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L’Italia e l’Europa sono più importanti del destino dei singoli

Davide Ricca venerdì 13 Settembre 2019
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di Davide Ricca

 

Non è stato assolutamente semplice anteporre l’interesse del Paese a quello di parte.

 

Grazie a Renzi una nuova prospettiva per il paese

Potete immaginare quanto sia difficile per chi vive e amministra una Circoscrizione a Torino sostenere un Governo che vede il PD alleato con i 5 Stelle. Un governo che vede nella propria compagine una Ministra che ha chiuso due anagrafi decentrate proprio nei quartieri che compongono la Circoscrizione 8. Quanto sarebbe facile oggi smarcarsi, far prevalere l’emotività, il senso di appartenenza rispetto alla ragione, o meglio alla ragion di Stato.

Grazie a Matteo Renzi l’Italia resta nel consesso europeo con un ruolo da protagonista e continua a collocarsi stabilmente nell’Occidente dei diritti. Contro chi chiedeva pieni poteri, contro una internazionale sovranista che gioca sulla paura del diverso e guarda con simpatia alla Russia di Putin, per primo ha messo in secondo piano se stesso, gli insulti e gli attacchi ricevuti, per dare al Paese una nuova prospettiva.

 

Una scelta difficile nel solco della Costituzione

Ripeto, alla domanda: “E’ stato difficile accettare e mettere da parte le nostre personali ambizioni, i nostri desiderata; spostarsi dal #senzadime al governo con i 5 stelle?” Sì, lo è stato; e lo è ancora. Speravamo in un governo istituzionale, ma i moderati del centrodestra continuano a dimostrarsi politicamente e culturalmente subalterni alla destra sovranista e ipernazionalista. All’ultimo congresso del PD ho sostenuto la mozione maggiormente contraria ad un’alleanza con i 5 stelle, ma se stai in un partito (ed in Italia la politica si fa stando nei partiti) ne accetti le decisioni, assunte tra l’altro in organismi democraticamente
eletti.

Vedere singole personalità che, seppur legittimamente, si smarcano pensando di andare a ricoprire quello spazio politico che sappiamo bene di rappresentare noi all’interno del PD oggi non solo è fastidioso, ma quasi indisponente. La politica certamente è fatta di scelte personali che però devono, secondo il dettato dell’articolo 49 della Costituzione, trovare una sintesi comunitaria nei partiti.

Se non fosse così il Presidente della Repubblica dovrebbe consultare, prima di affidare l’incarico di Presidente del Consiglio, tutti i singoli deputati e senatori (nel caso di Calenda doveva arrivare a confrontarsi anche con tutti gli eurodeputati italiani), e non le forze politiche guidate dal loro segretario.

Ma la Costituzione prevede altro. C’è anche chi ha provato a modificare la Costituzione (io ero tra quelli), ma ha perso e come è giusto il popolo è sovrano e va rispettato.

 

Il “NO” al referendum del 2016 ci porta verso un sistema proporzionale

Per tempo, durante la campagna referendaria, dissi che se avessero prevalso i “No” il Parlamento si sarebbe mosso verso sistemi elettorali di stampo proporzionale. Era logico succedesse e temo che così avverrà a breve. Ed è evidente che, in una logica proporzionale, alla vocazione maggioritaria che tende a mettere assieme culture diverse per candidarsi a governare il Paese si sostituisce una logica di appartenenza, che si concentra più sul voto di rappresentanza che sulla esigenza di governabilità, affidando ai partiti la mediazione parlamentale. Proprio come avveniva nella prima Repubblica.

Per tutta la vita ho voluto costruire un Partito Democratico di cui ho criticato (ed eravamo in pochi a farlo allora) la nascita per fusione a freddo, che mi ha portato a una adesione successiva. È certo, però, che quella comunità politica che è nata nel 2011 e che poi è cresciuta attorno alla Leopolda non permetterà mai che lo spazio politico di chi sostiene l’Italia dei sì, del merito, dei produttori, di chi pensa che la fatica e l’impegno abbiano un valore e che si debbano educare le nuove generazioni in tale senso, venga occupato da singolarità che oggi, allo sforzo collettivo che ha portato alla nascita del Governo Conte, privilegiano la rendita di posizione accarezzando il pelo agli scontenti e ai delusi. L’Italia e l’Europa sono più importanti che il destino dei singoli.

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