di Enrico Morando
Intervento al Congresso dell’Unione delle Camere Penali – Catania, 26 settembre 2025
C’è qualcosa di non convincente, di “artificiale“, nello scontro muro contro muro che è in atto tra maggioranza di governo e opposizione in tema di riforma per la separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante.
Entrambi gli schieramenti hanno fatto prevalere, a priori, l’esigenza di contrapposizione sulla ricerca di convergenze.
La contrapposizione tra chi governa in nome di un mandato ricevuto dagli elettori e chi si oppone nel tentativo di incarnare l’alternativa, è necessaria e fa bene alla democrazia… Ma questo non vale in materia di riforma costituzionale: qui, ad essere fisiologica e necessaria -a far bene alla democrazia-, è la consapevole ricerca della convergenza: le regole sono un patrimonio comune.
In questo caso, poi, la scelta deliberata per il muro contro muro è intervenuta tra due schieramenti che -in materia di giustizia- avevano saputo convergere nel 1999, approvando insieme l’articolo 111 della Costituzione, che introduce nella Carta il principio del giusto processo.
Non si dica che allora il clima dei rapporti tra centro sinistra e centro destra era migliore: nella seconda metà degli anni novanta del 900 la contrapposizione era anche più dura di quella attuale. Semplicemente: allora le leadership del centrosinistra, che governava, e del centrodestra, che si opponeva, ebbero la voglia e la capacità di distinguere nettamente il terreno del governo da quello delle regole costituzionali. Oggi, hanno invece scelto il muro contro muro.
Una scelta tanto più dannosa, per il Paese, perché la separazione delle carriere dei magistrati non solo non è in contrasto con la nostra Costituzione, ma crea le condizioni per dare attuazione all’articolo 111 sul giusto processo.
Non c’è contrasto con la Costituzione: non lo dico io, lo ha detto la Corte Costituzionale nel 2000, quando ha ammesso il primo referendum sulla separazione delle carriere. La Consulta, allora presieduta da un grande giurista di cultura liberalsocialista, Giuliano Vassalli, ammise il referendum sostenendo esplicitamente che distinzione delle funzioni o separazione delle carriere non violavano la Costituzione.
Lo stesso Vassalli, nel 1987, in una straordinaria intervista al Financial Times, aveva addirittura sostenuto puntualmente che “il concetto del sistema accusatorio è assolutamente incompatibile… con il nostro ordinamento giudiziario… Parlare di sistema accusatorio laddove il pm è un magistrato uguale al giudice, continuerà a far parte della stessa carriera, degli stessi ruoli, ad essere colleghi eccetera, è uno degli elementi che non rendono molto leale parlare di sistema accusatorio”.
Seduto su queste robuste spalle, posso quindi pacificamente sostenere che introdurre la separazione delle carriere serve a rimuovere uno dei “principi” che ostacolano il definitivo passaggio al sistema accusatorio; cioè al sistema previsto dall’articolo 111 della Costituzione, che abbiamo votato insieme, noi del centro sinistra e i parlamentari del centrodestra.
Anch’io -come altri parlamentari e dirigenti politici della mia parte- non condivido la soluzione del sorteggio…
Mi sembra -questa soluzione- un pericoloso cedimento nei confronti di una cultura politica che concede al populismo molto più del necessario.
Non è tuttavia ragionevole far derivare da questo giudizio critico una scelta di opposizione a tutta la riforma : la separazione delle carriere tra requirenti e giudicanti è strettamente legata al principio del giusto processo, che potrà trovare ora piena attuazione. Il sorteggio per i membri del CSM è una soluzione che non condivido, ma non ha il valore di un principio generale.
Un’opposizione positiva e coerente con il voto espresso sull’articolo 111 della Costituzione avrebbe dovuto sfidare la maggioranza parlamentare a non insistere sul sorteggio, in vista di un voto di larghissima maggioranza sulla separazione delle carriere.
Il Governo e la maggioranza si sarebbero in ogni caso chiusi a riccio? Può darsi, ma avrebbero così mostrato tutti i loro limiti… Pagando un caro prezzo politico.
Ora però siamo al dunque, al referendum popolare. E voglio essere chiaro: il consenso al principio generale della separazione delle carriere dovrà prevalere sul pur grave dissenso in materia di sorteggio per la composizione del CSM.

Presidente di Libertà Eguale. Viceministro dell’Economia nei governi Renzi e Gentiloni. Senatore dal 1994 al 2013, è stato leader della componente Liberal dei Ds, estensore del programma elettorale del Pd nel 2008 e coordinatore del Governo ombra. Ha scritto con Giorgio Tonini “L’Italia dei democratici”, edito da Marsilio (2013)