di Federica Olivo*
A Firenze assemblea di chi naviga in direzione contraria a Pd&co con la regia del costituzionalista e ex parlamentare dem Stefano Ceccanti. Da Augusto Barbera a Giovanni Pellegrino, da Anna Paola Concia a Enrico Morando: “Non è la rivincita di Berlusconi e non attua il piano di Gelli. Il capo della P2 voleva anche la riduzione dei parlamentari, ma nessuno lo ha accostato ai 5 stelle”
La separazione delle carriere è “una cosa di sinistra”. La convinzione è diffusa in larga parte della sinistra riformista, che ricorda i dibattiti della bicamerale D’Alema e quelli interni al Pci e ai suoi eredi negli ultimi decenni del ‘900. Questa sinistra, “la sinistra che vota sì”, si è riunita a Firenze, in un evento organizzato da Libertà eguale, associazione diretta dal costituzionalista ex parlamentare Pd Stefano Ceccanti e da Enrico Morando, già parlamentare e viceministro dell’Economia. Lontani da Roma, dal Partito democratico di Elly Schlein che spinge la campagna per il no al referendum, si alternano volti storici della sinistra italiana. Primo tra tutti Augusto Barbera, già presidente della Corte costituzionale nonché storico dirigente del Pci. Quella della separazione delle carriere, dice Barbera, “è una riforma liberale che per la sorte della storia è stata portata avanti, nell’ultimo tratto, da forze politiche che si richiamano a legge e ordine ma” i cui temi “invece appartengono ad un patrimonio della sinistra e del centrosinistra”. Insomma, è sbagliato prendere le distanze da un tema che un pezzo di sinistra ha accarezzato ben prima che a cavalcarlo fosse Silvio Berlusconi. Ed è al fondatore di Forza Italia che pensa Barbera quando dice ancora: “Non è la rivincita di Berlusconi, e non attua il disegno di Licio Gelli. Gelli prevedeva anche la riduzione del numero dei parlamentari ma nessuno ha detto ai 5 stelle che hanno portato avanti il disegno di Gelli”.
Per Anna Paola Concia, ex parlamentare del Partito democratico, “è naturale essere di sinistra e votare sì”. Non la pensa così lo stato maggiore del Pd, al quale Ceccanti manda a dire: “Noi per 25 anni abbiamo sostenuto la separazione delle carriere, non è che c’è la disciplina di partito sui referendum”. Ricorda Marco Pannella e le sue battaglie Benedetto Della Vedova, parlamentare di +Europa, unico componente dell’aspirante campo largo ad aver votato sì alla riforma in entrambi i passaggi parlamentari: “Questa riforma è stata fatta da una maggioranza manettara, una maggioranza sbagliata – dice – ma se le maggioranze giuste non l’hanno fatta, ora non voglio lasciarla nelle mani sbagliate”.
Enzo Bianco invita chi, di sinistra, è favorevole alla riforma ma non vuole esporsi a non “vedere il sì come un tradimento”. Claudia Mancina, già parlamentare del Pd e filosofa, ricorda che “la sinistra non è un monolite” e lancia una frecciatina a leader della Cgil: “Una persona dal noto equilibrio come Maurizio Landini – afferma – parla di attacco alla Costituzione. Ma la Costituzione stessa prevede di poter essere modificata”.
Giovanni Pellegrino, già senatore oltre che avvocato, sostiene che se l’opposizione invece di chiudersi a riccio avesse collaborato con la maggioranza, “alcuni aspetti, come il sorteggio, avrebbero potuto essere modificati”. Claudio Petruccioli, già dirigente del Pci, parte con una “testimonianza emotiva” nei confronti di Augusto Barbera. E poi attacca: “Il riformismo deve rivendicare piena dignità all’interno della sinistra. Altrimenti ci mettiamo sull’asse di Giuseppe Conte”. Schlein, che ha fatto da tempo la sua scelta di campo, è avvisata.
*Pubblicato su Huffington Post del 12 gennaio 2026
