismo, ma un programma industriale che deve essere operativo proprio entro la stessa finestra temporale indicata dai militari tedeschi.

Due facce della stessa strategia

Il piano tedesco e il progetto italiano non si contraddicono, si completano. Il primo rappresenta la dimensione politico‑militare: mobilitazione, logistica, preparazione delle forze armate. Il secondo incarna la risposta tecnologica e industriale: costruire strumenti di difesa avanzata che rendano credibile la deterrenza europea. Insieme delineano un quadro in cui l’Europa non può più limitarsi a reagire, ma deve pianificare e investire.

La tempistica come fattore decisivo

Non è un caso che entrambi i progetti siano nati dopo il 2022, anno spartiacque segnato dall’invasione russa dell’Ucraina. E non è un caso che entrambi guardino alla stessa finestra temporale: 2027‑2029. È la consapevolezza che il tempo della diplomazia potrebbe non bastare e che la difesa europea deve essere pronta prima che la minaccia diventi realtà.

In questo senso, non sorprende che l’Amministratore Delegato di Leonardo – ai fini dell’avvio concreto del progetto “Michelangelo Dome” – indichi il mese di marzo 2026 come passaggio decisivo: è in quella data che l’Italia, com’è noto, uscirà formalmente dalla procedura europea di infrazione per deficit eccessivo. Da quel momento, il governo potrà accedere alla clausola europea di salvaguardia per aumentare la spesa destinata agli investimenti militari, offrendo così certezze alla partecipata Leonardo sulle risorse pubbliche necessarie da destinare anche al progetto “Cupola di Michelangelo”.

La necessità di un consenso bipartisan

Sarebbe auspicabile che su questo terreno – un progetto italiano di rilevanza militare e strategica, volto a rafforzare la difesa nazionale ed europea integrata – si sviluppasse un confronto e un sostegno bipartisan tra maggioranza e opposizione. Lo stesso spirito di apertura e di confronto di merito che dovrebbe caratterizzare il rapporto tra maggioranza ed opposizione in tema di riforma della legge elettorale e riforme istituzionali.

Il messaggio politico

La simultaneità delle rivelazioni – un piano militare emerso da indiscrezioni e un progetto industriale presentato pubblicamente – segna il passaggio dalla fase della pianificazione riservata a quella della comunicazione strategica. È un messaggio rivolto all’opinione pubblica, agli alleati e agli avversari: l’Europa si sta preparando, e lo fa con serietà.

Conclusione

Il “Piano tedesco” e il “Michelangelo Dome” non sono episodi isolati, ma tasselli di un mosaico che mostra un continente finalmente consapevole della propria vulnerabilità e deciso a colmarla. La difesa europea entra nel tempo della verità: quello in cui le scadenze non sono più indefinite, ma scandite da un conto alla rovescia che – non si può escludere – potrebbe condurre dritto alla fine del decennio.

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