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Durerà la fiducia dell’Occidente nella nuova Siria?

Alessandro Maran sabato 27 Settembre 2025
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di Alessandro Maran

 

L’interesse dell’opinione pubblica per il destino della Siria è durato molto poco. Eppure, dopo 14 anni di guerra civile – e il rapido e tumultuoso rovesciamento del dittatore Bashar al-Assad a dicembre – la Siria è tornata nella comunità internazionale.
Il paese di problemi ne ha ancora parecchi. I violenti scontri etnici/confessionali avvenuti durante l’estate nella città meridionale di Suwayda hanno rivelato la fragilità post-conflitto e il controllo incerto del governo ad interim sui gruppi e le milizie ora inglobati nell’apparato statale. Israele, chiaramente preoccupato riguardo al nuovo governo della porta accanto composto (in parte) da ex jihadisti, ha condotto un attacco aereo nei pressi del palazzo presidenziale di Damasco dopo quelle violenze. L’ISIS ha perpetrato attacchi in Siria e minaccia di risorgere, come hanno scritto di recente Caroline Rose e Colin P. Clarke su Foreign Affairs (https://www.foreignaffairs.com/syria/return-isis). Ma questa settimana all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, dove i leader mondiali si sono riuniti, il presidente siriano ad interim Ahmed al-Sharaa ha “rubato la scena”, scrive The Economist. Quando mercoledì scorso si è rivolto all’organismo, è stato “il primo leader siriano a farlo in quasi 60 anni. L’uomo che un tempo aveva condotto la jihad contro le forze americane in Iraq era ora l’attrazione principale a New York”. Una stretta di mano “un po’ imbarazzante” tra Sharaa e David Petraeus, il generale statunitense in pensione e capo della CIA, figura di spicco negli anni della “guerra al terrore” americana, “sarebbe sembrata impensabile solo un anno fa”, scrive la rivista (https://www.economist.com/…/syrias-new-leader-makes-a…).
Nel suo discorso alle Nazioni Unite, Sharaa ha detto che la Siria rivendica il suo posto nella comunità globale (https://www.bbc.com/news/videos/cjw7yy5l37no). Ha ammonito pubblicamente che l’aggressione israeliana sta destabilizzando la Siria e minaccia di irritare gli alleati degli Stati Uniti nella regione (https://www.cbsnews.com/…/syria-president-ahmed-al…/). Tra gli altri punti in agenda, Sharaa vuole garantire la fine definitiva delle sanzioni internazionali contro il suo Paese.
Tratteggiandone il profilo sul New York Times, Ben Hubbard osserva che Sharaa si è assicurato il sostegno provvisorio degli Stati Uniti; Il presidente Donald Trump ha incontrato Sharaa a Riyadh a maggio e a fine giugno ha ordinato la revoca delle sanzioni americane sulla Siria. Anche l’UE ha revocato le sanzioni. Tuttavia, “le recenti violenze settarie hanno offuscato la reputazione [di Sharaa]”, scrive Hubbard. “Migliaia di persone sono state uccise in attacchi a cui, secondo le organizzazioni per i diritti umani e le Nazioni Unite, hanno partecipato le forze di sicurezza [di Sharaa]. Ha concentrato il potere nelle sue mani e in quelle dei deputati fedeli, sollevando preoccupazioni sul fatto che voglia davvero stabilire un governo che rappresenti tutte le diverse minoranze siriane o intenda diventare un nuovo strongman” (https://www.nytimes.com/…/syria-president-ahmed-al…).
The Economist si chiede se il nuovo favore nei confronti di Sharaa durerà. “Il rischio di ulteriori violenze [confessionali] rappresenta il rischio maggiore per la nuova e fiorente amicizia con l’America”, scrive la rivista. L’inviato statunitense Tom Barrack “è il più grande sostenitore di Sharaa a Washington, ma persino lui ammette che se si verificasse un’altra Suwayda (…) l’amore potrebbe svanire”.
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