di Alessandro Maran
Come osservava l’altro giorno
The Economist, per rendersi conto dei costi del bullismo di Trump, basta contare i leader mondiali accorsi in Cina. La lista degli invitati al “party antiamericano di Xi Jinping”, “pensata per ostentare il peso diplomatico globale della Cina”, é imponente, ha scritto la rivista. Putin era presente, così come altri amici della Cina. Ma “ancora più sorprendente è stata la presenza di leader di paesi che negli ultimi decenni si sono orientati maggiormente verso l’Occidente, tra cui Turchia, Egitto e Vietnam. Il più sorprendente è Narendra Modi, che segnala lo spostamento dell’India dall’America alla Cina” (
https://www.economist.com/…/xi-jinpings-anti-american…).
Quella lista degli invitati, dicevamo, ha riacceso il dibattito sull’asse emergente di leader illiberali con un crescente potere geopolitico. Su
Bloomberg, Hal Brands, professore di relazioni internazionali alla Johns Hopkins, sostiene che questo è un mondo di “strongman” e che “noi ci siamo dentro”.
Associando Trump, Modi e il primo ministro ungherese Viktor Orbán, autoproclamatosi paladino della “democrazia illiberale”, con autentici autocrati come Xi, Putin e il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman (MBS), Brands scrive che l’ordine globale è ora dominato da leader illiberali che ignorano le vecchie regole del sistema internazionale multilaterale alla ricerca della grandezza nazionale (e personale).
Ciò rimodellerà il mondo in diversi modi, prevede Brands: “Innanzitutto, sarà tutt’altro che noioso: la storia ti viene incontro in fretta quando sono gli uomini forti a prendere le decisioni. Si liberano delle catene, siano esse burocratiche o legali, che potrebbero ostacolare decisioni ardite. Fanno mosse audaci – lanciando guerre commerciali omnidirezionali, invadendo paesi indipendenti, cercando nuovi alleati – alla ricerca di grandi profitti (…) I leader personalistici infrangono i vincoli interni per rafforzare la propria autorità (…) alleanze e allineamenti si confonderanno, spesso a scapito del mondo democratico (…) la personalizzazione della geopolitica procederà a ritmo serrato. In un sistema di uomini forti, la politica estera è un veicolo di esaltazione personale (…) la qualità del processo decisionale e della governance probabilmente diminuirà, mentre aumenterà il rischio di catastrofi (…) Sebbene ogni uomo forte si definisca un genio molto stabile, la verità è che i leader illiberali, soprattutto se circondati da adulatori, sono inclini a commettere gravi errori (…) Infine (…) le questioni relative alla successione incombono” poiché gli uomini forti “creano profonde incertezze su chi e cosa potrebbe succedere” dopo la fine del loro mandato al potere (
https://www.bloomberg.com/…/xi-putin-trump-modi-we-re…).
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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