di Alberto Bianchi
In un momento storico segnato da una crisi umanitaria devastante nella Striscia di Gaza, da tensioni geopolitiche crescenti in Europa e nel mondo e da una polarizzazione ideologica che rischia di paralizzare il dibattito pubblico, l’approvazione di una risoluzione unitaria del Parlamento italiano su Gaza – condivisa da maggioranza e opposizione – rappresenterebbe un’occasione rara e preziosa per riaffermare il ruolo della politica come strumento di mediazione, responsabilità e visione. Per questo motivo, assumerebbe un senso politico forte – morale e strategico – l’impegno dei riformisti affinché il PD e la sinistra votino a favore.
1-Una risoluzione che supera le divisioni e riafferma la centralità del Parlamento.
La proposta di una risoluzione unitaria su Gaza, che parta dal riconoscimento del pogrom del 7 ottobre 2023 e arrivi fino alla vicenda della Flotilla, sarebbe un tentativo necessario per ricomporre una narrazione condivisa su un tema che ha lacerato il dibattito politico italiano. In essa possono convivere: il riconoscimento – non unilaterale, bensì condizionato – dello Stato di Palestina a precise condizioni quali il rilascio degli ostaggi, lo smantellamento e disarmo totale di Hamas, nessun ruolo di rappresentanza e di governo per Hamas nel futuro assetto della Striscia di Gaza; la condanna della violenza e di ogni forma di terrorismo; una riflessione critica severa sull’uso e la strumentalizzazione politica dell’ambigua e pericolosissima Flotilla. Votare a favore significherebbe riconoscere che, al di là delle differenze e dello scontro politico, esiste uno spazio comune di responsabilità istituzionale.
2-La Flotilla: un’iniziativa ambigua, rischiosa e potenzialmente controproducente.
La Flotilla, per quanto presentata come missione umanitaria, si è rivelata un’iniziativa fortemente ambigua, con una carica pregiudiziale anti-israeliana che rischia di essere strumentalizzata da Hamas per sabotare ogni tentativo di dialogo. In particolare, la sua tempistica e la sua retorica sembrano funzionali a creare tensione e a delegittimare la proposta di pace Trump-Netanyahu, che – pur con tutti i suoi limiti – rappresenta uno dei pochi tentativi recenti di riaprire un canale negoziale. La Flotilla non ha contribuito alla de-escalation, ma ha alimentato una narrazione polarizzante, utile più alla propaganda che alla diplomazia.
3-La presenza dei parlamentari italiani: un errore politico e istituzionale.
La decisione di alcuni parlamentari italiani di salire a bordo della Flotilla è stata un gesto discutibile, che ha esposto le istituzioni italiane a un rischio di delegittimazione e di strumentalizzazione. In un contesto così delicato, la presenza di rappresentanti eletti su imbarcazioni che sfidano apertamente le autorità israeliane e che possono essere percepite come provocazioni non è solo imprudente: è politicamente irresponsabile. Non si tratta di negare il diritto alla solidarietà, ma di riconoscere che esistono forme più efficaci e meno divisive per esprimere vicinanza alla popolazione palestinese.
4-Il rischio dell’irrilevanza e della marginalizzazione
In questo contesto, dunque, i riformisti della sinistra – a partire dalle correnti e componenti interne più moderate del Partito Democratico e allargandosi anche a Italia Viva ed Azione – devono agire con determinazione e coraggio per evitare il rischio di essere schiacciati tra due polarità: da un lato, la radicalizzazione del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno fatto della causa palestinese una bandiera identitaria; dall’altro, il tentativo da destra – a cui non si sottrae neppure Giorgia Meloni – di usare Gaza per dividere il campo dell’opposizione progressista e di sinistra e mettere alla prova le sue contraddizioni. Un voto contrario o di astensione da parte del PD e della sinistra di opposizione avrebbe effetti a catena negativi anche per i riformisti, condannandoli all’irrilevanza, rafforzando le ali estreme e indebolendo la possibilità di una sinistra di governo.
5-Gaza è una questione estera che impone un esame severo alla nostra democrazia.
La tragedia di Gaza interroga la coscienza democratica dell’Italia, il nostro rapporto con il diritto internazionale, con i diritti umani, con la solidarietà e, conseguentemente, con tutte le iniziative che si muovono su questi terreni. Votare a favore della risoluzione significa riconoscere la complessità della guerra in corso nella Striscia di Gaza, senza cedere né alla retorica del martirio né alla criminalizzazione. Significa affermare che la politica estera deve essere guidata da principi, decisioni ed azioni politiche, non da gesti simbolici o da atti di protagonismo.
6-Un messaggio all’Europa e al mondo
Infine, un voto unitario su Gaza è anche un messaggio all’Europa e alla comunità internazionale. L’Italia può dimostrare che, nonostante le divisioni interne, è capace di esprimere una posizione equilibrata, fondata sul rispetto del diritto internazionale, sulla condanna di ogni forma di aggressione all’indipendenza, alla sovranità e all’esistenza di ogni popolo e nazione, sulla capacità di gestire responsabilmente e con determinazione i conflitti armati, sulla promozione della pace di fronte al grave disordine geopolitico in corso. I riformisti, con il loro voto favorevole, possono contribuire a costruire questa immagine, rafforzando il ruolo dell’Italia come attore credibile e responsabile.
Conclusione
In un tempo di crisi, il coraggio non consiste nel gridare più forte, ma nel costruire consenso. I riformisti della sinistra hanno oggi l’opportunità di dimostrare che la politica può ancora essere uno spazio di mediazione e di visione per una “sinistra ragionevole” e neo-riformista. Votare a favore della risoluzione unitaria su Gaza – dalla Palestina alla Flotilla – non significa rinunciare ai propri valori, ma affermarli nel luogo che più conta: il Parlamento.
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.