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La base di Trump si sta stancando. Forse.

Alessandro Maran mercoledì 4 Febbraio 2026
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di Alessandro Maran

 

Anche la base di Trump si sta stancando. Forse.
“Si stanno aprendo delle crepe nelle fondamenta della coalizione del presidente Donald Trump: gli elettori bianchi della classe operaia”, scrive l’editorialista di Bloomberg e analista politico senior della CNN Ronald Brownstein. “Da quando è emerso come leader del Partito Repubblicano nel 2016, la presa di Trump sugli elettori bianchi della classe operaia – spesso definiti come adulti bianchi senza una laurea quadriennale – è stata pressoché inespugnabile (…) Ma ora il vantaggio operaio di Trump si sta sgretolando”. “La ragione principale per cui la posizione di Trump si è erosa in questa fascia demografica è l’economia. Il nuovo sondaggio Fox ha rilevato che il 55% degli adulti bianchi della classe operaia disapprova la sua gestione dell’economia e il 59% gli ha attribuito un punteggio negativo per la gestione dell’inflazione”, prosegue Brownstein. “L’immigrazione, al contrario, è stata uno dei suoi cavalli di battaglia presso questi elettori, che hanno posizioni conservatrici su quasi tutte le questioni sociali. Ma anche qui, i dubbi stanno iniziando a insinuarsi. Sebbene continuino ad assegnare a Trump voti entusiasti per la gestione del confine, la loro valutazione sulla campagna di deportazione di massa si è raffreddata con l’aumentare dei violenti scontri con immigrati, cittadini statunitensi e manifestanti. Diversi sondaggi recenti hanno rilevato che la metà o più dei bianchi non laureati ritiene che le tattiche dell’amministrazione si siano spinte troppo oltre; in un sondaggio di YouGov della scorsa settimana, il gruppo di gran lunga più numeroso ha dichiarato che l’uccisione di Alex Pretti non era giustificata” (https://www.bloomberg.com/…/trump-support-from-white…).
Anche l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump, John Bolton (incriminato per reati legati a documenti classificati, per i quali si è dichiarato non colpevole) ha recentemente affermato al DER SPIEGEL che gli americani si stanno stancando del dominio di Trump sulla politica statunitense: “Ci sono persone che concordano con quello che sta facendo Trump, non c’è dubbio. Ma abbiamo superato il picco del trumpismo. Ora siamo in discesa. I Repubblicani al Congresso sono molto preoccupati per quello che succederà alle elezioni di medio termine del novembre 2026. Si può vedere il movimento MAGA frammentarsi. Si può vedere una rivolta all’interno del partito: il Partito Repubblicano dell’Indiana, ad esempio, si rifiuta di ridisegnare i distretti elettorali. Arriva un momento, nel secondo mandato di qualsiasi presidente, in cui la gente capisce che ormai è un’anatra zoppa” (https://www.spiegel.de/…/former-u-s-security-adviser…). Forse. Va detto, infatti, che anche se il gradimento di Trump è in calo — Pew lo attesta attualmente al 37% — i suoi sostenitori MAGA lo difendono con una costanza straordinaria.
Resta il fatto che, come scrive Ezra Klein del New York Times, la seconda amministrazione Trump si è lasciata travolgere da una serie crisi provocate da lei stessa. “La strategia dell’amministrazione Trump nell’ultimo anno è stata quella di muoversi così velocemente, di fare così tanto, che l’opposizione non è mai riuscita a trovare un equilibrio”, scrive Klein. “I media, l’opposizione, l’elettorato: possono concentrarsi solo su un certo numero di cose. Soverchia la loro capacità di attenzione e soverchierai la loro capacità di pensare, organizzarsi e opporsi. Ma quello che fai all’opposizione lo fai anche a te stesso. ‘È una strategia che ti costringe all’eccesso’, scrivevo l’anno scorso. ‘Per mantenere la zona inondata, devi continuare ad agire, a muoverti, a creare nuovi cicli di indignazione o paura. Finisci per sopraffare te stesso’. Ed è proprio quello che è successo”. Rinunciando alla richiesta di acquisire la Groenlandia e sostituendo il suo massimo funzionario per l’immigrazione in Minnesota, “Trump sembra cercare di correggere la rotta”, scrive Klein, “ma non ha né la disciplina né il personale per cambiare davvero la rotta della sua presidenza. Questa amministrazione è il riflesso di ciò che il presidente è e di ciò che vuole. Questa Casa Bianca non è afflitta da crisi. Questa Casa Bianca è la crisi” (https://www.nytimes.com/…/trump-minneapolis-power…).
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