LibertàEguale

Digita parola chiave

Ponte Morandi: ma il M5S era ‘NoGronda’

Umberto Minopoli mercoledì 15 agosto 2018
Condividi

di Umberto Minopoli

 

Ho vissuto a Genova per lavoro. E per lavoro guardavo quel ponte. Sovrastava i capannoni dell’Ansaldo, dove lavoravo, di decine di metri. E ne avevo paura. Impressionante. Non riuscivo a capacitarmi come quegli immensi e sottili pilastri di calcestruzzo potessero reggere quel viadotto.

Nel mio immaginario di ignorante, un ponte così grande doveva essere di ferro. Ma Morandi non la pensava così. E del resto i suoi ponti fecero scuola negli anni 60 e 70.

 

Un’alternativa: la Gronda

Una cosa ricordo, però, con nitidezza: la città lo discuteva quel ponte. Non lo riteneva più adeguato per gli sviluppi del traffico in quella parte della città. E non lo riteneva sicuro data l’esigenza di continue manutenzioni. E discuteva di un’alternativa.

E un’alternativa avrebbe dovuto esserci. Si chiamava Gronda: un’opera viaria parallela a monte del viadotto che avrebbe dovuto attrarre gran parte del traffico di quel ponte. Ma si verificò il consueto, il solito, il deja-vu, lo scontato: gli ambientalisti (tra cui i 5 Stelle) scatenarono la solita guerra santa contro l’opera definita “impattante” e sconvolgente per l’ambiente.

La sinistra, che governava Comune, Provincia e Regione, ovviamente, si accodò. E la Gronda non ha mai avuto il via libera. Siamo alle solite: gli ambientalisti, per ideologismo e fondamentalismo, avversano e combattono le opere e le nuove infrastrutture. Anche quando, com’è nella maggior parte dei casi (anche per la Tav, ad esempio) queste opere sono l’alternativa (come lo era la Gronda) a infrastrutture pericolose e inadeguate, da sostituire. E che, invece, vengono conservate in nome “dell’ambiente”, del no ad ogni opera. E purtroppo la sinistra, codina e subalterna al radicalismo ambientalista, spesso si accoda.

 

Le responsabilità dell’ambientalismo

Ora a Genova è cominciata la canea sulle responsabilità. E intanto la città è spaccata in due e la vita economica e la mobilità intera della città è a rischio collasso. Non so se troveranno responsabili. Ma l’ambientalismo che blocca tutto ha le sue colpe. E’ ora di mettere con le spalle al muro le responsabilità di questo ambientalismo di maniera, conservativo e bloccante. A Genova, purtroppo, si dimostra che conservare il vecchio per “proteggere” l’ambiente è non solo una sciocchezza ma, spesso, si trasforma in tragedia.

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

Tags:

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *