LibertàEguale

Digita parola chiave

Né predatori né prede. La strategia del toro europeo

Giorgio Tonini lunedì 17 Novembre 2025
Condividi

di Giorgio Tonini*

 

Grazie a tutti per questo scambio di idee così ricco e illuminante.

Essendo chiamato a tirare le fila di quello che ci siamo detti, vorrei proporvi un’immagine che mi sembra efficace per descrivere la sfida che si gioca al cuore della nostra domanda: l’Europa è un erbivoro in un mondo di carnivori. E da questo si deduce di solito che dobbiamo diventare carnivori anche noi.

 A me piace molto la carne soprattutto come è fatta in Toscana, ma sono in disaccordo con questa tesi. Io penso al contrario che l’Europa debba restare orgogliosamente erbivora pur in un mondo di carnivori. Perché? Perché a differenza degli Stati membri dell’Europa, che hanno tutti una storia di carnivori, sono tutti stati predatori, l’Europa è nata per farla finita con gli Stati predatori. Se prendiamo gli inni nazionali dei paesi europei, vediamo che sono tutti inni nazionali che grondano sangue dei nemici e si vantano delle vittorie, degli stermini addirittura, in molti casi, peraltro, consumati contro i nemici europei.  Anzi quasi sempre i nemici erano europei.

L’Europa che nasce da De Gasperi e Spinelli, come ricordato poco fa da Federico Fabbrini, nasce proprio per farla finita con questa cosa, cioè che lo Stato è un animale carnivoro e quindi predatore. Detto questo, però… Cosa facciamo noi erbivori con i carnivori che ci stanno intorno? Non vogliamo essere predatori ma possibilmente vorremmo evitare di essere prede. E allora qui ci soccorre a un po’ la mitologia, dicendoci che ci sono erbivori ed erbivori.

L’erbivoro europeo è un toro. Il nostro continente prende infatti il proprio nome da Europa, una bellissima fanciulla fenicia (oggi sarebbe libanese) che si innamora di Zeus, il quale gli si è presentato sotto le sembianze di un toro, conquistandola, peraltro, attenzione!, con la propria  mansuetudine. Questa è l’aspetto sorprendente della storia. Uno pensa che il toro conquista la bella ragazza per altre ragioni: con la violenza, per la propria potenza… No, Europa è convinta a seguirlo dalla sua mansuetudine. E però il toro non è proprio una preda. Se noi pensiamo a una preda, pensiamo a un agnellino, a un cerbiatto. Pensiamo a un povero essere indifeso. È la storia del lupo e l’agnello. Ma se sei un toro… Non sei una preda, ma al tempo stesso puoi non essere un predatore, puoi rivestirti mansuetudine.  Ecco, l’Europa non deve, non vuole, non può essere un predatore e nello stesso tempo non è nemmeno una preda. E perché il toro non è una preda? Diciamo pure perché è un animale possente e vigoroso, sulla testa ha delle belle corna robuste  e le corna spaventano i predatori. Allora…

L’Europa che voglia restare erbivora in un mondo di carnivori e anzi sostenere la superiorità del modello dell’erbivoro rispetto ai carnivori, ha bisogno delle corna. Cioè ha bisogno di un sistema di difesa, ha bisogno della capacità di difendersi, di salvaguardare proprio la sua diversità. Diremmo, se Claudia Mancina che è molto più esperta di me in queste cose non mi corregge, che l’Europa deve mantenere la propria identità kantiana. L’Europa unita nasce kantiana, perché è stata fondata cioè sull’idea che la pace si costruisce mettendo insieme, federando democrazie che proprio perché sono democratiche si difendono ma non aggrediscono, non fanno la guerra agli altri: la fanno solo se vengono attaccate. Quello di Kant era un sogno, in un’Europa ancora devastata dalle guerre intestine, ma l’Unione europea nasce da questo sogno: non aggredire nessuno. Ripudiare la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri.

Se quest’idea non vuol restare solo un sogno ma vuole diventare realtà, deve essere praticabile, e questo vuol dire che, come ci direbbe Federico Fabbrini, le corna devono stare su una testa. Perché le corna non è che il toro ce le ha in mano: le ha sulla testa. Il punto è chiaro:  non c’è difesa se non c’è testa politica, se non c’è l’auctoritas politica. Quindi le due cose si identificano molto di più di quanto non sia stato con la moneta unica. Perché la Banca Centrale Europea è stata l’altra grande costruzione che ci ha fatto sognare, ci ha fatto persino entusiasmare, all’idea di avere finalmente in tasca, non tutti gli europei, ma buona parte degli europei, la stessa moneta. Nella cultura liberale la banca centrale è autonoma rispetto al governo, rispetto all’autorità politica, anzi più è autonoma più è forte e va a difesa con le unghie e con i denti. Guardate cosa sta succedendo negli Stati Uniti. Non è certamente un caso che Trump, nel suo attacco alla democrazia liberale, stia aggredendo l’autonomia della Fed, della banca centrale degli Stati Uniti. L’Europa unita non aveva quest’organo ma se l’è dato, costruendo una banca europea che se ne sta a Francoforte, non sta a Bruxelles, non sta anzi in nessuna capitale europea, dimostrando in questa distanza simbolica e logistica che essere autonomi dal potere politico è una cosa possibile.

Ora, però, non è possibile tenere lo strumento militare lontano dal potere politico. E quindi sta qui tutta la difficoltà gigantesca del problema. Le corna hanno bisogno della testa. E la testa ha bisogno di un corpo. E quindi noi abbiamo bisogno di costruire un’Europa più forte con tutte le cose che ci siamo detti in questa sala un anno fa commentando il rapporto Draghi su cui ora non torno. È questo il mio auspicio, con cui voglio concludere il mio intervento. Vorrei che questo progetto fosse la nostra bandiera. Vorrei che ci unissimo intorno all’idea di costruire un’Europa toro, cioè forte, capace di difendersi proprio in nome della pace, in nome dei valori pacifici, democratici, di libertà che sono costitutivi del nostro sogno europeo. Questa deve essere la piattaforma fondamentale dei riformisti europei e per quanto ci riguarda, per cominciare, dei riformisti italiani.

A questo punto, ritengo necessario chiudere citando l’ultimo intervento di Draghi a Oviedo, in occasione dell’assegnazione di un premio per la costruzione dell’Europa. In tale contesto Draghi ha usato questa espressione eloquente del federalismo pragmatico che sta funzionando ed è molto utile.  Naturalmente è solo una formula verbale, e sappiamo ben che a volte si usano le formule verbali per eludere i problemi, ma io credo che  essa ci indichi efficacemente qual è l’unico terreno di gioco realistico per il nostro sogno di un’Europa unita, libera e forte. È il terreno di un federalismo pragmatico da tessere attraverso la costruzione di volontà comuni all’interno dei paesi europei. Federalismo pragmatico vuol dire, sì, sognare il momento della federazione europea, degli Stati Uniti d’Europa, ma nello stesso tempo non lasciare cadere nessuna delle cose che sono già qui, oggi, in corso nella nostra bella terra europea, che rischiano di cadere per terra se non le sosteniamo. Non perdiamo di vista nessuna delle cose che si stanno facendo concretamente.  Prima Stefano Ceccanti parlava di già e non ancora. È questo il federalismo pragmatico. Federico Fabbrini, nel suo ultimo intervento, ci ha aggiunto un tocco visionario, che ritengo molto suggestivo, dicendo che questa formula   vuole esprimere qualcosa di più: indica l’atteggiamento di chi resta con i piedi per terra ma nello stesso tempo con la testa che guarda lontano.

Insomma, De Gasperi, di cui Federico Fabbrini ha ricordato il fondamentale impegno a favore della difesa comune europea, con la promozione del CED, avrebbe detto che dobbiamo adottare il modo di camminare del montanaro. Il montanaro deve stare attento a dove mette i piedi, ma deve anche avere chiara la meta che vuole raggiungere. Grazie.

 

*Intervento pronunciato al Convegno di LibertàEguale: “Difesa Europea” – Livorno, 31 ottobre 2025

Tags:

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *

Privacy Preference Center

Preferenze

Questi cookie permettono ai nostri siti web di memorizzare informazioni che modificano il comportamento o l'aspetto dei siti stessi, come la lingua preferita o l'area geografica in cui ti trovi. Memorizzando l'area geografica, ad esempio, un sito web potrebbe essere in grado di offrirti previsioni meteo locali o notizie sul traffico locale. I cookie possono anche aiutarti a modificare le dimensioni del testo, il tipo di carattere e altre parti personalizzabili delle pagine web.

La perdita delle informazioni memorizzate in un cookie delle preferenze potrebbe rendere meno funzionale l'esperienza sul sito web ma non dovrebbe comprometterne il funzionamento.

NID

ad

Statistiche

Google Analytics è lo strumento di analisi di Google che aiuta i proprietari di siti web e app a capire come i visitatori interagiscono con i contenuti di loro proprietà. Questo servizio potrebbe utilizzare un insieme di cookie per raccogliere informazioni e generare statistiche sull'utilizzo dei siti web senza fornire informazioni personali sui singoli visitatori a Google.

__ga
__ga

other