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Il piano Trump per Gaza è una grande occasione per il Medio Oriente

Alessandro Maran mercoledì 1 Ottobre 2025
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di Alessandro Maran
Il presidente americano Donald Trump ha convinto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad accettare un piano per porre fine alla guerra di Gaza (https://www.thenationalnews.com/…/full-text-of-us-plan…/). Il piano prevede il ritiro graduale delle truppe israeliane, per poi affidare il governo di Gaza a un’autorità civile che comprenda un’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) riformata. Questo sempre che anche Hamas accetti il ​​piano: un grande punto interrogativo.
Ci sono differenze fondamentali tra il nuovo piano di Trump e i tentativi precedenti. Il nuovo accordo riprende un’idea avanzata all’inizio della guerra di Gaza: prevede che una forza internazionale di peacekeeping sorvegli Gaza durante il ritiro delle forze armate israeliane. Istituisce inoltre un nuovo “Consiglio per la Pace”, guidato dallo stesso Trump e che include l’ex primo ministro britannico Tony Blair, per guidare la riqualificazione economica e amministrativa di Gaza (l’idea di Trump di una nuova “riviera” con gli abitanti di Gaza sfollati è ormai un lontano ricordo).
Alcuni elementi deluderanno i partner di estrema destra della coalizione di Netanyahu. Innanzitutto, il piano impedisce a Israele di occupare o annettere Gaza. In secondo luogo, l’Autorità Nazionale Palestinese sarà coinvolta, anche se dovrà sottoporsi a un “programma di riforme” prima di partecipare alla governance di Gaza. Pur approvando tale piano, Netanyahu ha respinto verbalmente l’idea che l’Autorità Nazionale Palestinese governi Gaza, durante la sua apparizione alla Casa Bianca con Trump lunedì (“Gaza avrà un’amministrazione civile pacifica, gestita né da Hamas né dall’Autorità Nazionale Palestinese”, ha affermato il primo ministro israeliano: https://www.timesofisrael.com/the-closest-weve-ever-come…/). Quindi, quel “programma di riforme” è una componente importante ma indefinita. Tuttavia, il nuovo piano per Gaza è visto da alcuni analisti come una concessione significativa che Trump ha strappato a Netanyahu. Quanto alle modalità con cui ciò è avvenuto, l’editorialista del Financial Times Gideon Rachman scrive che il fallito tentativo di Israele di assassinare i leader politici di Hamas in Qatar, che ha irritato gli stati del Golfo, è stato un passo falso che ha accentuato l’isolamento internazionale di Israele e ha portato a questo accordo (https://www.ft.com/…/fd92a8da-57f9-46c1-a296-d02ef7277287).
The Economist scrive che Trump ha raggiunto “un traguardo sorprendentemente importante” convincendo Netanyahu ad accettare “un piano di cessate il fuoco che è stato approvato dai leader di molti paesi arabi e musulmani (…) Le grandi domande ora sono se i nichilisti di Hamas accetteranno una proposta che impone loro di cedere il potere e le armi, se Netanyahu è in grado di fronteggiare i suoi alleati estremisti e se Trump, che sarebbe presidente del consiglio per la ricostruzione di Gaza, è davvero pronto a impegnarsi nella svolta più difficile del mondo”. Donald Trump aspira a fare di Gaza e del Medio Oriente un luogo di “pace eterna” che forse è irraggiungibile, tuttavia, come riconosce la rivista “ha creato la migliore possibilità finora per porre fine a questa guerra” (https://www.economist.com/…/donald-trump-reaches-for…).
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