di Alessandro Maran
Dunque, gli Stati Uniti hanno ufficialmente una nuova strategia in materia di politica estera e sicurezza nazionale che segna un’evoluzione significativa persino rispetto al primo mandato del presidente Donald Trump.
Giovedì scorso, Trump ha pubblicato la sua Strategia per la Sicurezza Nazionale (NSS) aggiornata. Si tratta di un documento ampio che spiega la visione generale dell’America sulle priorità della politica estera (
https://www.whitehouse.gov/…/2025-National-Security…).
“Dopo la fine della Guerra Fredda, le élite americane di politica estera si sono convinte che il dominio permanente americano sul mondo intero fosse nel migliore interesse del nostro Paese”, afferma la nuova NSS. “Tuttavia gli affari degli altri Paesi ci riguardano solo se le loro attività minacciano direttamente i nostri interessi”. Tra le lagnanze sugli alleati parassiti, la strategia di Trump esalta il “primato delle nazioni” nel sistema internazionale, respinge “le incursioni lesive della sovranità delle organizzazioni transnazionali più invadenti” e proclama: “Concentrarsi su tutto significa concentrarsi su nulla. Gli interessi fondamentali della sicurezza nazionale americana saranno il nostro obiettivo”.
“Questa NSS è un vero, doloroso e scioccante campanello d’allarme per l’Europa”, scrive Emily Harding del
CSIS | Center for Strategic & International Studies di Washington. “È un momento di profonda divergenza tra la visione che l’Europa ha di se stessa e la visione di Trump per l’Europa. Se l’Europa aveva qualche dubbio sul fatto che l’amministrazione Trump sia pienamente impegnata in una strategia dalle maniere forti, ora ne è certa. L’amministrazione chiede – esige, in realtà – che l’Europa controlli la propria parte del mondo e, soprattutto, che paghi di tasca propria” (
https://www.csis.org/…/national-security-strategy-good…).
Sempre al
CSIS, Max Bergmann osserva che questa strategia potrebbe significare la fine della NATO. Il documento di Trump avverte che l’Europa si trova di fronte a una “prospettiva reale e (…) cruda di cancellazione della civiltà” a causa delle “attività dell’Unione Europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà e la sovranità politica, delle politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creando conflitti, della censura della libertà di parola e della repressione dell’opposizione politica, del crollo dei tassi di natalità e della perdita di identità nazionali e di fiducia in se stessi”. Per Bergmann, la nuova strategia “cerca deliberatamente di far rivivere il nazionalismo europeo” e offre “un esplicito sostegno ai partiti nazionalisti di estrema destra” in Europa. Ciò contrasta con l’ordine liberale del secondo dopoguerra, di cui la NATO è un pilastro. La nuova NSS di Trump “potrebbe innescare una collisione importante e potenzialmente la fine dell’alleanza”, avverte Bergmann (
https://www.csis.org/anal…/nss-could-destroy-nato-alliance).
Secondo l’ex consigliere diplomatico dell’UE Zaki Laïdi, la nuova strategia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti rappresenta un deciso allontanamento dai valori universalisti che hanno guidato la politica estera degli Stati Uniti dal 1945 e la sua posizione nativista e antiliberale dovrebbe dissipare ogni illusione europea residua sullo stato attuale dell’alleanza transatlantica (
https://www.project-syndicate.org/…/trump-national…). Riflettendo sul nazionalismo stridente della nuova NSS di Trump in un editoriale per
Project Syndicate, Laïdi lo definisce una ricetta per “Make Europe White Again” (rendere l’Europa di nuovo bianca). Questa è un’osservazione sulla politica di Trump in materia di immigrazione, ma ha ripercussioni anche sulla strategia di sicurezza transatlantica. Dopotutto, il nuovo NSS di Trump ammonisce: “È più che plausibile che entro pochi decenni al massimo, alcuni membri della NATO diventino a maggioranza non europea. Pertanto, è una questione aperta se considereranno il loro posto nel mondo, o la loro alleanza con gli Stati Uniti, allo stesso modo di coloro che hanno firmato la carta della NATO”.
In risposta a tutto ciò, gli analisti europeisti raccomandano quasi all’unanimità che l’Europa si dia una mossa, e in fretta. In un editoriale per
The Guardian, Georg Riekeles e Varg Folkman dell’European Policy Centre scrivono: “Se gli Stati Uniti vogliono declassare la sicurezza dell’Europa, ciò dovrà avere un costo: la loro influenza nella regione dovrebbe seguire quella tendenza” (
https://www.theguardian.com/…/trump-doctrine-europe-us…).
Su
The Economist, Mark Leonard dell’European Council on Foreign Relations (
ECFR) osserva: “Molti leader europei si trovano in difficoltà. Si trovano a dipendere dalle garanzie di sicurezza di un presidente americano che sostiene i partiti politici che rappresentano la maggiore minaccia alla loro stessa sopravvivenza politica. Diplomazia abile, aumento della spesa per la difesa e adulazione hanno finora evitato una catastrofe in Ucraina. Ma i leader europei, concentrandosi sulle emergenze politiche a breve termine alimentate dalla Casa Bianca, perdono di vista una sfida MAGA più profonda e a lungo termine: quella ideologica”. Di fronte alla dura critica di Trump alla politica e alle società pluraliste, scrive Leonard, i centristi europei devono trovare un modo per “ricostruire il sostegno nelle comunità che si sono a lungo sentite abbandonate e trovare risposte a problemi che sono stati a lungo lasciati inasprire. Se ci riusciranno, Trump non sarà solo un petardo populista. Sarà anche un catalizzatore per una nuova politica europea centrista” (
https://www.economist.com/…/its-time-europe-got-to…).
Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.
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