di Alberto Bianchi
La vittoria del centrosinistra alle elezioni regionali in Toscana del 2025 è netta. Eugenio Giani, presidente uscente, ha riconquistato la guida della Regione con unrisultato ampio del cosiddet
Ma vincere non significa automaticamente espa
Al riguardo, sia consentita una piccola digressione. Nei partiti della Prima Repubblica, i gruppi dirigentidefinivano i valori assoluti come i “mattoni” reali della propria casa-partito mentre quelli relativi ne nemisuravan
Detto questo, ritorniamo all’analisi e alla comparazione. Nel 2020, il centrosinistra ottenne 864.310 voti alle regionali. Due anni dopo, alle politiche del 2022, il bottino si ridusse a 650.552 voti. Nel 2025, nonostante la riconferma di Giani, la coalizione ha raccolto circa 740.000 voti. Una flessione netta rispetto al 2020, e un recupero parziale rispetto alle politiche, ma comunque lontano dai livelli di consenso precedenti.
Nel frattempo, il centrodestra ha mantenuto una base elettorale stabile: 719.266 voti nel 2020; 724.492 voti nel 2022; circa 730.000 voti nel 2025.
Numeri che parlano chiaro: il centrosinistra vince, ma non convince. Il campo largo regge, ma non si allarga. E il dato più significativo è che, in cinque anni, il centrosinistra ha perso oltre 120.000 voti in Toscana. Un segnale che – unitamente alla flessione gravenell’affluenza al voto del 15% in meno rispetto alle regionali del 2020 – impone una riflessione profonda, non solo sulla tenuta delle alleanze, ma sulla capacità di mobilitare l’elettorato, di parlare ai territori, di costruire una proposta politica nazionale che sia davvero inclusiva e attrattiva. Nel complesso, un segnale, anche quello toscano, che risulta confermare quanto già indicato, il 30 settembre scorso, dall’Istituto Cattaneo di analisi dei flussi elettorali all’indomani del voto nelle regionali delle Marche: “… i dati sembrano mostrare che i risultati delle regionali siano […] prodotti in misura preponderante da orientamenti di fondo” che continuano ad essere presenti ed attivi nel corpo elettorale sin dal 2020.
In conclusione , il rischio è che il Campo Largo si confermi una formula esclusivamente dedita a resistere ed anche utile a vincere in certe circostanze, ma incapace di generare e, soprattutto, espandere il proprio consenso per diventare una credibile alternativa di governo nazionale al centrodestra.
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.