di Alessandro Maran
Dopo l’incontro con il leader cinese Xi Jinping e il presidente mongolo Ukhnaa Khurelsukh a Tianjin, in Cina, esaltando l’accordo per un gasdotto, il presidente russo Vladimir Putin ha magnificato le relazioni Russia-Cina, che sono, a suo dire, a un “livello senza precedenti”. L’incontro si è svolto in occasione del vertice di cooperazione regionale a cui hanno partecipato anche il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan (
https://edition.cnn.com/2025/09/01/china/china-sco-summit-xi-address-intl-hnk). A Pechino, Putin ha poi assistito, accanto a Xi Jinping e Kim Jong Un, su una piattaforma panoramica allestita a Piazza Tiananmen, alla parata militare cinese per celebrare la resa del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale.
Gli incontri hanno riacceso il dibattito sull’asse di autocrati che collaborano per contrastare l’ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti e dominato dall’Occidente, e sulla continua ascesa della Cina.
Rilevando (come molti hanno già fatto) che la Russia figura come partner minore nelle sue relazioni con la Cina, Benjamin Quénelle e Harold Thibault di
Le Monde descrivono il riallineamento tra i due paesi come reale, strategico e significativo. “Non si tratta solo di un riavvicinamento temporaneo”, spiega loro Tatiana Kastouéva-Jean, direttrice del Centro Russia-Eurasia presso l’Istituto Francese per gli Affari Internazionali (
Ifri – Institut français des relations internationales). “Ha una base concreta nella complementarietà economica e nell’affinità ideologica anti-occidentale”. Quénelle e Thibault di Le Monde osservano che “gli incontri e le dichiarazioni entusiastiche tra Putin e Xi sono diventati routine (…) I due leader si consultano regolarmente su questioni importanti, ad esempio parlando al telefono l’8 agosto, prima dell’incontro di Putin con Trump in Alaska” (
https://www.lemonde.fr/…/entre-xi-jinping-et-vladimir…). Non esiste un’alleanza militare tra i due paesi, ma Pechino ha aiutato Mosca nella sua guerra contro l’Ucraina acquistando petrolio russo e, a quanto si dice, aiutando la Russia a soddisfare il suo bisogno di droni da combattimento (
https://cepa.org/…/the-booming-china-russia-drone…/).
Detto questo, la partnership con la Russia ha un costo diplomatico per la Cina. Pechino non vuole alienarsi completamente l’Occidente, e l’allarme occidentale per l’invasione russa dell’Ucraina è palpabile. La partnership soffre anche in altri ambiti, scrivono i giornalisti di
Le Monde: “In realtà, la relazione si è arenata a causa della mancanza di slancio e di nuove idee. Il commercio con la Cina rappresenta il 26% del commercio estero della Russia, ma quello con la Russia rappresenta solo il 3% di quello della Cina”.
Per quanto riguarda la parata militare di oggi, analizzando la lista dei partecipanti
The Economist scorge non solo l’alleanza informale tra Russia e Cina, ma anche la forza geopolitica della Cina nella sua rivalità da superpotenza con gli Stati Uniti. “La lista degli invitati è pensata per ostentare il peso diplomatico globale della Cina”, scrive la rivista. “I leader occidentali e i loro più stretti alleati resteranno alla larga, come la maggior parte di loro fece nel 2015, quando la Cina organizzò la sua prima grande parata per celebrare la fine della guerra mondiale. Ma si prevede che parteciperanno più di una ventina di altri leader, tra cui Kim Jong Un della Corea del Nord. Si prevede che Indonesia e Malesia invieranno per la prima volta capi di Stato o di governo, a dimostrazione di come gli ‘stati indecisi’ in Asia stiano cercando di non sbilanciarsi prendendo misure per limitare i rischi geopolitici, nonostante l’America li spinga a schierarsi. L’obiettivo della Cina è dimostrare che tali sforzi sono destinati a fallire” (
https://www.economist.com/…/on-parade-in-china-putin…).
La vignetta è del cartoonist tedesco Burkhard Mohr.
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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