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Sudan, la tragedia dimenticata

Alessandro Maran domenica 5 Ottobre 2025
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di Alessandro Maran

 

Della guerra in Sudan – una vera e propria mattanza – non importa niente a nessuno. Si sa. Eppure la terribile guerra civile sudanese, combattuta tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF) paramilitari, è la più grande crisi umanitaria del mondo. Più di un quarto (ben 13 milioni) dei 50 milioni di abitanti del paese sono sfollati. Quasi 25 milioni di persone soffrono di fame “acuta”, con 637.000 persone in un bisogno alimentare ancora più “catastrofico”, secondo le Nazioni Unite. Ad aprile di quest’anno, la carestia era stata individuata in almeno 10 località.
La guerra è anche politicamente complessa. È infatti un intrico di attori esterni e potrebbe preannunciare come saranno le guerre del futuro. Anche perché, a quanto pare, nel mondo odierno tutto è multipolare, persino la guerra.
Sul numero di agosto di The Atlantic, Anne Applebaum ha descritto in dettaglio il mosaico dei paesi che, alla ricerca di influenza regionale nel Corno d’Africa (il Sudan si trova su importanti rotte commerciali del Mar Rosso) o di ricchezze minerarie (il Sudan è ricco di oro, in particolare), sostengono una delle due parti in lotta. Il fatto che questa guerra duri dall’aprile 2023 segna davvero la fine dell’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti, ha scritto Applebaum. Nessuna superpotenza, e certamente nessun organismo internazionale come l’ONU, è in grado di farsi valere, o di portare un numero sufficiente di parti al tavolo delle trattative per fermare i combattimenti (https://www.theatlantic.com/…/sudan-civil-war…/683563/).
Su Foreign Affairs, Alan Boswell, direttore per il Corno d’Africa presso l’International Crisis Group, sostiene che il mosaico di attori esterni è importante in quanto dice qualcosa sui conflitti a venire. Una nuova roadmap di pace per il Sudan, proposta da Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita ed Egitto a metà settembre, è in fase di sperimentazione, ma Boswell scrive che si è arenata, il che non fa che evidenziare la difficoltà di porre fine a un conflitto che coinvolge molti stakeholder e donatori. Mentre Applebaum scrive che il conflitto interno del Sudan ha dimostrato che il vecchio ordine internazionale è ormai defunto, Boswell sostiene che questa guerra civile dimostra che il conflitto stesso sta diventando più complicato e multiforme.
“La guerra in Sudan è diventata un presagio di come potrebbero essere altre guerre in futuro”, scrive Boswell: “caotica e apparentemente irrisolvibile, che coinvolge sempre più potenze esterne rivali, ognuna con i propri interessi inconciliabili. Una volta iniziate, queste guerre sono molto difficili da concludere, perché nessun singolo attore ha l’autorità di convocare tutti i protagonisti o di controllare le altre potenze esterne. Possono essere estremamente distruttive, dato l’armamento avanzato che gli stranieri possono ora riversare. E la stessa dinamica competitiva che alimenta questi conflitti spesso li condanna a continuare, poiché diversi paesi sostengono quadri contrapposti o si contendono il diritto di svolgere il ruolo di pacificatori. Gli accordi di pace che raggiungono il traguardo raramente ottengono più di un semplice congelamento di uno status quo frammentato” (https://www.foreignaffairs.com/…/sudans-war-shape…).
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