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A Gaza guerra giusta o genocidio?

Alessandro Maran sabato 19 Luglio 2025
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di Alessandro Maran

 

Da quando la campagna israeliana a Gaza ha iniziato a comportare un pesante costo umano è in corso un dibattito molto acceso: lo Stato ebraico, a sua volta nato dall’Olocausto, sta commettendo un genocidio? Un nuovo articolo, pubblicato martedì scorso dal New York Times, dello studioso del genocidio Omer Bartov (che è cresciuto in una famiglia sionista e ha vissuto metà della sua vita in Israele) lo ha riacceso.
“Credo che l’obiettivo fosse – e rimanga oggi – quello di costringere la popolazione ad abbandonare completamente la Striscia o, considerando che non ha un posto dove andare, di indebolire l’enclave attraverso bombardamenti e gravi privazioni di cibo, acqua pulita, servizi igienici e assistenza medica a tal punto che sia impossibile per i palestinesi di Gaza mantenere o ricostituire la loro esistenza come gruppo”, scrive Bartov. “È stata una conclusione dolorosa, e una conclusione a cui ho resistito finché ho potuto. Ma tengo corsi sul genocidio da un quarto di secolo. So riconoscerne uno quando lo vedo” (https://www.nytimes.com/…/israel-gaza-holocaust…).
Mentre Israele e i suoi sostenitori sostengono che la guerra contro Hamas sia giusta, alcuni critici d’Israele sostengono che il vero obiettivo sia quello di cacciare i palestinesi di Gaza dalla loro terra. Ciò costituirebbe una pulizia etnica, definita come “il tentativo di creare aree geografiche etnicamente omogenee attraverso la deportazione o lo sfollamento forzato di persone appartenenti a specifici gruppi etnici” (https://www.britannica.com/topic/ethnic-cleansing). Tali critiche sono rafforzate da commenti selezionati provenienti dalla destra ultranazionalista israeliana, i cui politici immaginano la sovranità israeliana su una Striscia in gran parte priva di palestinesi. Ad esempio: di recente Bezalel Smotrich, ministro di estrema destra del governo Netanyahu, ha affermato che Gaza sarebbe stata “totalmente distrutta” e “che i suoi abitanti sarebbero stati concentrati” in una zona umanitaria vicino al confine, sotto il controllo di Israele (https://www.timesofisrael.com/smotrich-says-gaza-to-be…/). Inoltre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicamente suggerito di spostare i palestinesi in paesi terzi.
Altri ancora, come appunto Omer Bartov, sostengono che Israele stia perseguendo qualcosa di ancora più estremo: il genocidio, definito come determinate misure adottate “con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso” (https://www.un.org/en/genocide-prevention/definition). I sostenitori di questa visione sottolineano l’ampiezza delle uccisioni, della fame, della sete e delle malattie che l’esercito israeliano continua a scatenare contro la popolazione di Gaza e, ancora una volta, i commenti inquietanti di ministri del governo israeliano di estrema destra (https://www.haaretz.com/…/00000191-22e1-dd23-a7dd…), che in diverse occasioni hanno considerato l’uccisione di massa di civili di Gaza come una potenziale strategia di guerra (https://www.timesofisrael.com/far-right-minister-says…). L’accusa, mossa da critici di Israele – tra cui Amnesty International (https://www.amnesty.org/…/amnesty-international…/), la (controversa) relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi (https://www.un.org/…/genocide-as-colonial-erasure…/) e il Sudafrica, che ha avviato un’azione legale (https://www.icj-cij.org/case/192) presso la Corte penale internazionale – è che Israele voglia sterminare i palestinesi di Gaza in quanto gruppo nazionale. L’anno scorso Aryeh Neier – fuggito dai nazisti da bambino e co-fondatore di Human Rights Watch – ha spiegato a Fareed Zakaria su GPS, il programma di punta della CNN sugli affari internazionali, perché è giunto alla conclusione che Israele stia commettendo un genocidio a Gaza (https://edition.cnn.com/…/gps-0526-icc-charges-against…).
Naturalmente, Israele nega fermamente le accuse. Il governo israeliano e i suoi sostenitori in tutto il mondo definiscono la campagna militare contro Hamas a Gaza come un progetto del tutto legittimo per sradicare un gruppo terroristico (che è anche un partito politico e l’autorità di governo locale, il cui documento fondativo ha dichiarato di voler “annientare” Israele) che ha perpetrato l’estrema violenza del 7 ottobre. Certo, il bilancio delle vittime innocenti di Gaza potrebbe essere elevato, anzi catastrofico. Ma queste vite perdute, affermano i sostenitori dello sforzo bellico, sono sfortunati danni collaterali. Bret Stephens, editorialista del New York Times ed ex caporedattore del Jerusalem Post, ha recentemente spiegato la sua tesi al collega Ross Douthat (https://www.nytimes.com/…/opi…/israel-american-jews.html). Qualsiasi governo israeliano avrebbe reagito, ha sostenuto Stephens, e dopo il 7 ottobre era del tutto ragionevole concludere che era giunto il momento di sradicare completamente Hamas. Hamas, non Israele, è responsabile della morte dei civili di Gaza perché ha provocato la prevedibile risposta di Israele, ha sostenuto Stephens. A giugno, sul Washington Post, anche gli studiosi dell’Olocausto e dell’antisemitismo Norman J.W. Goda e Jeffrey Herf hanno sostenuto che la colpa è di Hamas. Accusare Israele di genocidio, hanno aggiunto, è antisemita: una ripetizione e una trasposizione di passate calunnie antisemite contro gli ebrei bollati d’infamia. “Coloro che accusano Israele di genocidio evitano di descrivere l’ideologia sterminatrice di Hamas e il genocidio, iniziato il 7 ottobre e poi interrotto, che ne è seguito”, scrivono.“L’avvelenamento di massa e in particolare l’uccisione depravata dei bambini sono tra i più antichi luoghi comuni antisemiti” (https://www.washingtonpost.com/…/israel-gaza-genocide…/).
Su The Times of Israel, Seth Eisenberg risponde all’articolo di Bartov, osservando che l’intenzione deve essere presente affinché si verifichi un genocidio, e Israele ha dichiarato chiaramente di voler uccidere i combattenti di Hamas, non i civili di Gaza; i commenti dei ministri di estrema destra, aggiunge, non sono la stessa cosa della politica del governo. “Questa è una tragedia e un crimine di guerra”, scrive Eisenberg, “ma commesso da Hamas” (https://blogs.timesofisrael.com/respectfully-professor…/).
Nella puntata di GPS di domenica prossima, Fareed Zakaria parlerà con Omer Bartov del suo articolo e dell’accusa di genocidio contro Israele. Vale la pena farsi un nodo al fazzoletto.
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