di Stefano Ceccanti
Libertà eguale si ritrova il 31 ottobre a Livorno – alle 9.30 presso la Sala conferenze della Compagnia Portuali – per ragionare sulla difesa europea, una settimana dopo la riunione dei riformisti Pd a Milano sulla crescita.
In molti hanno collegato gli eventi perché essi hanno un’ispirazione comune: sviluppare un’iniziativa assertiva su contenuti riformisti di cui si avverte il bisogno nel campo di forze alternativo all’attuale maggioranza, campo che appare percorso da tendenze varie, in larga parte inadeguate a realizzare una seria alternativa di Governo, tra allarmismi democratici che sono spesso lo specchio di una debolezza programmatica, fughe massimaliste, difese acritiche dello status quo sulle istituzioni e così via.
Rilevante però è anche la differenza: l’iniziativa della minoranza Pd mira chiaramente a segnalare l’esistenza tra i Democratici di un’area che non fa sconti alla debolezza dell’attuale dirigenza, chiudendo con atteggiamenti di appeasement interno che nulla hanno a che fare con l’esigenza di unità interna, correttamente intesa, di un partito a vocazione maggioritaria.
Libertà Eguale non è invece, vale la pena di ribadirlo con chiarezza, un’area politica interna al Pd. Vi si ritrovano persone che fanno riferimento a tutto l’arco del centrosinistra riformista, anche senza un’appartenenza personale a uno dei partiti di quest’area.
Il tema della difesa europea è uno di quelli decisivi giacché occorre evitare di confondere due piani diversi.
Il primo è quello di riconoscere senza ambiguità l’esigenza di una difesa che faccia fronte all’aggressività reale delle autocrazie e al disimpegno sostanziale in questo ambito dell’Amministrazione Trump.
Il secondo è quello di imputare la responsabilità di questo nuovo ruolo all’Unione europea più che a una somma di iniziative separate dei singoli Stati al di là delle forme concrete che si potranno individuare in sede europea: con strumenti comuni o col coordinamento di quelli statali.
Nel centrosinistra questi due piani non vanno confusi giacché spesso la seconda esigenza è utilizzata per negare la prima: si evocano magari esigenze radicali immediate, come tali non perseguibili subito (come l’esercito europeo) per rilevare l’assenza di consenso su di esse e quindi trarne come conseguenza la impossibilità di fare alcunché. E questo al netto delle posizioni del pacifismo astratto che nega in sé l’esigenza della difesa e che tende a denunciarla come presunto cedimento a una logica aggressiva. Come se la storia del Paese non ci ricordasse che il pacifismo reale della Repubblica non fosse iniziato con l’adesione alla Nato nel 1949, primo caso di applicazione delle limitazioni di sovranità dell’articolo 11 della Costituzione, articolo che va sempre letto tutto intero.
All’incontro parteciperanno, tra gli altri, Anna Bucciarelli, Marco Simiani, Pina Picierno, Claudia Mancina, Lorenzo Guerini, Piero Fassino, Federico Fabbrini, Giorgio Tonini, Lia Quartapelle, Enrico Morando, Gino Fantozzi e il sottoscritto.
L’ingresso è libero.

Vicepresidente di Libertà Eguale e Professore di diritto costituzionale comparato all’Università La Sapienza di Roma. È stato Senatore (dal 2008 al 2013) e poi Deputato (dal 2018 al 2022) del Partito Democratico. Già presidente nazionale della Fuci, si è occupato di forme di governo e libertà religiosa. Tra i suoi ultimi libri: “La transizione è (quasi) finita. Come risolvere nel 2016 i problemi aperti 70 anni prima” (2016). È il curatore del volume di John Courtney Murray, “Noi crediamo in queste verità. Riflessioni sul ‘principio americano'” , Morcelliana 2021.