di Alberto Bianchi
Ho letto con grande interesse l’articolo del compagno e amico, nonché autorevole socio di “Libertà Eguale”, Claudio Petruccioli, pubblicato su “La Rivista Intelligente” il 15 dicembre: “Destra-sinistra Liberali-Illiberali” (https://www.larivistaintelligente.it/destra-sinistra-liberali-illiberali/claudio-petruccioli/).
In aperto e amichevole confronto con un editoriale di Cristian Rocca, apparso su “Linkiesta” con il titolo “Superare destra e sinistra, per difendere il mondo libero” (https://www.linkiesta.it/2025/12/meloni-atreju-schlein-destra-sinistra/), Petruccioli ha criticato l’equivoco del “superare” la coordinata destra-sinistra. Rivolgo un grazie a Petruccioli per la chiarezza con cui la sua argomentazione restituisce alla politica il suo campo naturale: la competizione democratica tra alternative politiche lungo l’asse destra-sinistra, che non può essere sostituita da una contrapposizione tra liberali e illiberali, quantunque presente quest’ultima nella realtà storica e, dunque, chiamata ad operare come discrimine all’interno stesso dei poli di destra e di sinistra.
Pertanto, mi permetto di svolgere – grazie alle stimolanti sollecitazioni di Petruccioli, per l’appunto – alcune considerazioni. Il richiamo che egli fa, nella parte conclusiva del suo articolo, a due eminenti intellettuali e studiosi del pensiero politico, Walzer e Salvati, è fondamentale: “liberale” è un aggettivo, non un sostantivo (Walzer), e la dialettica destra-sinistra diventa feconda se i liberali prevalgono sugli illiberali in entrambi i campi (Salvati).
Qui, soprattutto nel pensiero e nell’opera di Salvati – preciso – più che in Walzer, si rivela e si conferma lo spazio di una convergenza preziosa, a mio parere: da un lato l’individualismo metodologico, che nasce dalla tradizione liberale e pone al centro la responsabilità e la libertà del singolo; dall’altro il riformismo socialista, che si preoccupa di correggere le disuguaglianze e di costruire istituzioni inclusive.
L’individualismo metodologico è un criterio teorico che spiega i fenomeni sociali partendo dalle azioni degli individui, mentre il riformismo socialista è una corrente politica che punta a trasformare gradualmente la società verso maggiore giustizia sociale. Il rapporto tra i due sta nel fatto che il riformismo socialista, pur perseguendo fini comuni, deve essere compreso e giustificato attraverso le motivazioni, le scelte e le azioni individuali che lo rendono possibile.
Questa convergenza non è un esercizio teorico e neppure è da considerarsi in un’accezione riduttiva quale tradizione da conservare in una sorta di museo del pensiero, ma una bussola attualissima per costruire o, meglio, ricostruire ed innovare una sinistra di governo oggi, nel nostro tumultuoso presente. Una sinistra che sappia difendere le libertà individuali senza cadere in nuove e dissimulate forme di collettivismo illiberale, da un lato, o in derive identitarie, altrettanto illiberali, dall’altro; e al tempo stesso che promuova la giustizia sociale senza scivolare nel populismo.
È proprio questa sintesi che può rendere credibile una proposta politica capace di affrontare i passaggi cruciali del prossimo futuro: dal referendum sulla giustizia, dove occorre sostenere la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti quale uno dei fondamenti dello stato di diritto e di una visione liberale della giustizia, senza indulgere a scorciatoie demagogiche, fino alle elezioni politiche del 2027, che richiederanno una sinistra forte e di governo, riformista e liberale, capace di parlare al Paese intero.
Allo stesso modo, è auspicabile e necessario che la destra democratica combatta gli illiberali di destra. Solo così la competizione politica rimane produttiva e non degenerativa: come efficacemente ripete più volte Petruccioli nel suo articolo, ciascuna parte, nel proprio campo, deve saper isolare e contrastare le pulsioni illiberali, per impedire che si diffondano e infettino l’intero sistema.
In altri termini, la battaglia contro gli illiberali non si vince con scorciatoie o con la rinuncia alle coordinate tradizionali della politica, ma con la capacità di rinnovarle e di renderle vive. È un compito impegnativo, ma anche una straordinaria opportunità per chi crede nella democrazia liberale e nello stato di diritto, in una sinistra e destra guidate ed ispirate da una cultura politica di governo.
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.