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La lezione del voto in Toscana

Alberto Bianchi martedì 14 Ottobre 2025
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di Alberto Bianchi

 

La vittoria del centrosinistra alle elezioni regionali in Toscana del 2025 è netta. Eugenio Giani, presidente uscente, ha riconquistato la guida della Regione con unrisultato ampio del cosiddetto “Campo Largo”, riuscendo a tenere insieme Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Casa Riformista. Ma la sua leadership è tutt’altro che rappresentativa dell’intero Campo Largo: Giani incarna una concezione della politica e dell’esercizio di governo riformista, moderata, istituzionale; una figura che non era nemmeno la prima scelta di Elly Schlein, segretaria del PD. Eppure, è stato proprio lui a garantire la tenuta dell’alleanza e la vittoria nello scontro elettorale. E di questo non ci si può che rallegrare.

Ma vincere non significa automaticamente espandersi. Già all’indomani delle elezioni regionali nelle Marche e in Calabria, scrivemmo: “Il Campo Largo si fa più stretto”. Alla luce del dato regionale toscano domandiamoci: tale valutazione trova conferma nei numeri assoluti raccolti dal centrosinistra in Toscana nelle ultime tre tornate elettorali? Le regionali del 2020, le politiche del 2022 e, di nuovo, le regionali del 2025? Attenzione: in valori assoluti, non in valori relativi percentuali. Oggettivamente sì, risulta confermata.

Al riguardo, sia consentita una piccola digressione. Nei partiti della Prima Repubblica, i gruppi dirigentidefinivano i valori assoluti come i “mattoni” reali della propria casa-partito mentre quelli relativi ne nemisuravano il peso nel complesso condominiale del sistema politico.

Detto questo, ritorniamo all’analisi e alla comparazione. Nel 2020, il centrosinistra ottenne 864.310 voti alle regionali. Due anni dopo, alle politiche del 2022, il bottino si ridusse a 650.552 voti. Nel 2025, nonostante la riconferma di Giani, la coalizione ha raccolto circa 740.000 voti. Una flessione netta rispetto al 2020, e un recupero parziale rispetto alle politiche, ma comunque lontano dai livelli di consenso precedenti.

Nel frattempo, il centrodestra ha mantenuto una base elettorale stabile: 719.266 voti nel 2020; 724.492 voti nel 2022; circa 730.000 voti nel 2025.

Numeri che parlano chiaro: il centrosinistra vince, ma non convince. Il campo largo regge, ma non si allarga. E il dato più significativo è che, in cinque anni, il centrosinistra ha perso oltre 120.000 voti in Toscana. Un segnale che – unitamente alla flessione gravenell’affluenza al voto del 15% in meno rispetto alle regionali del 2020 – impone una riflessione profonda, non solo sulla tenuta delle alleanze, ma sulla capacità di mobilitare l’elettorato, di parlare ai territori, di costruire una proposta politica nazionale che sia davvero inclusiva e attrattiva. Nel complesso, un segnale, anche quello toscano, che risulta confermare quanto già indicato, il 30 settembre scorso, dall’Istituto Cattaneo di analisi dei flussi elettorali all’indomani del voto nelle regionali delle Marche: “… i dati sembrano mostrare che i risultati delle regionali siano […] prodotti in misura preponderante da orientamenti di fondo” che continuano ad essere presenti ed attivi nel corpo elettorale sin dal 2020.

In conclusione , il rischio è che il Campo Largo si confermi una formula esclusivamente dedita a resistere ed anche utile a vincere in certe circostanze, ma incapace di generare e, soprattutto, espandere il proprio consenso per diventare una credibile alternativa di governo nazionale al centrodestra.

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