di Alberto Bianchi
L’articolo di Alberto Colombelli, “Il 24 ottobre a Milano i riformisti Pd rimettono l’accento sulla crescita”, pubblicato su Libertà Eguale, merita un’attenta riflessione e contribuisce positivamente ad avviare un fecondo confronto sui contenuti e le aspettative del prossimo raduno nazionale dei riformisti Pd nel capoluogo lombardo. Prendendo le mosse dalla Legge di Bilancio di prossima scadenza nelle aule del Parlamento, Alberto Colombelli descrive un ampio quadro della piattaforma programmatica che sarà al centro del raduno suddetto: “Crescere. Competitività, salari, welfare, sicurezza, Europa. Il contributo dei riformisti.”
Detto questo – e sottolineando, ancora una volta, l’importanza dell’iniziativa – nondimeno pongo un interrogativo: in che fase contestuale del sistema politico, e della sinistra in specifico, viene a trovarsi e calarsi il raduno del 24 ottobre per la presentazione di una piattaforma programmatica riformista? L’
Il duello tra Schlein e Meloni
Lo scontro politico in Italia tra Elly Schlein e Giorgia Meloni sta ormai sempre più assumendo i contorni di una contrapposizione ideologica e mediatica che rischia di svuotare il dibattito democratico di contenuti e prospettive. Le due leader, oggi protagoniste primarie della scena politica italiana, sembrano impegnate in unduello mediatico più che in una competizione programmatica, per l’appunto, alimentando una polarizzazione che non solo impoverisce il confronto, ma marginalizza ogni spazio di ragionevolezza e mediazione.
Le recenti dichiarazioni di Schlein al congresso del Partito Socialista Europeo ad Amsterdam, ad esempio — dove ha accusato il governo Meloni di mettere a rischio la democrazia in Italia e la libertà di stampa — hanno scatenato una reazione furiosa da parte della premier, che ha parlato di “puro delirio” e “vergogna”. Il botta e risposta ha assunto toni da scontro frontale, con accuse reciproche che evocano scenari da guerra civile ideologica, più che da normale dialettica parlamentare.
Questa dinamica, quantunque sia in parte il riflesso di due visioni del mondo inconciliabili — radicale progressista e neoconservatrice — è soprattutto il sintomo di una politica che ha smarrito il senso della complessità. La semplificazione estrema, la retorica del nemico, il binomio perverso fascismo e antifascismo, l’uso sistematico della delegittimazione morale dell’avversario — schemi comunicativi a cui ricorrono, in vario modo ed intensità, sia l’una che l’altra — stanno trasformando il confronto politico in una lotta polarizzata e radicalizzata tra schieramenti opposti inconciliabili, dove il consenso si misura in like e indignazione, non in proposte e soluzioni.
Riorganizzazione del centro
In questo scenario, si inserisce anche la problematica della riorganizzazione in atto del cosiddetto centro moderato — un tempo ago della bilancia e laboratorio di sintesi — che, però, appare sempre più frammentato, dominato da logiche minoritarie e incapace di incidereautonomamente sulle dinamiche dello scontro polarizzato Schlein-Meloni. I tentativi di riorganizzazione esistono, ma sono ancora disarticolati e frammentati:
Tanti, troppi e diversi, insomma, sono i tentativi di riorganizzazione del centro moderato. È paradossale che proprio in un momento storico in cui l’Italia avrebbe bisogno di ponti, di mediazioni, di una politica capace di tenere insieme le differenze, il centro rischi di ridursi a una somma di comitati elettorali, incapaci di fare massa critica. In tal senso, in rapporto allo stato di salute del centro, la polarizzazione tra Schlein e Meloni non è solo una questione tattica o di stile e di linguaggio: è il sintomo di una democrazia ripiegata su stessa che rischia di diventare binaria, dove il dissenso è visto come tradimento e il compromesso come debolezza.
Il valore urgente decisivo di una proposta politica, oltreché programmatica, dei riformisti del Pd
A questo punto, però, dobbiamo constatare che lo stato in cui versa il sistema politico italiano non è solo il risultato della polarizzazione dello scontro tra Schlein e Meloni, della logica minoritarista di un centro moderato frammentato e della presenza di una sinistra radicale ed estremista. C’è un ulteriore fattore e concausa: la debolezza delle forze riformiste del Pd e della sinistra moderata, che fin qui hanno avuto grosse difficoltà a presentarsi con un profilo autonomo e con iniziative coerenti, forti ed
Il raduno dei riformisti del Pd del 24 ottobre a Milano
Dunque, la piattaforma programmatica, che il raduno dei riformisti del 24 a Milano vuole definire, verrà a trovarsi nel quadro contestuale politico appena descritto. Pertanto, i riformisti sono chiamati a scegliere che tipologia di centralità programmatica intendano perseguire. Se l’individuazione dei contenuti programmatici è un’operazione finalizzata a se stessa senza respiro politico, c’è il rischio che possa produrre al più un programmismo tattico-
C’è, però, anche un altro tipo di programmismo, quello che va sotto il nome di programmismo
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.