Ad oggi, sciami di droni completamente automatizzati rimangono un’utopia fantascientifica, ma in un articolo pubblicato il mese scorso su Foreign Affairs, l’ex CEO di Google Eric Schmidt e l’ex funzionario del Dipartimento della Difesa Greg Grant, ora del Center for a New American Security, hanno scritto che la potenziale utilità dell’intelligenza artificiale in guerra è innegabile. Mentre i droni riempiono i cieli sulla linea di contatto tra l’Ucraina e l’esercito invasore russo, Schmidt e Grant hanno analizzato il potenziale dell’intelligenza artificiale di rivoluzionare il targeting. Con missili e droni russi che attaccano le città ucraine, hanno ipotizzato che per l’Ucraina, il futuro gold standard della difesa aerea basata sull’IA potrebbe essere rappresentato da droni automatizzati in grado di intercettare autonomamente gli attacchi. “Le aziende del settore della difesa stanno anche gareggiando per creare un’intelligenza artificiale in grado di coordinare gli attacchi di più droni in uno sciame automatizzato: il Santo Graal delle operazioni con i droni”, hanno scritto (https://www.foreignaffairs.com/russia/dawn-automated-warfare).
In un articolo su POLITICO Magazine, il giornalista Michael Hirsh scrive che la guerra basata sull’intelligenza artificiale potrebbe arrivare prima di quanto pensiamo. Sembra che la domanda ci stia spingendo in quella direzione. Hirsh scrive: “Alcuni scienziati dell’IA ritengono che il Pentagono abbia già imboccato una china pericolosa affrettandosi a schierare le ultime generazioni di IA come elemento chiave delle difese americane in tutto il mondo (…) Nonostante la politica ufficiale del Pentagono secondo cui gli esseri umani avranno sempre il controllo, le esigenze della guerra moderna – la necessità di prendere decisioni rapidissime, coordinare complessi sciami di droni, elaborare enormi quantità di dati di intelligence e competere con sistemi basati sull’IA costruiti da Cina e Russia – implicano che l’esercito sia sempre più propenso a dipendere dall’IA. Ciò potrebbe rivelarsi vero anche, in ultima analisi, quando si tratta della più esistenziale di tutte le decisioni: se lanciare o meno armi nucleari (…) Ho sentito comandanti delle forze combattenti dire: ‘Ehi, voglio qualcuno che possa prendere tutti i risultati di un’esercitazione di guerra e, quando mi trovo in uno scenario [di crisi], dirmi qual è la soluzione in base all’interpretazione dell’IA'”, afferma Schneider [Jacquelyn Schneider è direttrice dell’iniziativa Hoover Wargaming and Crisis Simulation della Stanford University], che si definisce una ‘millennial geriatrica’ e madre di due figli e che, insieme a molti dei suoi colleghi universitari, è preoccupata per la rapidità con cui si sta verificando il passaggio all’intelligenza artificiale. Nel pieno di una crisi, sotto pressione per agire rapidamente, teme che sarà più facile per quei comandanti accettare un suggerimento dall’intelligenza artificiale che contestarlo” (https://www.politico.com/…/pentagon-ai-nuclear-war…).
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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