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Pd, ha ragione Gentiloni: nessuna ambiguità sulla politica estera

Alberto Bianchi venerdì 17 Ottobre 2025
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di Alberto Bianchi

 

Le recenti dichiarazioni di Paolo Gentiloni – espresse durante l’evento-dibattito organizzato a Firenze dal quotidiano Il Foglio – secondo le quali la politica estera dell’Italia, l’Europa e la guerra in Ucraina costituiscono i veri nodi del chiarimento e del confronto all’interno del Partito Democratico, del Campo Largo e della sinistra italiana, non sono soltanto lucide: sono necessarie. Esse ripropongono, a mio avviso – nel solco della migliore tradizione del realismo politico italiano, da Niccolò Machiavelli fino ai contemporanei Angelo Panebianco, Pier Paolo Portinari e altri studiosi – il primato della politica estera su quella interna, quale criterio decisivo per valutare la funzione nazionale del partito-guida di una coalizione.

In un tempo in cui le tensioni internazionali ridefiniscono equilibri, alleanze e valori, Gentiloni sembra rivolgersi al PD – forza principale della sinistra – per affermare che non può permettersi ambiguità né posture ideologiche sul terreno della politica estera ed europea, ignorando la realtà geopolitica.

A rafforzare l’urgenza di un chiarimento interno al PD, come auspicato dall’ex Presidente del Consiglio ed ex Commissario europeo, è intervenuta una recente intervista rilasciata da Andrea Orlando al Manifesto (14 ottobre), dirigente democratico vicino alla segretaria Elly Schlein. Parlando di Hamas, Orlando ha sostenuto che, per rappresentare realmente i palestinesi nei negoziati di pace di Sharm el Sheikh e in quelli futuri, non sia sufficiente la presenza di Abu Mazen, capo dell’Autorità Nazionale Palestinese, ma sia necessaria anche quella di Hamas – il gruppo terroristico responsabile del pogrom del 7 ottobre 2023 contro Israele e della durissima reazione di Gerusalemme a Gaza. Un’affermazione giudicata da molti grave e politicamente miope, che ha messo in luce le profonde linee di faglia che attraversano il PD su questioni strategiche di politica estera.

Orlando ha proposto una lettura del conflitto israelo-palestinese che rischia oggettivamente di confondere la legittima difesa di uno Stato democratico con l’equiparazione a un gruppo armato responsabile di atti terroristici. In questo contesto, la posizione di Gentiloni emerge come un richiamo alla responsabilità, alla coerenza europea e alla necessità di una visione strategica.

Forte della sua esperienza da Commissario europeo, Gentiloni sa che l’Italia non può giocare una partita estera da comprimaria, né può permettersi un PD e una sinistra rifugiati in slogan o nostalgie ideologiche. La politica estera non è un tema tecnico: è il luogo in cui si misura la maturità e la funzione nazionale di una forza politica, la sua capacità di leggere il mondo e di proporre soluzioni credibili. E l’Europa, oggi più che mai, è il campo in cui si decide il futuro dell’Italia: dalla difesa comune alla transizione energetica, dalla gestione dei flussi migratori alla politica industriale, fino al nuovo corso geopolitico apertosi a Gaza e in Medio Oriente.

Il PD e la sinistra hanno bisogno di un confronto serio e profondo su questi temi. Non possono limitarsi a gestire le tensioni interne con equilibrismi tattici da assemblea condominiale. Devono scegliere se essere forze ed attori europeisti, capaci di incidere sulle scelte strategiche del continente, oppure delle forze ripiegate su se stesse, prigioniere di pulsioni minoritarie e di letture semplificate dei conflitti globali.

Mi permetto di dire che Gentiloni non propone una linea neutra o tecnocratica. Propone un PD e una sinistra capaci di coniugare valori e realismo, diritti e sicurezza, solidarietà e responsabilità. Una PD e una sinistra che non si vergognino di difendere l’Europa, ma che anzi la considerino il terreno privilegiato per costruire pace, sviluppo e giustizia nel continente, nel Mediterraneo, nel mondo.

In questo senso, le sue parole sono un invito al PD e alla sinistra a rifuggire da derive ideologico-identitarie e a tornare a pensare in grande. Perché, senza una visione chiara della politica estera e del ruolo dell’Italia in Europa, il PD e la sinistra non solo rischierebbero grosso alle elezioni politiche del 2027, ma comprometterebbero la propria stessa ragion d’essere.

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