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La denuncia di Mattarella: «Un’operazione contro il campo occidentale»

Alberto Colombelli martedì 30 Dicembre 2025
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di Alberto Colombelli

 

È stagione di bilanci.

Può essere interessante farlo sulle tendenze in corso, prescindendo da singole persone e da singoli fatti ma stando sulle idee che si stanno diffondendo.

“Grandi menti parlano di idee.

Menti mediocri parlano di fatti.

Menti piccole parlano di persone.”

(Eleanor Roosevelt)

L’anno 2025 ha segnato un punto di svolta, atteso ma probabilmente non fino a questo punto.

Se si vuole giungere a definire l’essenza di quanto accaduto e quotidianamente presentatosi in un crescendo senza sosta di fronte ai nostri occhi, possiamo distinguere innanzitutto tra contesto globale e quello domestico. 

A livello mondiale, l’assertività politica ha preso il sopravvento, senza controllo, tendendo progressivamente anche a riaccreditare chi ha subito sentenze di condanna da parte della giurisdizione internazionale e valutando i contesti senza più nemmeno distinguere tra aggrediti e aggressori. Così ora le rivendicazioni territoriali si estendono su aree fino allo scorso anno impensabili e questo anche da parte di democrazie liberali da sempre assunte come modello.

A livello nazionale, le diseguaglianze di ogni genere si sono accentuate, sul lato economico in termini di potere d’acquisto delle retribuzioni acuite da un’inequità fiscale che grava su una classe media che va sempre più assottigliandosi, sul lato del welfare con sempre meno servizi fino a poco tempo fa ritenuti essenziali a partire da quello sanitario, sul lato delle opportunità con una sempre maggiore discriminante rappresentata dalle condizioni di partenza nel determinare il percorso di vita che si può intraprendere e con conseguente perdita di attrattività del sistema Paese che così accentua ancor di più gli effetti già gravi prodotti dalla crisi demografica in atto.

Il discorso del Presidente della Repubblica la sera del 31 dicembre è sempre atteso perché offre un articolato quadro di contesto, indicando priorità di attenzione e traiettorie verso cui indirizzarsi, riaffermando valori e ideali a cui ispirarsi.

Nel 2025 il Presidente della Repubblica ha però più di sempre anticipato la sua visione, con interventi di grande rilevanza, in particolare nelle ultime settimane dell’anno, come a volerci accompagnare nella lettura di tutto quanto sta accadendo.

Tra questi di assoluto rilievo è quello pronunciato in occasione della XVIII Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori dItalia, di cui qui ci tengo a condividere un estratto significativo per il tipo di analisi che ci proponiamo.

“Alcuni commentatori sostengono che quelli attuali non siano tempi facili e siano perfino inadatti per la diplomazia e, dunque, per quanti la esercitano per vocazione e professione. 

Sono in errore.

È esattamente in tempi difficili che la diplomazia si trova a dispiegare una delle sue caratteristiche più preziose: la ricerca di percorsi per uscirne e di spazi di dialogo.

[…] Importanti traguardi, conseguiti dalla comunità internazionale a partire dalla seconda metà del secolo scorso, sono il risultato di un impegno di grande efficacia della cooperazione tra gli Stati, agevolato dalle istituzioni multilaterali, a cominciare dall’ONU, e dalla prassi diplomatica.

Grazie a tutto questo – non va dimenticato – nel mondo di oggi si vive più a lungo, si impara di più, si crea più innovazione e ricchezza; abbiamo visto sottrarre interi continenti a condizioni di grande arretratezza.

[…] È evidente che è in atto un’operazione, diretta contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni.

Non è possibile distrarsi e non sono consentiti errori.

La diplomazia è decisiva per la proiezione esterna dell’Italia, per la sua posizione nell’Europa integrata e nel mondo, e non soltanto per questi obiettivi.

Lo è perché il nostro Paese ha sempre saputo gestire in modo efficace il soft power di cui è portatore.

Vale ancora, in tempi in cui si afferma una visione dei rapporti internazionali, che da qualche parte si tende a ispirare alla brutalità?

L’epoca di transizione in cui ci troviamo presenta pericoli che dobbiamo saper tempestivamente riconoscere: a stagliarsi all’orizzonte c’è il rischio di un generale arretramento della civiltà.

La legalità internazionale è un bene comune efficace nel contrastare questo pericolo.

[Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della XVIII Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia, Roma, 15/12/2025]

È un intervento che entra in profondità sull’epoca storica in cui stiamo vivendo e sui rischi di cui è opportuno assumere piena consapevolezza.

Lo cito qui in quanto, se vogliamo individuare le tendenze in corso, la sua conclusione appare più che mai perentoria.

Parla di un generale arretramento della civiltà”.

Non so come avrebbe potuto dirlo in modo più chiaro.

Non so quale timore più grande si potrebbe avere.

Se questa è lessenza di quanto il 2025 ci lascia, lobiettivo del 2026 non può che essere quello di iniziare ad invertire questa tendenza.

Le generazioni che ci hanno preceduto hanno sempre portato progresso, la nostra è chiamata ora a sviluppare una visione che sia allaltezza della missione a cui ciascuno è nella Storia chiamato a contribuire, che è sempre stata quella di lasciare a chi verrà dopo un mondo migliore.

Dobbiamo iniziare a farlo. Insieme.

Buon 2026 a tutte e a tutti noi.

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