di Danilo Di Matteo
Un maestro dell’antropologia filosofica come Helmuth Plessner coglieva nell’eccentricità la condizione propria di noi umani. Ed eccentrico vuol dire che non coincide con se stesso. L’etimologia del verbo esistere, del resto, corrisponde al latino exsistĕre, composto di ex- e sistĕre (“stare, fermarsi”): dove il prefisso indica una tendenza a scostarsi dalla propria posizione. È proprio nella tensione fra “assumere una posizione” e “scostarsi da essa” che si situa la nostra umanità.
Non a caso si può cogliere in Gesù – “vero Dio e vero uomo” – la più alta espressione dell’umanità; e non mancano coloro che ne descrivono la condizione con l’aggettivo queer (“strano”, “bizzarro”). La più elevata forma, forse, di eccentricità.
Ecco, Francesco è stato a parer mio un papa eccentrico. Gesuita che sposa fin nel nome la figura del Poverello d’Assisi; un pastore d’anime proveniente “dalla fine del mondo” che diviene Vescovo di Roma. Un uomo che insiste su una virtù tradizionalmente legata all’universo femminile come la tenerezza. E il suo posizionarsi nelle periferie geografiche e di vita. Accanto al vocabolo “periferia”, ne assumerei un altro per parlare di Francesco: margine.
E per provare a rendere al meglio il senso del margine e della marginalità, mi rifarei al racconto di Joseph Roth, e alla sua incantevole trasposizione cinematografica da parte di Ermanno Olmi, La leggenda del santo bevitore. Ecco, la matrice ebraica dello scrittore – si pensi alla figura e metafora dell’ebreo errante – contribuisce a comprendere la “vita ai margini” del santo bevitore, senzatetto insediato in una capitale del mondo come Parigi. E l’ubriacone finisce per scorgere nel volto di una bambina santa Teresa di Lisieux.
Sì, Francesco guarda agli ultimi, ai penultimi, ai “minimi”, sulle orme del Vangelo e, con ciò facendo, è attento ai bordi, ai margini: che si tratti della Mongolia o del carcere di Rebibbia.

Psichiatra, psicoterapeuta e studioso di filosofia con la passione per la politica. Si iscrisse alla Fgci pensando che il Pci fosse già socialdemocratico, rimanendo poi sempre eretico e allineato. Collabora con diversi periodici. Ha scritto “L’esilio della parola”. Il tema del silenzio nel pensiero di André Neher (Mimesis 2020), Psicosi, libertà e pensiero (Manni 2021), Quale faro per la sinistra? La sinistra italiana tra XX e XXI secolo (Guida 2022), le raccolte poetiche Nescio. Non so (Helicon 2024) e Ombre dell’infinito, figure del Sublime. “Voce di silenzio sottile” (Helicon 2024). È uno degli autori di Poesia e Filosofia. I domini contesi (a cura di Stefano Iori e Rosa Pierno, Gilgamesh 2021) e di Per un nuovo universalismo. L’apporto della religiosità alla cultura laica (a cura di Andrea Billau, Castelvecchi 2023).