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Ucraina, voglia di indipendenza

Alessandro Maran domenica 24 Agosto 2025
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di Alessandro Maran

 

📚🇺🇦 L’Ucraina ha festeggiato oggi, 24 agosto, il suo giorno dell’indipendenza. Il presidente Volodymyr Zelensky ha registrato un videomessaggio nel centro di Kyiv. Nel discorso rivolto alla nazione, riportato da The Kyiv Independent, Zelensky ha detto: “Cari ucraini, caro popolo! Oggi è il giorno dell’indipendenza dell’Ucraina. Sono qui ora, nel cuore di Kyiv, in Piazza dell’Indipendenza. Ed è qui che si può veramente percepire cosa significhi l’indipendenza, perché sia così importante per noi e perché Maidan sia molto più di una semplice piazza principale del Paese. È un simbolo: un simbolo dell’indipendenza, la sua custode. È un luogo dove la storia si fa continuamente, dove nascono l’energia e la forza del nostro popolo in tempi in cui l’indipendenza è minacciata. E ora, in una guerra per l’indipendenza su vasta scala, è qui, a Maidan, che si possono trovare simboli così importanti. Simboli di come combattiamo, per cosa combattiamo e di come stiamo superando questa guerra (…) Questo è esattamente ciò che abbiamo fatto per 1.278 giorni di questa guerra, la guerra per l’indipendenza. Per ognuno di questi giorni, voglio ringraziare voi, soldati ucraini, volontari ucraini, medici, soccorritori, insegnanti, i nostri giovani, i nostri genitori. Ogni uomo e donna ucraina. Grazie a tutti. Per quello che abbiamo già passato. E per l’Ucraina, che stiamo costruendo insieme. Per l’Ucraina che già esiste ora. L’Ucraina che è diventata maggiorenne il 24 febbraio. Ha preso in mano il suo destino, ha imbracciato le armi. Non ha avuto tempo di esitare né il diritto alla paura. E ha fermato davvero il secondo esercito del mondo. E ne parleremo. Lo faremo, perché distrugge il mito dell’invincibile esercito russo. Lo abbiamo dimostrato. Continuiamo a dimostrarlo ora. Ognuno al proprio posto. Chiunque porti dentro di sé l’indipendenza. Chiunque difenda il nostro diritto a essere ucraini – attraverso il proprio lavoro, le proprie azioni, le proprie realizzazioni. Oggi, l’indipendenza si forgia sul campo di battaglia, l’indipendenza chiude il cielo ogni notte, salva vite negli ospedali, spegne incendi e insegna. L’indipendenza non dorme, lavora 24 ore su 24 nelle imprese della difesa, perché è così importante che i nostri soldati abbiano tutto, che l’indipendenza abbia tutto per difendersi. L’indipendenza è al volante, in viaggio verso chi ha bisogno. L’indipendenza combatte sul ring, sui palcoscenici mondiali e nelle arene dove si esibiscono gli ucraini. È sulle pagine dei libri, nelle parole delle poesie scritte dagli ucraini.
Quando sentiamo ogni giorno dal nemico: ‘Non esiste uno Stato del genere, non esiste una nazione del genere’, e quando dimostriamo il contrario ogni giorno. Dimostriamo che gli ucraini esistono e che gli ucraini rimarranno su questa terra, su questa piazza, dove tra cento anni si troveranno le nostre prossime generazioni. E tra cento anni celebreranno qui il Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina. Sarà così. Sarà così, perché l’Ucraina di oggi è diversa. L’Ucraina è più forte e rispetta se stessa. E l’Ucraina non aspetta ‘gesti di buona volontà’, ha una volontà propria per attuare ciò che è necessario per noi. E quando la Russia vuole conquistare l’Oblast di Sumy, allora le Forze Armate compaiono nella regione di Kursk. Quando il nemico colpisce le nostre infrastrutture energetiche, cercando di lasciarci senza luce e riscaldamento, allora le sue raffinerie bruciano. E nessuno può proibirci tali attacchi, perché rendono giustizia. Proprio come quando la Russia attacca ogni giorno noi, le nostre città pacifiche, i nostri ospedali, le nostre scuole, uccidendo i nostri civili, i nostri bambini, riceve in risposta una ‘Spider Web’. E questa è giustizia. Questa è l’Ucraina che contrattacca quando le sue richieste di pace vengono ignorate. Quante volte abbiamo proposto un cessate il fuoco? Quante volte abbiamo detto: ‘Vogliamo la pace, cerchiamo la pace’. Ma una pace dignitosa e globale, e perciòcontiamo sulla forza del mondo intero. Questa è l’Ucraina oggi. E questa Ucraina non sarà mai più costretta nella storia alla vergogna che i ‘russi’ chiamano ‘compromesso’. Abbiamo bisogno di una pace giusta. Quale sarà il nostro futuro dipende solo da noi. E il mondo lo sa. E il mondo lo rispetta, rispetta l’Ucraina e la accetta come un suo pari …” (https://kyivindependent.com/ukraine-will-never-be-forced…).
Qualche giorno fa, alla vigilia del summit in Alaska, Christopher Miller e Ben Hall del Financial Times scrivevano che il vertice capitava in un momento particolarmente difficile per il presidente ucraino. Zelensky aveva appena affrontato la sua più grande controversia dall’inizio della guerra: dopo aver cercato di portare due importanti agenzie anticorruzione sotto il controllo del procuratore generale nominato politicamente, ha dovuto fare i conti con le proteste in Ucraina e la resistenza dell’UE ed è stato costretto a fare marcia indietro, abbandonando rapidamente la riforma. Miller e Hall scrivevano: “Questa settimana Trump ha sfogato la sua frustrazione per il rifiuto di Zelensky di cedere territorio alla Russia (…) Ma i funzionari ucraini affermano che Trump non riesce a capire che Zelensky è vincolato da tutti i lati. ‘La costituzione limita il suo potere: non ha alcun diritto legale di alterare l’integrità territoriale dell’Ucraina’, afferma un ex ufficiale dell’esercito ucraino che dirige anonimamente Frontelligence Insight, un gruppo di analisi che monitora la guerra. ‘Ancora più vincolante è la pressione della società e, soprattutto, dell’esercito (…) Il presidente Zelensky’, aggiunge, ’si trova tra l’incudine e il martello'” (https://www.ft.com/…/6f40b8f5-32d2-4ed8-b43e-bcb055df6309).
Eppure, come spiegano Olga Onuch e Henry E. Hale in un bel libro di un paio di anni fa che ripercorre lo sviluppo dell’identità civica nazionale ucraina dall’indipendenza e analizza la leadership del presidente Zelelnsky nel contesto di questo sviluppo, non si possono comprendere gli eventi storici del 2022 senza comprendere Zelensky. Infatti, “The Zelesky Effect” (così si intitola il libro pubblicato da Hurst Publishers nel 2022: https://www.amazon.com/Zelensky-Effect/dp/1787388638) non riguarda tanto l’uomo in sé quanto la nazione civile che incarna: ciò che rende Zelensky straordinario in guerra è proprio la sua ordinarietà come ucraino.
Il libro spiega questo paradosso, analizzando la storia nazionale dell’Ucraina per mostrare come il suo presidente rifletta le speranze e le frustrazioni della prima “generazione indipendentista” del paese. Onuch e Hale combinano abilmente la biografia del presidente ucraino con una cronaca dello sviluppo postcomunista dell’Ucraina, ricca di dati empirici e ricerche rigorose. Zelensky, in questa rappresentazione, è un “uomo qualunque” ucraino (in un “modo in cui pochi altri avrebbero potuto o, soprattutto, osato essere”) che ha “abbracciato, incarnato e affermato” l’ucrainità come, prima di tutto, un’identità civica. Gli autori raccontano di come Zelenskyy abbia “delineato una visione patriottica e orientata all’Europa per l’Ucraina” di cui il mondo è stato testimone nei mesi successivi all’invasione; affermano che, al di là di “lingua, religione e minaccia russa”, Zelensky enfatizza “lo Stato, il dovere civico, la storia comune, l’importanza della diversità dell’Ucraina” e le “esperienze quotidiane comuni” che uniscono gli ucraini. Pertanto, gli autori analizzano come Zelensky sia riuscito a toccare le corde emotive di “simpatia e speranza” negli ucraini attraverso l’instancabile lavoro per unire la nazione, il suo magistrale uso dei social media e la sua straordinaria capacità di entrare in contatto con le persone. Allo stesso tempo, “di fronte alla sofferenza e alle difficoltà”, è riuscito a unire milioni di persone in tutto il mondo nella stessa causa: schierarsi al fianco dell’Ucraina contro un nemico secolare determinato a cancellare il Paese e il suo popolo. Pertanto, gli autori sottolineano che il “dovere civico” esemplificato da Zelenskyy ha prodotto “non solo Zelensky, ma 44 milioni di Zelensky”. Il libro non è tuttavia un panegirico: guardando al futuro, gli autori temono il possibile ritorno dei mali del passato del Paese, tra cui la corruzione, una politica del dividi et impera basata su criteri etnoculturali e la tolleranza per gli autocrati. Ma “The Zelensky Effect” non è semplicemente un’analisi socio-politica della sbalorditiva ascesa al potere di un comico (diventata ormai oggetto di ricerca accademica), racconta anche la determinazione di un popolo e di una nazione nel proteggere libertà e aspettative democratiche che molti nel mondo non hanno mai sperimentato. Cosa che non bisognerebbe dimenticare.
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