Nonostante l’entusiasmo e le paure che Mamdani ha suscitato, le elezioni di martedì non hanno riguardato solo lui. Come sottolinea Ross Douthat, editorialista del New York Times, in un articolo intitolato “La vittoria di Mamdani è meno significativa di quanto si pensi. Il prossimo sindaco di New York non salverà i Democratici”, ogni corsa a sindaco della città di New York viene sopravvalutata da una stampa nazionale in buona parte basata a New York. A tutti gli altri che gestiscono la più grande città americana, importa relativamente poco; oltretutto, politicamente, osserva Douthat, per i politici che la conquistano, la carica di sindaco di New York City è un “trampolino di lancio verso il nulla” (https://www.nytimes.com/…/mamdani-interesting-times…).
Per molti analisti, infatti, lezioni altrettanto significative si possono trarre dalle vittorie democratiche di martedì nelle elezioni a governatore in Virginia e nel New Jersey. Lì, sono stati i democratici centristi, non gli ultra-progressisti come Mamdani, a prevalere. Alcuni sostengono che siano stati due i fattori più importanti: l’impopolarità di Trump e l’alto costo della vita.
La conclusione principale di queste elezioni, secondo Amy Walter, Jessica Taylor, Matthew Klein ed Erin Covey del Cook Political Report, è stata: “Non siamo più nel 2024 (…) In Virginia, la democratica Abigail Spanberger ha vinto le elezioni governatoriali con 15 punti di vantaggio, mentre nel New Jersey, la democratica Mikie Sherrill ha prevalso con 13 punti di vantaggio, rispettivamente con un miglioramento di nove e sette punti rispetto al risultato ottenuto dalla vicepresidente Kamala Harris in quegli stati l’anno scorso. Il successo dei democratici in entrambi gli stati è stato trainato dall’impopolarità del presidente e di molte delle sue politiche, nonché da una generale insoddisfazione per la direzione presa dal Paese” (https://www.cookpolitical.com/…/blue-wave-building-what…).
Nella sua newsletter Insight, Frida Ghitis sottolinea: “La vittoria dei democratici è stata a livello nazionale. In Georgia, per la prima volta in due decenni, i democratici hanno vinto le elezioni statali non federali. Hanno strappato due seggi alla Commissione per i Servizi Pubblici ai repubblicani. È stato il risultato della rabbia per l’impennata delle tariffe dei servizi pubblici e della frustrazione nei confronti dell’amministrazione Trump” (https://fridainsight.substack.com/…/what-the-world-is…).
I candidati democratici di successo Sherrill e Spanberger hanno qualcosa di importante in comune con Mamdani, scrive Benjamin Wallace-Wells del New Yorker. Le loro campagne “condividevano tutte lo stesso tema: che le cose più importanti costano troppo (…) La campagna più naturale per i Democratici – quella per cui il Partito è stato creato nel ventesimo secolo – è quella della gente comune contro i ricchi. Trump gliela sta restituendo” (https://www.newyorker.com/…/a-next-generation-victory…).
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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