di Alberto Bianchi
Dall’illusione al risveglio: l’ora della verità per l’Europa. Nel suo intervento al panel “Quale orizzonte per l’Europa?”, nell’ambito della prima giornata del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, Mario Draghi ha tracciato un quadro impietoso dello stato attuale dell’Unione Europea. Con parole nette, ha denunciato “l’evaporazione dell’illusione di contare” da parte dell’UE, che si è ritrovata spettatrice passiva di eventi cruciali come la guerra in Ucraina, i bombardamenti ai siti nucleari iraniani e il massacro di Gaza. “L’illusione evaporata”, a cui si riferisce Draghi, è quell’idea per la quale molti hanno pensato – per lungo tempo – che “la sola dimensione economica dell’Europa, con i suoi 450 milioni di consumatori, potesse tradursi automaticamente in potere geopolitico”. Secondo l’ex Presidente del Consiglio, “… il 2025 segna la fine di questa illusione …”.
Non è qui il caso di analizzare puntualmente l’intero testo dell’intervento di Draghi, anche considerando che detto compito è già in atto da parte dell’informazione stampata, televisiva e digitale, così come numerose sono le prese di posizione di politici di maggioranza e di opposizione sulle cose dette dall’ex Governatore della Bce. Egli, d’altro canto, non ha usato giri di parole. Di fronte a una platea attenta e partecipe, ha lanciato un monito severo sullo stato dell’Unione Europea: un’Europa che paga, ma non decide; che osserva, ma non agisce.
Nondimeno, Il suo intervento al Meeting di Rimini non ha avuto solo il tono di una diagnosi lucida e impietosa, ma anche quello di una proposta politica implicita, che potrebbe segnare una svolta. Il messaggio è chiaro: la forza economica non basta più. Senza una “volontà politica comune”, l’Europa rischia di diventare irrilevante.
È su questo punto specifico della volontà politica di reazione che intendo soffermarmi. Infatti, nel suo severo discorso sullo stato attuale dell’Unione europea, Draghi indica anche una via d’uscita dalla crisi che vive l’Europa. Un passo, in tal senso, vorrei citare letteralmente: “La presenza dei cinque leader di Stati europei e dei Presidenti della Commissione e del Consiglio Europei nell’ultimo incontro alla Casa Bianca è stata una manifestazione di unità che vale agli occhi dei cittadini più di tante riunioni a Bruxelles”. Da notare, in questo passaggio dell’intervento, il richiamo distinto alla presenza di cinque leader di Stati europei (Macron, Starmer, Merz, Stubb, Meloni) che sono i promotori e gli animatori della Coalizione dei Volenterosi e, nello stesso tempo, ad eccezione del britannico Starmer, membri dell’Ue. Un passaggio che richiama l’idea di un nucleo di Stati pronti a cooperare più strettamente su difesa, energia, innovazione e politica estera, bypassando le lentezze dell’unanimità e le divisioni interne all’Ue. Non una rottura con Bruxelles, dunque, ma un’accelerazione guidata da chi è disposto a rischiare.
Insomma, in un’Europa dove non tutti i governi procedono con lo stesso passo, alcuni paesi mostrano la volontà e la capacità di andare avanti – come la Coalizione dei Volenterosi, per l’appunto. Se questi Stati scelgono di collaborare con determinazione ed uno sguardo rivolto al futuro, possono diventare il motore di una più avanzata forma di integrazione dell’Unione europea, spingendo quest’ultima verso una nuova fase di slancio politico e di coesione.
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.