di Giovanni Cominelli
Ieri è stato indetto uno sciopero nazionale organizzato da vari sindacati per solidarietà a Gaza contro “il genocidio” israeliano a danno dei Palestinesi. Sono forse gli unici orrori al mondo quelli di Gaza? Secondo qualche comunicato sindacale pare di sì. Intanto, sul fronte russo-ucraino i giovani già caduti sono centinaia di migliaia, da ambo le parti, i profughi ucraini sono 6 milioni. La guerra civile sudanese ha già prodotto circa 150 mila morti. Ciò che sta accadendo nel centro-Africa, tra Congo, Nigeria e Boko-Haram arriva a malapena sui nostri teleschermi: si tratta di massacri quotidiani. Vogliamo passare alla Birmania?…
L’orrore è dappertutto lo stesso, ma l’ideologia e la politica politicante annebbiano lo sguardo. Secondo quello di una quota notevole di opinione pubblica italiana, a Gaza è in corso un massacro sistematico di civili inermi ad opera di un esercito armato fino ai denti. L’operazione pertanto può essere nominata in un solo modo: “genocidio”, appunto.
Piazze, sindacati, partiti, rettori e senati accademici rifiutano ostinatamente di prendere atto di un paio di verità-realtà: che a Gaza è in corso una guerra e che Hamas è un movimento politico-militare che a Gaza ha costruito uno Stato, dotato di un Esercito per farla. Hamas, fondata nel 1987, da Ahmed Yassin, un religioso palestinese attivista dei Fratelli Musulmani, ha sì esordito sulla scena del Medioriente con attentati terroristici suicidi. Perciò decine di Paesi, tra cui Israele, Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito sono corsi a classificarla come organizzazione terroristica. E’ stato un errore di sottovalutazione. Hamas ha praticato il terrorismo sanguinario, ma non è le BR dei Palestinesi: è l’Isis impiantato a Gaza. Gaza è uno Stato islamico.
Il 7 ottobre 2023 questo Stato ha scatenato una guerra di lunga durata contro lo Stato di Israele. Per conquistare un pezzo di territorio di Israele, per allargare il territorio di Gaza, per “Due popoli, due Stati”? No. Hamas non vuole allargare Gaza, non vuole “due Stati”, ne vuole uno solo per sé e perciò vuole fare sparire Israele dalla carta geografica del Medioriente. Secondo la definizione di Lemkin, è questo il genocidio! La tecnica del “pogrom” è simbolicamente coerente con questo obbiettivo mai nascosto. Per realizzare il quale Hamas si è lungamente preparata, con la formazione di un esercito di decine di migliaia di soldati/miliziani inquadrati e ben retribuiti, con l’accumulo di missili, bombe, droni e con lo scavo di centinaia di km. di tunnel, il tutto al costo di miliardi di dollari. E al prezzo dell’uso bellico e del martirio dei civili, se é vero che scuole, uffici, ospedali, grattacieli sono utilizzati per la guerra totale.
La rappresentazione, secondo cui Hamas è un popolo di civili inermi, sui quali l’IDF spara sadicamente, é propaganda di guerra, non è la realtà. E’, semmai, la realtà atroce della guerra, nella quale i militari palestinesi e israeliani si uccidono a vicenda e i civili muoiono in quantità maggiori dei militari. E’ la storia della Seconda guerra mondiale e di quelle successive. In Europa eravamo stati abituati a pensare la guerra come un fenomeno del passato. E’ riapparsa dapprima sul fronte russo-ucraino e un anno dopo in Medioriente. Essa interpella la nostra umanità più profonda.
Cosa fare per contribuire a fermarla?
Occorre incominciare da una terapia del linguaggio. “Guerra” qui significa che l’aggressore è Hamas, che l’aggredito è Israele. O no?! C’è un modo semplice e immediato per porre fine alla guerra a Gaza. E’ stato proposto da Israele, dall’Autorità nazionale palestinese e dalla Lega Araba: che Hamas consegni gli ostaggi e deponga le armi. Finora, in nessuna manifestazione in Italia si è mai sentito questo appello elementare. Tutti in appoggio ad Hamas. D’altronde, perché Hamas dovrebbe arrendersi, se l’opinione pubblica europea chiede, invece, a Israele di farlo? Se Hamas non consegna le armi e gli ostaggi, la guerra continua. Alla guerra di annientamento, dichiarata da Hamas, Israele non può dare nessun’altra risposta che quella di cercare di annientare l’annientatore. Hitler voleva annientare gli Ebrei, ma si limitava a voler sottomettere i popoli baltici e balcanici. Hamas non vuole sottomettere Israele, lo vuole distruggere. Per decenni la sinistra israeliana aveva puntato su “Due popoli, due Stati”. Né la Lega Araba, né l’ANP hanno mai accettato, fino a qualche mese fa, questa prospettiva.
Con ciò hanno ottenuto tre effetti: la guerra endemica in Medioriente, la perdita di credibilità della sinistra israeliana, la vittoria del Likud e delle posizioni integraliste di estrema destra, che allo slogan di Hamas “la Palestina dal Giordano al mare”, rispondono “Israele, dal Nilo all’Eufrate”. Landini chiama a schierarsi con Hamas. Perciò la guerra non si fermerà. Ma se ne può sempre fare un cinico uso politico interno. Tra un po’ si vota…

E’ stato consigliere comunale a Milano e consigliere regionale in Lombardia, responsabile scuola di Pci, Pds, Ds in Lombardia e membro della Commissione nazionale scuola, membro del Comitato tecnico scientifico dell’Invalsi e del CdA dell’Indire. Ha collaborato con Tempi, il Riformista, il Foglio, l’ Avvenire, Sole 24 Ore. Scrive su Nuova secondaria ed è editorialista politico di www.santalessandro.org, settimanale on line della Diocesi di Bergamo.
Ha scritto “La caduta del vento leggero”, Guerini 2008, “La scuola è finita…forse”, Guerini 2009, “Scuola: rompere il muro fra aula e vita”, BQ 2016 ed ha curato “Che fine ha fatto il ’68. Fu vera gloria?”, Guerini 2018.