Altri ancora, come appunto Omer Bartov, sostengono che Israele stia perseguendo qualcosa di ancora più estremo: il genocidio, definito come determinate misure adottate “con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso” (
https://www.un.org/en/genocide-prevention/definition). I sostenitori di questa visione sottolineano l’ampiezza delle uccisioni, della fame, della sete e delle malattie che l’esercito israeliano continua a scatenare contro la popolazione di Gaza e, ancora una volta, i commenti inquietanti di ministri del governo israeliano di estrema destra (
https://www.haaretz.com/…/00000191-22e1-dd23-a7dd…), che in diverse occasioni hanno considerato l’uccisione di massa di civili di Gaza come una potenziale strategia di guerra (
https://www.timesofisrael.com/far-right-minister-says…). L’accusa, mossa da critici di Israele – tra cui Amnesty International (
https://www.amnesty.org/…/amnesty-international…/), la (controversa) relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi (
https://www.un.org/…/genocide-as-colonial-erasure…/) e il Sudafrica, che ha avviato un’azione legale (
https://www.icj-cij.org/case/192) presso la Corte penale internazionale – è che Israele voglia sterminare i palestinesi di Gaza in quanto gruppo nazionale. L’anno scorso Aryeh Neier – fuggito dai nazisti da bambino e co-fondatore di Human Rights Watch – ha spiegato a
Fareed Zakaria su GPS, il programma di punta della
CNN sugli affari internazionali, perché è giunto alla conclusione che Israele stia commettendo un genocidio a Gaza (
https://edition.cnn.com/…/gps-0526-icc-charges-against…).