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Il nodo del sistema bipolarizzato

Pietro Giordano mercoledì 26 Novembre 2025
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di Pietro Giordano

Perché si torna a parlare di riforma elettorale mentre la sinistra resta contraria al premio di maggioranza

 

Il risultato delle regionali in Veneto, Campania e Puglia ha riaperto un dibattito mai davvero sopito: quello sulla legge elettorale. Nel centrodestra, l’idea di riformarla è tornata in cima all’agenda come necessità per assicurare stabilità. A sinistra, invece, prevale una posizione critica: l’ipotesi di un premio di maggioranza non convince, viene vista come una forzatura che altera la rappresentanza e rischia di favorire l’avversario.

Eppure, come sottolineano alcuni costituzionalisti, il quadro è più complicato della semplice contrapposizione destra-sinistra.

Stefano Ceccanti parte da un dato di fatto: l’Italia si è ricollocata in un sistema bipolarizzato rigido, plasmato dalle scelte dei leader.

Meloni rifiuta qualunque alleanza al di fuori del centrodestra; Schlein fa lo stesso sul fronte opposto. Non sono posizioni tattiche, ma identitarie.

E allora nasce la domanda: che cosa accade se il sistema politico diventa rigidamente bipolare e la legge elettorale resta in larga parte proporzionale?

Accade che il rischio di pareggio diventa strutturale, e che l’ingovernabilità non è un incidente ma una possibilità concreta.

Qui entra in gioco la posizione del centrosinistra.

Perché è contrario, nonostante riconosca anche lui il rischio di uno stallo?

  • Per motivi culturali: la tradizione della sinistra italiana, da decenni, diffida dei meccanismi maggioritari troppo spinti. La rappresentanza è un valore identitario, non negoziabile.
  • Per motivi politici: con un centrodestra oggi più forte e unito, la sinistra percepisce ogni riforma maggioritaria come un vantaggio all’avversario.
  • Per motivi strategici: un premio di maggioranza legato a una coalizione impone alleanze chiare prima del voto, mentre una parte significativa del campo progressista teme di restare schiacciata da una logica binaria che indebolisce le forze centriste.

Insomma, la sinistra non è contraria in astratto al tema della governabilità, ma è contraria a questa soluzione.

La contraddizione, però, resta: se nessuna delle due coalizioni è disposta a fare alleanze “esterne”, e se il sistema è per cinque ottavi proporzionale, un pareggio è un rischio per l’intero sistema democratico, non solo per il centrodestra.

Ceccanti ricorda a tutti la soluzione prospettata dalla Corte Costituzionale per evitare il pareggio e che prova a rispettare i limiti costituzionali:

  • premio di maggioranza con soglia minima del 40%;
  • tetto massimo del 55% dei seggi;
  • premio per la stessa coalizione in entrambe le Camere (per evitare maggioranze diverse)

Se nessuno arriva al 40% o i vincitori sono diversi, come ricorda Ceccanti: ad impossibilia nemo tenetur.

Una formula che cerca di bilanciare governabilità e rappresentatività.

Il timore politico è chiaro: se il centrodestra parte oggi favorito in molti territori, un premio nazionale potrebbe consolidare quel vantaggio.

Per questo la sinistra continua a ripetere che ogni riforma deve partire dal ripristino di un impianto proporzionale, che costringa i partiti a costruire alleanze dopo il voto, non prima.

In pratica, le due letture del sistema italiano sono speculari:

  • per la destra, il Paese è bipolare e va aiutato a decidere;
  • per la sinistra, l’Italia è plurale e va rappresentata.

Sul piano tecnico, un terreno comune ci sarebbe: tutti riconoscono che la legge attuale è incoerente.
Ma politicamente, questa legislatura ha esasperato lo scontro molto più di quanto abbia cercato compromessi.

Il risultato è che la riforma elettorale diventa l’ennesimo tema su cui le parti si parlano non per trovare una soluzione, ma per marcare un’identità.

Il vero tema, dunque, non è se la destra voglia blindare il proprio vantaggio o se la sinistra voglia evitare una sconfitta.

Il punto è stabilire che cosa l’Italia vuole dal proprio sistema elettorale: decidere chi governa la sera del voto, oppure rappresentare tutte le sfumature del suo pluralismo.

Finché non si scioglie questo nodo, ogni discussione si arenerà. E il rischio di paralisi resterà lì, come un’ombra sulla prossima legislatura.

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