di Alessandro Maran
La frenesia per l’intelligenza artificiale ha creato una bolla finanziaria destinata a scoppiare con conseguenze devastanti?
Jerry Kaplan, autore di bestsellers e imprenditore (attualmente insegna “Impatto sociale ed economico dell’Intelligenza Artificiale” a Stanford) scrive per Persuasion: “Innovazioni impreviste e bolle finanziarie vanno di pari passo come tuoni e fulmini. Le scoperte improvvise attirano l’attenzione degli imprenditori e gli investitori le seguono subito.” Il problema è che gli investimenti si accumulano prima che la tecnologia trovi i suoi utilizzi pratici. “La penicillina fu scoperta nel 1928”, scrive Kaplan, ma “non fu disponibile su prescrizione medica al grande pubblico fino al 1946, dopo che furono finalmente sviluppati metodi per la produzione di massa e la purificazione”.
Per Kaplan, il tempismo è fondamentale. Aziende e consumatori dovranno investire molto in prodotti di intelligenza artificiale, se si vuole che i rendimenti superino gli investimenti già consistenti, osserva Kaplan, suggerendo: “Più probabilmente, i benefici e i ricavi dell’intelligenza artificiale non si manifesteranno su una scala e in un arco temporale sufficienti a giustificare gli attuali livelli di investimento”. Un calo degli investimenti, piuttosto che un fallimento della tecnologia stessa, potrebbe far scoppiare la bolla. I titoli azionari legati all’intelligenza artificiale sono attualmente popolari tra i piccoli investitori individuali, ma il loro interesse potrebbe scemare. “La bolla di Internet è scoppiata [all’inizio degli anni 2000] non quando gli investitori si sono resi conto che i rendimenti erano lontani”, scrive Kaplan, “ma quando le banche d’investimento non hanno più potuto vendere azioni di società [di Internet] rischiose ai cosiddetti investitori al dettaglio, piccole e medie imprese che cercano di accumulare il loro gruzzolo per la pensione” (
https://www.persuasion.community/…/theres-an-ai-bubble…).
Riprendendo il ragionamento, l’investitore e presidente di Rockefeller International Ruchir Sharma scrive in un editoriale del
Financial Times che le condizioni finanziarie più ampie sono un aspetto da tenere d’occhio, poiché potrebbero smorzare l’appetito degli investitori e creare problemi all’improvviso ai titoli del settore dell’intelligenza artificiale. Sharma identifica quattro O come fattori critici per valutare una potenziale bolla di mercato: overvalutation, ovvero azioni quotate a un prezzo più alto di quanto i rendimenti futuri possano giustificare; over-ownership, ovvero troppi investitori che operano in modo troppo attivo e investono troppo denaro in azioni rilevanti; over-investment, ovvero un’elevata percentuale del PIL statunitense immobilizzata nel settore potenzialmente soggetto a bolla; e over-leverage, ovvero un indebitamento eccessivo da parte delle aziende del settore in questione, delle famiglie private o del governo.
La conclusione di Sharma: “A conti fatti, tutte e quattro le O suggeriscono, in varia misura, che l’IA sia una bolla, e che abbia raggiunto uno stadio avanzato. Tuttavia, la storia dimostra anche che non esiste un punto esatto in cui una bolla scoppia sotto il suo stesso peso. L’unico fattore scatenante costante di un crollo, risalente alle bolle ferroviarie del XIX secolo, è stato l’aumento dei tassi di interesse e l’inasprimento delle condizioni finanziarie. Quindi, sebbene siamo chiaramente in una bolla, questa potrebbe continuare a crescere finché il denaro che la gonfia non inizierà a prosciugarsi” (https://www.ft.com/…/ff72f64b-fc58-4f11-9b75-e30f99031936).
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
Correlati