di Giorgio Gori
Desidero qui condividere l’opinione che mi sono formato sul tema della separazione delle carriere dei magistrati, principale oggetto della riforma della giustizia recentemente approvata dal Parlamento e oggetto di consultazione referendaria nella prossima primavera. Lo faccio in modo schematico, sperando che questo non nuoccia alla comprensione degli argomenti che sinteticamente provo ad esporre.
Considero, da garantista, prioritario l’obiettivo di dare piena realizzazione all’articolo 111 della Costituzione, e so bene che il tema della separazione delle carriere ha storicamente rappresentato un “cavallo di battaglia” del mondo liberale.
Tuttavia:
– credo che la riforma Cartabia abbia già fatto il grosso del lavoro, limitando ad uno i possibili passaggi da una funzione all’altra, purché all’inizio della carriera e prescrivendo il trasferimento in altra regione;
– i passaggi sono già oggi rarissimi: negli ultimi cinque anni – quindi anche prima della legge Cartabia – solo lo 0,83% dei pm ha chiesto il passaggio a giudice e lo 0,33% da giudice a pm;
– mi chiedo se davvero la “non separazione” – ciò che ne residua dopo la riforma Cartabia – rappresenti oggi un effettiv
– in realtà, l’abnorme differenza tra le richieste delle procure e le decisioni dei giudici (64% di archiviazioni, 60% di assoluzioni per i casi che arrivano a processo) parrebbe segnalare una significativa indipendenza della funzione giudicante, già oggi;
– considero un fatto positivo – da non cancellare – che pm e giudici condividano la stessa cultura giuridica, e che i pm non si formino in una prospettiva esclusivamente accusatoria;
– l’obiettivo che a mio parere andrebbe perseguito è piuttosto quello di una maggiore responsabilizzazione dei pm, a tutela della presunzione di innocenza e dell’auspicata parità tra accusa e difesa; la riforma non mi pare andare in questa direzione, anzi: vedo il rischio che la postura esclusivamente accusatoria delle procure possa essere rafforzata dalla “corporativizzazione” del ruolo, sottratto ad ogni controllo e sempre più saldato a quello della polizia giudiziaria.
Penso quindi che altre, e non questa, dovrebbero essere le battaglie per limitare le carcerazioni preventive, per evitare i processi mediatici, ed avere cioè una giustizia più aderente ad un altro articolo della Costituzione, il 48; quindi una giustizia più giusta, oltre che più efficiente.

Giornalista e produttore televisivo, fondatore della casa di produzione televisiva Magnolia ed ex direttore di Canale 5 e di Italia 1. Dal 10 giugno 2014 è sindaco di Bergamo, a capo di una coalizione di centro-sinistra.