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Verso il nuovo bilancio UE 2028-2034: una riforma tra semplificazione e riequilibrio istituzionale

Marco Leonardi martedì 29 Luglio 2025
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di Marco Leonardi e Luciano Monti

Molti commenti sul nuovo bilancio europeo si sono concentrati sulla diversa distribuzione delle risorse, meno ai fondi di coesione e alla politica agricola comune e più alla competitività; oppure sul processo decisionale che ha portato alla proposta di bilancio, totalmente accentrato sui vertici della Commissione che per la prima volta ha tagliato fuori il Parlamento e gli interessi costituiti; o infine sul fatto che si prevedono tasse proprie per ripagare i debiti del recovery Fund.
Noi ci concentriamo sul tema della governance. L’indirizzo politico fornito dalla presidente von der Leyen al commissario al bilancio Piotr Serafin prefigura una riforma radicale, almeno sul lato della spesa: basta con i quasi quattrocento piani regionali e con la rendicontazione ancorata alla sola spesa. L’obiettivo dichiarato dall’inizio del mandato è un approccio più strategico e orientato ai risultati sull’esempio del PNRR.
Questa svolta incontra però posizioni molto divergenti. Da un lato, i comuni italiani e le amministrazioni locali che hanno sperimentato positivamente il PNRR vedono nella nuova impostazione una prosecuzione ideale di quell’esperienza: una programmazione nazionale unica semplificherebbe la gestione e la rendicontazione, superando la frammentazione tra i diversi fondi europei (FSE, FESR, FEASR). Oggi molti progetti sono cofinanziati da diversi fondi con diverse regole. Dall’altro, le regioni, in Italia e altrove, percepiscono questa proposta come una minaccia alla stessa politica di coesione, da sempre strumento principale per il riequilibrio territoriale europeo. Posizione sostenuta anche dal Parlamento europeo.
Il commissario Serafin, nel suo discorso a Strasburgo del 9 luglio, aveva anticipato alcuni punti fermi ripresi da Ursula von der Leyen nella conferenza stampa del 16 luglio di presentazione della proposta della Commissione:
-Primo, la flessibilità: superare l’attuale rigidità che vincola fin dall’inizio circa il 90% delle risorse. La proposta è fissare delle soglie minime per le varie politiche (per esempio il 14% per le politiche sociali) e riservare il resto ad in risposta a future emergenze. Una misura considerata da molti necessaria. La Commissione ha scelto di proteggere anche una parte dei fondi per l’agricoltura e la coesione regionale, ma molti sostengono che questa “riserva” non sia sufficiente.
-Secondo, le nuove priorità: si confermano la politica agricola comune e la politica di coesione come pilastri tradizionali uniti in un unico megafondo (che ne raccoglie 14 precedenti) da 865 milioni di euro, ma si introduce la competitività, con un fondo di 409 milioni di euro, ispirato al modello del programma STEP. Acronimo di Strategic Technologies for Europe Platform, STEP mira a promuovere lo sviluppo di tecnologie strategiche in settori chiave come il digitale, le biotecnologie, le tecnologie pulite e la difesa.
La proposta ufficiale della Commissione, , rappresenta dunque solo il primo passo di un percorso negoziale lungo e complesso – due anni di confronto tra Consiglio, Parlamento e Commissione – verso quello che rischia di essere il più controverso bilancio nella storia dell’Unione europea sia in tema di risorse che in tema di governance.
Il possibile compromesso potrebbe consistere nella creazione di un’unica programmazione nazionale – in luogo dei molteplici programmi regionali – lasciando però agli Stati membri la libertà di decidere la governance interna della spesa: una scelta che potrebbe attenuare le resistenze regionali evitando uno scontro istituzionale frontale. I governi definirebbero l’accordo i di partenariato d’intesa con le regioni includendo riforme e investimenti e gli esborsi scatterebbero sulla base del raggiungimento di target prefissati (seguendo il modello dei PNRR) . In buona sostanza molta più flessibilità per decidere dove spendere.

Non meno controversa si preannuncia la discussione sulla nuova composizione delle rubriche di spesa del bilancio che dovrà sostenere anche il rimborso del NextgeneretionEU e non superare complessivamente i 2000 miliardi (l’1,26% del PIL dei paesi membri) .

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