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Capacità di dialogo e senso di responsabilità: ricordo di Valeria Fedeli

Marco Campione giovedì 15 Gennaio 2026
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di Marco Campione

 

Ho appreso da Simona Flavia Malpezzi della scomparsa di Valeria Fedeli, con la quale ho lavorato negli ultimi mesi della mia permanenza a Viale Trastevere, da dicembre 2016 a giugno 2018.
Quando muore una personalità pubblica, si tende a parlare non della persona deceduta ma di se stessi. È per certi versi inevitabile, ma a me dà sempre un po’ fastidio; in questo caso correrò il rischio di essere fastidioso, perché quello che ho imparato dal mio lavoro per -e con- Valeria Fedeli spero possa essere di esempio e ispirazione per molti.
Parlavo pochi giorni fa di Valeria Fedeli con una valida sindacalista della CISL Scuola, ricordando il periodo in cui su impulso della Ministra abbiamo riaperto il dialogo con i sindacati per esercitare in un un clima più sereno le deleghe previste dalla Legge 107. È stata la prima cosa che ci ha detto quando si è insediata: su input di Gentiloni (Presidente del Consiglio) e Renzi (Segreterio del PD), la priorità è togliere le deleghe dai cassetti nei quali erano finite e rispettare la scadenza imminente; chi non è avvezzo al funzionamento del processo legislativo non lo sa, ma le deleghe hanno una data di scadenza, in questo caso luglio 2017).
Stefania Giannini, segnata dal clima politico che si era creato con la Buona Scuola, nella speranza vana di resistere al suo posto e forse mal consigliata, dopo un inizio promettente nel quale avevamo lavorato alacremente, aveva deciso di procrastinare (i dirigenti del ministero mandavano me i colleghi della segreteria di Davide Faraone in giro per gli uffici come trottole impazzite) e quel treno rischiava di non arrivare mai a destinazione, nonostante l’impegno della squadra (cito Angelo, Giacomo e Loredana per tutti).
Dopo il cambio di governo, ce l’abbiamo fatta con tutte le deleghe tranne quella sul testo unico; aver fallito quest’ultimo traguardo è forse il rimpianto più grande della mia breve parentesi al servizio del Governo della Repubblica. Però anche su questo Fedeli era stata chiara: dobbiamo correre, ma non a tutti i costi; aggiornare un testo unico è un lavoro enorme e il tempo si è rivelato essere troppo poco per fare le cose per bene.
Nonostante questo, quella aperta da Fedeli è stata una bella stagione di dialogo che ha raggiunto traguardi importanti: dobbiamo alla tigna di Valeria e alla disponibilità dei sindacati a voltare pagina se il nostro Paese si è dotato di un sistema integrato per l’educazione delle bambine e dei bambini da zero a sei anni (voglio ricordare anche il contributo di Giancarlo Cerini, anche lui mancato nel 2021) o se abbiamo una istruzione professionale capace di adeguarsi al mondo che cambia. E sono solo due esempi, ma sono anche traguardi che hanno posto le basi per quello che sarebbe arrivato dopo, con il contributo di governi di tutti i colori politici: gli investimenti del PNRR su nidi e materne (Bianchi, governo Draghi) e il completamento della filiera professionalizzante con il cosiddetto ‘4+2.’ (Valditara, governo Meloni).
Degli insegnamenti di Valeria porto con me due cose: che quando governi, come per tutto nella vita, devi sempre tenere presente che c’è una storia che ti ha portato fin lì e che la storia andrà avanti anche senza di te; che proprio per questo, se il Parlamento ti ha assegnato un compito devi fare di tutto per portarlo avanti e se ci sono ostacoli è del ministro pro tempore la responsabilità di agire per rimuoverne il più possibile, ma senza rinunciare mai alla qualità della norma: se lo fai, hai fatto il tuo e lascerai il segno del tuo passaggio.
E quanto al rimpianto sul testo unico, la necessità di aggiornarlo è talmente evidente che prima o poi qualcuno finirà il lavoro al posto nostro. E quel giorno, ricordandomi del lascito di Valeria Fedeli, non sarò geloso, ma contento per la scuola italiana.
Valeria Fedeli è stata una Ministra importante non solo per chi ha avuto il privilegio di collaborare con lei, ma per tutta la scuola e la politica italiana; è stata anche una sindacalista (segretaria generale dei Tessili CGIL), una parlamentare di rilievo (vicepresidente del Senato) e attiva nella ricerca nel campo delle scienze sociali (terminato il mandato entra a far parte del CdA della Fondazione Giovanni Agnelli). Da (ex) milanese mi fa piacere ricordare che Valeria era legata anche alla città di Milano, dove ha cominciato a lavorare come maestra d’asilo, sacrificando i suoi studi per vivere e lavorare lontana dalla sua terra di origine, la provincia bergamasca.
Nell’immediatezza della diffusione della sua morte improvvisa, sono state molte le attestazioni di stima e i ricordi pubblici. Mi ha colpito un tratto comune che hanno questi interventi. Oltre alla manifestazione di affetto e stima, infatti, molti hanno voluto sottolineare la capacità di dialogare sempre con i suoi interlocutori, anche quando si trovavano su fronti contrapposti e di farlo senza mai rinunciare alla spinta riformatrice del progetto politico che voleva portare avanti.
È un modo di operare che le veniva dal suo essere stata una sindacalista (obiettivo del sindacato è sempre quello di firmare accordi con la controparte) e una donna delle istituzioni (obiettivo delle istituzioni è sempre quello di arrivare a una sintesi il più possibile condivisa) e di essersi formata a quei ruoli in un’epoca nella quale che fosse questo il senso della propria “missione” e del proprio impegno era consapevolezza comune.
Sono due caratteristiche che sia chi guida i sindacati, sia chi guida le istituzioni sembrano avere un po’ messo da parte.
L’augurio che mio sento di fare al paese è che persone come Valeria Fedeli tornino a essere la maggioranza di chi ricopre ruoli di responsabilità nei sindacati e nelle istituzioni.
Mi auguro inoltre, ma soprattutto ci auguro, che il suo sindacato, il suo partito e le istituzioni che ha servito con disciplina e onore, professionalità e competenza, trovino il modo di ricordarla adeguatamente.

Ad Achille, compagno di vita e di lotte sindacali e politiche, le mie sentite condoglianze.

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