di Alberto Colombelli
Il coraggio di prendere la parola e offrire il contributo che i riformisti possono dare, fondamentale e prezioso. Senza timori, senza remore, senza condizionamenti, senza diverse interpretazioni. Solo spirito costruttivo, con visione e azione, entrambe essenziali. Senza parlare di dinamiche di potere, ma solo cercando di trovare, insieme, prospettive e soluzioni.
Di ritorno dall’incontro di Milano tra i riformisti del Partito Democratico (e non solo) di giovedì 24 ottobre, questo è il primo appunto che mi sento di condividere a caldo. Questo è quello che mi porto a casa. Poche parole che esprimono un sentimento, che è il mio grazie a chi ha pensato a questo momento, in cui ritrovarci e sentirci finalmente parte di una comunità che si esprime, non più isolati e silenti, persi in riflessioni e visioni che non trovano riscontro nella realtà di questo nostro tempo, tanto complesso ma incapace di offrire un orizzonte che vada oltre la stretta contingenza e le quotidiane sterili e sempre più radicali contrapposizioni.
Essere riformisti significa leggere il proprio tempo senza piegarlo ad interpretazioni ideologiche e cercare, insieme, risposte alle principali questioni che sappiano proiettare verso un’idea di futuro da realizzare con gradualità ma con determinazione, senza pretendere immediatamente la perfezione in ogni proposta e solo soluzioni ideali che precludono a qualsiasi progresso, ma prendendosi la responsabilità di governare con serietà il cambiamento.
C’è un messaggio di serietà che viene rivendicato e di responsabilità che viene assunta.
C’è la sensazione di essere stati troppo a lungo diligentemente in silenzio, nel rispetto di dinamiche democratiche, ma allo stesso tempo rinunciando ad offrire il proprio contributo.
C’è il timore che tanto si sia perso in una società che giorno dopo giorno vede superare linee rosse inimmaginabili fino a poco tempo fa, in cui tante certezze su cui si era costruito il proprio destino sono svanite.
C’è il desiderio di difendere valori e ideali, democrazia liberale e stato di diritto, rispetto della dignità delle persone e coesione sociale, capacità di creare sviluppo e qualità della vita.
C’è la volontà di farlo ritornando a parlare un proprio linguaggio, non in contrapposizione a qualcuno ma per offrire un contributo, non per creare un nuovo recinto ma per uscire da quelli esistenti, non per chiudersi in una nuova bolla ma per allargare spazi ormai troppo angusti.
A Milano non si è parlato di nomi, poco di fatti, tanto di idee.
Ci si è ascoltati con attenzione, senza sovrapporsi.
Si è dato voce a chi voleva portare il proprio contributo anche dall’esterno del Partito Democratico, relatori capaci di offrire letture qualificate su temi che rappresentano oggi le principali preoccupazioni di chi vive con difficoltà la propria quotidianità e che non trova risposte nel dibattito politico, allontanandosene, come dimostra l’aumento dell’astensionismo.
Quell’astensionismo che fa sì che per vincere le elezioni oggi basti coinvolgere anche solo la propria piccola fetta di elettorato, contando sulla mancata partecipazione degli altri, rappresenta la fine della democrazia, che è quello che i riformisti non vogliono.
Il riformismo per realizzarsi non ha bisogno di recinti chiusi, sempre più piccoli e autoreferenziali come sono le bolle di oggi, in cui ci si parla solo tra simili ed ogni voce dissonante è considerata non un valore pluralista ma una minaccia all’ordine precostituito.
Il riformismo per realizzarsi ha bisogno di creare spazi sempre più aperti, in cui la pluralità di idee e di esperienze arricchisce la possibilità di sviluppare una visione all’altezza della missione che si intende perseguire.
A Milano è iniziato un percorso per creare spazi aperti al contributo costruttivo di tutti, un’esigenza fondamentale per il nostro tempo complesso.
Ringraziamo chi ha promosso questo evento: Lia Quartapelle, Giorgio Gori, Lorenzo Guerini, Pina Picierno, Graziano Delrio, Marianna Madia, Simona Malpezzi e Filippo Sensi.
Ringraziamo chi, partendo da lontano, ha contribuito nel tempo a generare e far crescere questa cultura politica e che era presente a Milano, seguendo i lavori con la consueta grande attenzione, come Claudio Martelli ed Enrico Morando, Presidente di Libertà Eguale, nostra storica casa dei riformisti italiani.
Ringraziamo chi ha offerto i suoi contributi. Si è discusso di crescita, occupazione, salari, welfare, Intelligenza artificiale, giovani, donne, Europa, Politica estera con molti ospiti tra cui Tito Boeri, Beppe Sala, Daniela Fumarola, Sofia Ventura, Francesco Longo, Luca Stanzione, Simone Gamberini, Federico Valtolina, Maurizio Ferrera, Alessandra Lanza e altri.
Ringraziamo chi ha partecipato, facendoci sentire immediatamente comunità.

Consulente d’impresa, esperto in Corporate Banking. Già delegato dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, è attivo nell’Associazione europeista Freedem e nell’Associazione InNova Bergamo. Ha contribuito al progetto transnazionale di candidatura UNESCO delle ‘Opere di difesa veneziane tra il XV e il XVII secolo’. Diplomato ISPI in Affari europei. Componente del Comitato scientifico di Libertà Eguale. E’ impegnato nella costruzione di una proposta di alleanza tra tutti gli europeisti riformatori.