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L’editto di Amsterdam di Elly Schlein (e il ruolo dei riformisti)

Marco Campione lunedì 20 Ottobre 2025
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di Marco Campione

Alessandro De Angelis su La Stampa di domenica 19 ottobre ha scritto un editoriale di commento a quello che ha chiamato lEditto di Amsterdamdi Elly Schlein. La libertà e la democrazia sono a rischio quando lestrema destra è al governo, ha detto la segretaria del Pd.

Secondo De Angelis lanatema «rappresenta la rottura di un argine per come la sinistra di governo, storicamente, si è approcciata alla lotta politica. La sua cultura, la sua postura, il suo linguaggio.».

E poi la denuncia di quella che definisce radicalità parolaia: «Ci si adegua allandazzo: cultura del nemico da abbattere; parossistica caccia alle streghe, racconto che, secondo i dettami del populismo, prescinde dal dato di realtà ma che diventa realtà per la propria curva; linguaggio in cui tutto è lecito e nessuna espressione di odio squalifica colui che la pronuncia; trionfo del doppio standard (ciò che vale per gli altri non vale per me)».

Ho sentito spesso accusare Schlein di non avere idee. Io però non credo che il suo collocare il Pd sul fronte dei  testardamente unitarinasconda un vuoto di pensiero, ma un vuoto di proposta politica invece sì.

Schlein al fatto che la vera sinistrasia quella roba li purtroppo ci crede. È parte della sua cultura politica. E crede profondamente quindi che basti «assecondare fino allestremo chi la pensa come te, [esaltando] lincomunicabilità con chi è fuori dal recinto dellidentità.».

Mi torna in mente la famosa scena in Aprile di Nanni Moretti. Apicella sfoga la sua rabbia contro un DAlema televisivo: Dì qualcosa di sinistra. Il personaggio non ha mai detto cosa fosse per lui di sinistra, ma il regista 8 anni dopo il suo film ha animato i girotondi, il che ci dà un indizio su cosa avesse in mente.

A prescindere da Moretti, certamente Schlein pensa (fa parte della sua cultura politica) che dare della fascista a Meloni sia di sinistra. Ma soprattutto è convinta che lo pensi il suo popolo. Così facendo però confonde chi è dentro il recinto con la totalità degli italiani.

Questo approccio sancisce un ruolo squisitamente minoritario del partito e della coalizione che si andrà a costituire in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Se necessario anche rinnegando se stessi come per il referendum sul Jobs Act e -se la linea non cambia- anche per quello ormai prossimo sulla separazione delle funzioni dei magistrati .

Chi come il sottoscritto guarda ormai da fuori alle involuzioni del Partito Democratico, a volte si lascia andare in un malinconico ma perché i riformisti del Pd tacciono?. Devo fare mea culpa, la domanda è mal posta. La domanda da rivolgere è unaltra: perché tace chi ha creduto nellUlivo di Prodi prima e nel Pd di Veltroni poi?. Prendo un prestito un ultima volta le parole di De Angelis: «La verità è che, sotto il profilo politico, le ragioni fondative [del PD] appaiono sempre più sbiadite. Sbiadita è lidea maggioritaria di misurarsi col popolo, andando a conquistare, partendo dal proprio punto di vista, cuore e cervello di chi non la pensa come te. E fare di questo il baricentro di una alternativa.».Non è un caso, temo, che voci e realtà che invocano un lavoro dal bassosui contenuti (penso a Base di Marco Bentivogli o Più Uno di Ernesto Ruffini) siano ignorate. Non sono funzionali al progetto, nonostante siano anche loro testardamente unitari.

Che questo Pd non ha nulla a che fare con il Pd per come era nato è un problema solo per chi ha creduto convintamente nella scelta di dare vita al Pd. E sono loro che il campo cosiddetto largo sta perdendo sempre più, ingrossando le fila dellastensione se non del centrodestra.

Linvito che rivolgo ai miei amici e compagni di Libertà Eguale è quello di tornare a credere nellidea che si possa costruire una proposta unitaria di tutti i riformisti. Se non è più possibile farlo dentro il Pd, lo si faccia almeno dentro la coalizione, dando voce a chi sa uscire dal recinto delle proprie certezze ideologiche per parlare a tutto il Paese. Se tornare al Pd proprio non si può, torniamo quantomeno allUlivo.

Il governo sta mostrando sempre più le sue debolezze, se resterà ancora lì dopo le prossime elezioni non sarà per colpa degli elettori o del destino cinico e baro, ma colpa di chi non ha avuto la forza di pensare prima e costruire poi una alternativa credibile.

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