di Alberto Bianchi
Dopo il discorso di Giorgia Meloni al Meeting di Comunione e Liberazione, molti commentatori e analisti politici si sono soffermati sulla determinazione con cui la presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia sta cercando da tempo – con riscontri positivi, dal suo punto di vista, che non si possono negare – di allargare e consolidare un rapporto con i settori del mondo cattolico moderato. Questo intento da parte di Meloni è evidente, ma sarebbe riduttivo circoscriverlo al solo aspetto del dialogo tra politica e cattolicesimo moderato. Il successo della leader al Meeting di CL è il segnale di una questione più ampia, che riguarda non solo Fratelli d’Italia, ma anche il principale partito d’opposizione: il Partito Democratico.
Tale questione ha un nome preciso: corpi intermedi della società civile. Comunione e Liberazione, così come i sindacati, le associazioni di categoria (Confcommercio, Confindustria, Coldiretti), le cooperative, le ACLI e altre realtà simili, rappresentano quelle organizzazioni che si collocano tra il cittadino e lo Stato – appunto, corpi intermedi – e svolgono un ruolo di rappresentanza, mediazione e partecipazione nella vita democratica. Non sono istituzioni pubbliche, ma nemmeno semplici individui: si trovano in una posizione “intermedia” e agiscono come ponte tra le esigenze delle persone e le decisioni delle istituzioni politiche e dei partiti. A differenza di alcuni attori politico-partitici, la cui azione sembra guidata esclusivamente dalla lotta radicale per i diritti individuali, i corpi intermedi svolgono una funzione sociale promuovendo il bene comune e la coesione. In sintesi, i corpi intermedi – insieme ai partiti politici che aspirano a una funzione nazionale nelle istituzioni e nel corpo sociale – si dedicano alla cura del tessuto connettivo della democrazia, contribuendo alla costruzione di una società più equa e partecipata.
Occorre riconoscere che, fin dai primi passi del suo governo, Giorgia Meloni ha manifestato una chiara volontà di costruire un rapporto solido con i corpi intermedi. In un intervento pubblico al Villaggio Coldiretti, il 4 ottobre 2022, ha affermato: «Io credo nei corpi intermedi, nella serietà di chi alcune materie le vive ogni giorno. La politica deve ascoltare e decidere, ma deve anche avere l’umiltà di chiedere a chi le questioni le vive nel proprio quotidiano quali possano essere le soluzioni migliori».
Questa posizione non è solo retorica: si traduce in un’azione politica pragmatica che valorizza la mediazione sociale e la rappresentanza organizzata. Meloni, dal momento della costituzione del proprio governo, ha cercato di coinvolgere sindacati moderati, come la CISL, con cui ha trovato convergenze su temi quali la partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa; associazioni di categoria, come Coldiretti e Confartigianato, con cui ha avviato un dialogo costante; il terzo settore e il volontariato, riconoscendone il ruolo nella coesione sociale; e diverse realtà del mondo cattolico moderato. Questa apertura, rifiutando la disintermediazione tipica del populismo digitale (come quello dei 5 Stelle), tenta invece di recuperare il valore della rappresentanza sociale. È una destra neoconservatrice che – almeno nella leadership di Meloni – si mostra pragmatica e capace di costruire alleanze con il Paese reale.
Questo è stato, a mio avviso, il filo conduttore del discorso al Meeting di Rimini di CL, rispetto al quale la sinistra, e in primo luogo il PD, non ha saputo impostare un’efficace risposta in termini di analisi e confronto serrato. Questa debolezza dialettica da parte della sinistra colpisce ancor più se si considera che la ricerca e il rapporto con i corpi intermedi della società civile italiana sono sempre stati presenti e attivi nella storia politica e sociale delle forze di sinistra e progressiste. Tuttavia, qualcosa di grave è intervenuto a provocare una soluzione di continuità nel modo d’essere e di operare della sinistra. In tal senso, intendo soffermarmi in particolare sul partito che dovrebbe rappresentare il soggetto guida di uno schieramento di centrosinistra alternativo all’esecutivo Meloni.
Il Partito Democratico, sotto la guida di Elly Schlein, mostra una relazione ambigua o, addirittura, volutamente non ricercata con i corpi intermedi. La biografia politica di Schlein è legata piuttosto al mondo del radicalismo movimentista, alle battaglie per i diritti individuali e alla costruzione di una sommatoria identitaria delle minoranze e degli esclusi. Il partito sembra quindi faticare a costruire un rapporto strutturato con le organizzazioni sociali ed i corpi intermedi tradizionali e nuovi.
Un esempio emblematico è il congresso che ha portato Schlein alla segreteria: il voto degli iscritti, che premiava Bonaccini, è stato ribaltato dal voto aperto, segnando la vittoria di un “partito liquido”, non organizzato, non più interessato o incapace di impostare una strategia di dialogo con i corpi intermedi consolidati. L’anima movimentista del gruppo dirigente schleiniano prevale su quella più istituzionale dell’insieme del partito, generando una debole interlocuzione con il mondo della rappresentanza sociale.
Il tentativo di Meloni di costruire un rapporto solido con i corpi intermedi è, finora, prevalentemente politico-pragmatico, ma non si può escludere che, nel lungo periodo, possa produrre una propria configurazione culturale, richiamandosi anche a una tradizione nazionale che vede nella mediazione sociale un pilastro della democrazia. Al contrario, il PD di Schlein sembra orientarsi verso una prospettiva di partito radicale di massa, ma frammentato e privo della funzione nazionale di partito di governo. In questo senso, la destra appare oggi più “istituzionale” della sinistra, almeno sul piano della rappresentanza sociale.
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.