di Pier Paolo Pasolini
Nel 2025 ricorrono i 50 anni dalla scomparsa di Pier Paolo Pasolini, una delle figure più profonde della cultura italiana del Novecento. Tra le sue opere, uno dei testi meno noti ma sicuramente emblematici è “La scomparsa delle lucciole”, un saggio che affronta il tema del tramonto delle culture tradizionali e la loro sostituzione con una modernità omologante e consumistica.
In “La scomparsa delle lucciole”, Pasolini utilizza la metafora delle lucciole — una volta diffuse e caratteristiche di un mondo contadino e popolare ricco di vita e cultura — che stanno lentamente scomparendo, vittime di un processo che uniforma il pensiero, i costumi e i valori. Le lucciole incarnano quei saperi, tradizioni e forme di vita non mercificate, minacciate dall’espansione del capitalismo avanzato e dalla trasformazione culturale indotta dalla società di massa. Pasolini denuncia la perdita di quella biodiversità culturale che rappresentava una ricchezza antropologica, sostituita da un’omologazione che spiana le differenze e svuota di significato la vita stessa.
Lo scritto, invita a una riflessione sulle vie d’uscita possibili a questa crisi culturale e sociale. Il messaggio fondamentale di Pasolini può essere inteso come un monito a non abbandonare le radici profonde della cultura popolare e dei valori collettivi, ma invece a favorirne una rigenerazione profonda attraverso azioni congiunte di riforma sociale. Non si tratta di un ritorno nostalgico al passato, ma di recupero e valorizzazione di quei patrimoni immateriali, di quelle forme di solidarietà e diverse visioni del mondo che possono essere integrate in un disegno di cambiamento equo e sostenibile.
La via riformista si presenta come la risposta concreta a questo scenario, poiché propone un percorso di innovazione attraverso misure legislative, politiche culturali e programmi di inclusione che valorizzino le diversità sociali e culturali senza lasciarle soccombere sotto la pressione omologante del mercato globale. Le riforme possono porre al centro la tutela del patrimonio culturale, l’educazione civica, l’accesso equo alle risorse e la promozione di modelli di sviluppo sostenibili. In questo modo, si permetterebbe non solo la sopravvivenza, ma il fiorire di nuove “lucciole” capaci di illuminare la società contemporanea con nuovi valori di uguaglianza, libertà e partecipazione.
Come giovani, abbiamo una responsabilità unica nel custodire la lucciola della curiosità, dell’approfondimento e dell’interesse autentico per la politica. Dobbiamo impegnarci attivamente: dedicando tempo alla lettura critica di testi come quello di Pasolini, partecipando a dibattiti e assemblee e coltivando un approccio non superficiale alla politica che rifiuti il cinismo e il populismo. Solo così potremo tramandare questa luce interiore, trasformandola in un impegno concreto che illumini il futuro della nostra generazione.
In conclusione, a 50 anni dalla sua morte, Pasolini ci lascia un’eredità critica che risuona ancora attuale: la necessità di contrastare la scomparsa delle “lucciole” culturali e sociali attraverso una via riformista che non solo resista all’omologazione, ma promuova attivamente una società più libera, eguale e inclusiva. La sfida è quella di tradurre quel monito in azioni politiche e culturali concrete, in una visione riformatrice capace di coniugare tradizione e innovazione per dare un futuro a tutte le diversità che costituiscono la vera ricchezza di una comunità democratica.

Angelo Sessa è un giovane europeista e riformista, laureato in Scienze Politiche alla Lumsa e Giurisprudenza alla Sapienza. Già assistente della cattedra di relazioni internazionali, è stato Junior Analyst presso l’Osservatorio universitario della Lumsa per la Stabilità e Sicurezza del Mediterraneo allargato. Attualmente frequenta un master in Relazioni Istituzionali e lavora in una società di comunicazione.