di Alessandro Maran
L’Ucraina sta affrontando un’offensiva estiva russa su larga scala che, secondo
The Economist sembra essere “la più letale finora” (
https://www.economist.com/…/vladimir-putin-unleashes-a…). I dati satellitari indicano un intenso fuoco nemico intorno a Kherson, mentre un contingente russo di 50.000 uomini sta attaccando Sumy, capoluogo della provincia nord-orientale dell’Ucraina. Più a sud, la Russia sta prendendo di mira gli hub logistici ucraini di Pokrovsk e Kostiantynivka. “La loro resistenza potrebbe decidere il destino del fronte orientale”, scrive la rivista.
The Economist continua: “Ufficiali russi catturati in Ucraina affermano che l’offensiva estiva è stata presentata loro come ‘un ultimo tentativo’. Putin sembra intenzionato a minare il morale ucraino e a strappare una vittoria dopo oltre tre anni di guerra. Sembra anche disposto a pagarne le conseguenze: il nostro nuovo modello suggerisce che il bilancio giornaliero delle vittime in Russia è più alto che in qualsiasi altro momento”.
Ora sembra che anche Trump abbia deciso di prendere le distanze da Putin. Il presidente degli Stati Uniti potrebbe essere l’ultima persona nel mondo occidentale ad avere avuto un’epifania, un’improvvisa e profonda rivelazione – quando, in pratica, si arriva a capire veramente qualcuno, spesso in modo inaspettato – sull’uomo forte russo che in passato Trump ha osannato nonostante la sua sanguinosa invasione dell’Ucraina, ironizzano Stepehn Collinson e Caitlin Hu nella loro newsletter.
Qualche giorno fa, Trump ha accusato Putin di inventare “stronzate” dopo aver tergiversato e rifiutato ogni offerta statunitense di cessate il fuoco. E cinque mesi dopo essersi scagliato contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale, Trump ora sembra propendere per Kiev piuttosto che per Mosca.
“Non prendiamolo troppo sul serio”, scrivono i due giornalisti della
CNN. “Ogni volta che Trump ha criticato il leader russo quest’anno, ha poi mitigato le sue osservazioni. Ma questa volta sembra un po’ diverso. Dopo ripetute conversazioni telefoniche con Putin, Trump è furioso perché il suo tentativo di raggiungere un accordo di pace in Ucraina, che potrebbe fruttargli il premio Nobel, non sta andando da nessuna parte. Da una prospettiva occidentale, il leader russo potrebbe essersi reso responsabile una straordinaria gaffe politica autoiflitta. Avrebbe potuto stipulare un accordo di pace sostenuto dagli Stati Uniti, che gli alleati dell’Ucraina in Europa temevano avrebbe premiato la sua aggressività, assicurato conquiste territoriali e imposto per sempre che l’Ucraina non avrebbe mai avuto la possibilità di entrare nella NATO. Ma imporre la logica occidentale ai calcoli di Putin è sempre un errore. Putin ha chiarito prima dell’invasione di considerare la guerra in Ucraina come la riparazione di un torto storico, sia per le secolari rivendicazioni della Russia sul territorio, sia per il suo risentimento più ampio che risale alla caduta del Muro di Berlino. La Russia parla delle ‘cause profonde’ della guerra, un termine in codice per indicare il risentimento russo che includono l’esistenza di un governo democratico a Kiev. A volte si riferisce alle affermazioni di Mosca di essere minacciata dall’espansione della NATO dopo la Guerra Fredda e al suo desiderio di vedere le truppe dell’Alleanza ritirate dagli stati un tempo nell’orbita dell’Unione Sovietica, come Polonia e Romania” (
https://view.newsletters.cnn.com/…/175219496913381f…/raw).
Il fatto è che probabilmente il leader russo “non ha mai avuto intenzione di porre fine alla guerra”. “I calcoli di Trump e dei suoi collaboratori, secondo cui Putin avrebbe potuto essere convinto a raggiungere un ‘accordo’ – il presupposto centrale dell’intera visione del mondo del presidente – si sono rivelati errati. Dopo centinaia di migliaia di vittime russe, continuare la guerra potrebbe persino essere necessario per la sopravvivenza politica di Putin. Per anni, innumerevoli osservatori statunitensi ed europei hanno cercato di convincere Trump dei rischi di negoziare con Putin. È sorprendente che il presidente degli Stati Uniti ci abbia messo così tanto tempo per capirlo”.
Se ci è arrivato Trump, sarebbe ora ci arrivassero anche quanti a casa nostra continuano a bersi le fandonie del Cremlino accreditandone le narrazioni strategiche sulla natura difensiva dell’operazione militare speciale, che avrebbe dovuto denazificare quella testa di ponte atlantica conficcata nel cuore dello “spazio vitale” russo. Come scrive giustamente oggi
Carmelo Palma su
Linkiesta.it, il massacro di Srebrenica compiuto dalle milizie serbe di Ratko Mladic, esattamente trent’anni fa, contro ottomila uomini consegnati ai loro assassini dai caschi blu che avrebbero dovuto proteggerli, fu «la conseguenza del pervicace rifiuto di riconoscere che per fare la guerra, come lo stupro e a differenza dell’amore, non bisogna essere in due, ma basta e avanza l’aggressore e l’assenza di difesa, il rifiuto del soccorso e la rimozione della realtà» (
https://www.linkiesta.it/…/srebrenica-massacro-orrore…/). Non sarebbe male tenerlo bene a mente.
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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