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L’Europa è il nostro futuro: quel filo rosso tra Ventotene e Mattarella

Alberto Colombelli domenica 14 Settembre 2025
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di Alberto Colombelli

“Ventotene da luogo di reclusione e oppressione sull’uomo e segno dell’assolutismo che gravò sull’Italia con il regime fascista, si è trasformata da tempo in uno dei luoghi ispiratori della affermazione dei valori di pace e democrazia che contraddistinguono l’esperienza di ciò che è divenuta la Unione Europea.” (…) “Fare l’Europa per superare la logica del conflitto e delle guerre, per evitare la oppressione dell’uomo sull’uomo, per ribadire la dignità di ogni essere umano, di ogni persona. Questo fu il messaggio potente che venne dagli esponenti antifascisti reclusi nell’isola, la cui lezione di vita rappresenta un esempio per le giovani generazioni.” (…) “È un compito destinato a riproporsi per ogni generazione, quello di inverare i valori di libertà che caratterizzarono la battaglia dei fondatori.” (Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, messaggio alla prima “Conferenza europea di Ventotene per la Pace e la Democrazia”, 12 settembre 2025)

Ci sono parole che fanno la differenza, escono dalla quotidiana retorica, contengono una visione, offrono ispirazione.

Lo sono quelle con cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accompagnato il proprio messaggio alla prima “Conferenza europea di Ventotene per la Pace e la Democrazia” il 12 settembre scorso, promossa dalla Vice Presidente del Parlamento europeo Pina Picierno (Partito democratico, Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo).

Una volta ancora il Presidente Mattarella ci chiede di essere artefici del nostro futuro.

Perché come sempre il cambiamento parte e dipende da ciascuno di noi.

Ogni generazione è chiamata a vivere un momento in cui nel proprio percorso si trova a confrontarsi con la Storia.

Questo è il nostro.

Di fronte ad un mondo in cui le nostre certezze vengono smantellate una dopo l’altra, in un crescendo che può condurre al nichilismo più puro ed alla convinzione che nulla sia più possibile, serve trovare in noi stessi il coraggio e la passione per affrontare il presente e proiettarci nel futuro.

Lo si può fare solo coltivando quei valori che ci hanno permesso di vivere in una condizione privilegiata in tutti i decenni di pace che grazie all’Unione europea ci hanno accompagnato dopo il secondo conflitto mondiale.

Valori che trovano nella democrazia liberale e nello stato di diritto la loro espressione, nel multilateralismo il prevalere della diplomazia e delle leggi rispetto all’aggressività e alla forza, della pace rispetto alla guerra.

Oggi più che mai sono quanto di più prezioso di fronte ad un mondo al contrario in cui c’è chi non sa o non vuole distinguere tra aggressori e aggrediti, che denuncia i difetti di un mondo democratico che difende quelli che riconosce come diritti inviolabili e contemporaneamente minimizza sulle gravi violazioni degli stessi da parte dei regimi autocratici, che punta ad assumere su ogni singola questione posizioni estreme e radicali piuttosto che cercare di trovare quell’equilibrio che con gradualità permetta di interrompere il progressivo declino in cui ci si trova coinvolti, come in un inevitabile gioco a perdere in cui ogni giorno è sempre peggio del precedente.

Quando chi deve offrire le risposte appare non in grado, chi si propone come leader politico evidenzia di non disporre di una cultura di governo, l’unica risposta possibile ciascuno la deve trovare innanzitutto dentro di sé, assumendosi una responsabilità da figlio ricostruttore di quelle istituzioni, di quei valori e di quegli strumenti che la visione e il coraggio dei loro Padri fondatori ci hanno lasciato in eredità.

In questo tempo questa deve essere la nostra missione, cercando poi lungo la strada compagni di viaggio con cui svilupparla, insieme.

Lo possiamo fare partendo dalla fortuna di vivere in Europa e di disporre di un’istituzione come l’Unione europea che ci ha permesso all’interno dei suoi confini di conoscere solo tempi di democrazia, di libertà e di pace.

Quello europeo è un progetto ambizioso solo parzialmente compiuto, al quale quotidianamente si chiedono risposte che vanno decisamente oltre le sue attuali vere possibilità, con un’opinione pubblica che anche strumentalmente viene mantenuta ignara dei motivi di fondo di questi suoi limiti.

Così se siamo veri democratici questo è innanzitutto il momento di farci carico di colmare questo gap di conoscenza sul funzionamento delle istituzioni europee.

E soprattutto poi dobbiamo impegnarci per sostenere qualsiasi tentativo volto a migliorare la governance dell’Unione europea, prerequisito essenziale perché si realizzi finalmente un’Europa più politica e più democratica, con suoi rappresentanti eletti in liste transnazionali rappresentative di veri partiti politici europei, dotata di una sua autonomia finanziaria, fiscale e soprattutto strategica, così da poter essere cuore nevralgico e centrale per il pieno rilancio di un nuovo ordine democratico capace di offrire un’alternativa forte e credibile in grado di contenere quella che oggi appare come un’inarrestabile ascesa di autocrazie sempre più assertive e tra loro organizzate.

Proprio per questo per me il passaggio chiave del recente Discorso sullo stato dell’Unione pronunciato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è, al di là di questioni per quanto importanti strettamente contingenti, in queste sue parole:

“Sostengo il diritto di iniziativa del Parlamento europeo. E credo che sia necessario passare alla maggioranza qualificata in alcuni settori, ad esempio in politica estera. È ora di liberarsi dalle catene dell’unanimità.” (Ursula von der Leyen, Discorso sullo stato dell’Unione, 10 settembre 2025)

Il primo passo da compiere in questa direzione ce lo ha indicato in modo chiaro ed autorevole Sandro Gozi sempre venerdì 12 settembre da Ventotene:

“Studiate, ragazzi. Studiate. Per avviare un processo di riforma basta la maggioranza semplice. Se Craxi e Andreotti nel 1995 quando Thatcher stava atterrando a Linate avessero detto ‘Oddio, non possiamo avviare il processo di revisione dei Trattati perché ci vuole l’unanimità’ si sarebbero fatti bloccare da Thatcher. Thatcher ha scoperto durante il Consiglio europeo di Milano che si può avviare un dibattito di riforma dei Trattati a maggioranza semplice. Quella regola là, che ha permesso ad una parte del progetto di Spinelli del 1984 di diventare realtà attraverso l’Atto Unico, è la stessa oggi. Quindi spingiamo su 14 leader del Consiglio europeo che abbiano il coraggio di aprire questo dibattito. Perché io sono sicuro che se si apre questo dibattito arriveremo a fare almeno parte di quelle riforme che sono assolutamente urgenti e necessarie oggi.” (Sandro Gozi, Europarlamentare, Renew Europe, 12 settembre 2025)

Un invito da fare proprio ed accogliere prontamente, oggi più che mai per i motivi sempre indicati dalla Presidente della Commissione europea l’altro giorno nel suo Discorso sullo stato dell’Unione:

”L’Europa è in lotta. Una lotta per un continente unito e in pace. Per un’Europa libera e indipendente. Una lotta per i nostri valori e le nostre democrazie. Una lotta per la nostra libertà e la nostra capacità di determinare autonomamente il nostro destino. Non ci siano dubbi: questa è una lotta per il nostro futuro.” (Ursula von der Leyen, Discorso sullo stato dell’Unione, 10 settembre 2025)

L’Europa sinonimo di democrazia, di libertà e di pace è il nostro futuro, i valori che rappresenta ed esprime sin dalla sua fondazione devono in questo contesto essere rilanciati e riaffermati attraverso quelle che oggi per i riformisti possono e devono rappresentare le madri di tutte le riforme.

“Da qui, dall’isola dove nacque l’idea di integrazione europea, dobbiamo trarre il coraggio e la determinazione necessari a costruire un’Europa politica, davvero unita, capace di incidere sull’attuale ordine mondiale e di difendere i nostri valori fondanti: libertà e democrazia.” (Giorgio Gori, Europarlamentare, Partito democratico, Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo, 13 settembre 2025)

Da riformisti dobbiamo farlo insieme, senza remore e senza ulteriori esitazioni, con ogni iniziativa che sia capace di leggere il nostro tempo e costruire una visione di futuro che vada oltre quegli sterili posizionamenti ideologi che oggi promuovono il populismo e risultano inadeguati di fronte alla complessità delle questioni aperte.

A Bergamo ora proveremo a farlo anche attraverso il nuovo locale Circolo Matteotti, spazio di cultura riformista, che all’interno di un network che già coinvolge più città cerca di seguire in singoli territori la preziosa traccia offerta a livello nazionale da Libertà Eguale, da 25 anni casa dei riformisti italiani: il primo appuntamento venerdì 19 settembre 2025, ore 18:15 alla Sala Tremaglia del Teatro Donizetti con ospiti Claudio Martelli, Maria Elena Boschi, Emilio Del Bono e Mattia Palazzi moderati da Giorgio Gori.

Continuiamo a tenere accesa, insieme, la speranza nel nostro futuro.

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