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Volenterosi: una nuova “Europa potenza”?

Alberto Bianchi giovedì 21 Agosto 2025
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di Alberto Bianchi

 

Nel suo saggio apparso sul Foglio del 18/08, dal titolo significativo “Kyiv e l’Europa. Volenterosi sì, ipocriti no”, lo storico Andrea Graziosi coglie un aspetto rilevante del quadro geopolitico europeo e mondiale che stiamo vivendo: la crescente distanza tra le ambizioni dichiarate dell’Unione europea (d’ora in avanti Ue) e la capacità effettiva di agire. Per Unione europea, ovviamente, si deve intendere l’insieme istituzionale dei 27 paesi aderenti. Difatti, è proprio da questa constatazione che – a mio parere – prende forma il cuore dell’argomentazione del professore Graziosi, laddove questi sottolinea il ruolo inedito della Coalizione dei Volenterosi (d’ora in avanti CdV), emerso con forza nei giorni precedenti e seguenti il vertice in Alaska, come l’avvio realistico di un motore politico e strategico di un’Europa che vuole contare. È su questo punto che intendo concentrare la mia riflessione.

Occorre, però, fare un passo indietro. Negli ultimi mesi, il panorama geopolitico europeo ha assistito ad una ridefinizione graduale ma profonda dei suoi equilibri interni. Al centro di questa trasformazione, si è imposta con forza crescente la CdV (un gruppo informale ma coeso costituito da una parte di Stati membri dell’Ue e da alcuni extraeuropei) che, al di là delle rigidità istituzionali di Bruxelles, ha saputo agire con rapidità, visione strategica e capacità diplomatica nel quadro del disordine mondiale in corso. Il loro ruolo è emerso con particolare evidenza anche in occasione dell’ultimo vertice in Alaska, dove il confronto tra Donald Trump e Vladimir Putin ha riacceso le tensioni globali attorno alla questione della guerra russo-ucraina.

In quel contesto, mentre l’Ue istituzionale appariva divisa e priva di una voce unitaria, la CdV ha saputo imporsi come interlocutore credibile e propositivo, promuovendo iniziative concrete per garantire la sicurezza di Kiev e rilanciare un processo di pace sostenibile. La sua capacità di influenzare indirettamente i negoziati, di coordinarsi con gli Stati Uniti e di proporre un summit trilaterale con Zelensky, ha segnato un punto di svolta: per la prima volta, un gruppo di Stati europei ha agito come soggetto diplomatico tendenzialmente autonomo, anticipando forse quella riforma dell’Ue che molti auspicano da tempo.

Forse è utile, al riguardo – con l’ausilio di un quadro sinottico – svolgere un confronto tra Ue e CdV su alcuni aspetti del vertice in Alaska:

1) presenza diretta al vertice – UE: nessuna presenza fisica al tavolo Trump–Putin; CdV: riunioni parallele in videoconferenza con leader chiave (Macron, Merz, Starmer, Meloni).
2) influenza diplomatica – UE: relegata in secondo piano, con timori di essere esclusa dai negoziati principali; CdV: proattiva, organizzate tre riunioni strategiche per influenzare il processo.
3) dichiarazioni ufficiali – UE: divisa e niente dichiarazione congiunta ufficiale dell’Ue; CdV: coordinata con dichiarazioni congiunte da leader chiave e sostegno a un summit trilaterale.
4) obiettivi dichiarati – UE: pace giusta, sovranità ucraina, sicurezza europea; CdV: garanzie di sicurezza concrete per Kiev, dialogo diretto con Trump e Zelensky.
5) leadership interna – UE: frammentata ed Orban che si è dissociato dalle posizioni comuni; CdV: coesa con Macron che ha guidato le iniziative, supportato da altri leader europei e atlantici.
6) percezione pubblica – UE: inquietudine per il protagonismo USA e rischio marginalizzazione; CdV: vista come un motore attivo e pragmatico del processo di pace.
In sintesi, mentre l’Ue ha cercato di mantenere una posizione di principio, ma è apparsa meno incisiva e più frammentata; la CdV, pur composta da leader europei, ha agito in modo più agile e coordinato, assumendo un ruolo quasi parallelo e più influente negli eventi in atto.

Tutto questo impone una riflessione profonda: la CdV non è più solo un’alleanza tattica, ma il possibile embrione di una nuova Europa, capace di parlare con una sua voce forte nei dossier strategici e di affermarsi come attore globale. Gli esiti del vertice in Alaska lo dimostrano con chiarezza, e pongono le basi per una ridefinizione del ruolo dell’Ue nel mondo, a partire da una corretta percezione circa la natura vera della crisi che l’Ue vive oramai da tempo.

La guerra scatenata dalla Russia nel cuore del continente europeo, da un lato, e la destabilizzazione del campo occidentale messa in opera dal secondo mandato di Trump alla Casa Bianca, dall’altro, non hanno fatto altro che accelerare il processo di autocomprensione della crisi da parte dell’Europa. Fin quando lo scopo degli europei era quello di limitarsi a porsi al mondo come soggetto economico-commerciale e finanziario-monetario di portata globale, le istituzioni dell’Ue sono state, pur tra non poche contraddizioni, all’altezza del compito. Ma da quando il disordine mondiale in corso pone, con urgenza, il passaggio da un’Europa economicistica ad un’Europa potenza, le attuali istituzioni europee non sono più sufficienti. E questo per la semplice evidenza che, sul piano internazionale, nei rapporti tra Stati potenza la bussola d’orientamento dominante non è l’equità, ma i rapporti di forza. Intendiamoci: la sovranità ed integrità dei confini e dell’indipendenza di ogni Stato e nazione, unitamente al rispetto e alla difesa del diritto internazionale e delle istituzioni dell’ordine liberal-democratico non si discutono. Però per questo occorrono non solo più efficaci istituzioni europee economico-finanziarie e giuridico-normative riformate, bensì anche nuove istituzioni europee di potenza politica e militare.

L’apporto della CdV alla riforma dell’Ue in chiave di Europa potenza, dunque, è significativo, soprattutto perché si configura come primo catalizzatore di una visione più assertiva e strategica dell’Europa nel contesto geopolitico globale. E questo resta lo scopo principale dI tutti coloro che hanno a cuore le sorti ed il ruolo di una nuova Europa potenza: sia in relazione agli sviluppi specifici che potrà avere la questione della guerra russo-ucraina, sia, più in generale, in rapporto al disordine mondiale in corso.

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